sabato 12 ottobre 2013

INTERVISTA A RICHARD DREYFUSS: "HOLLYWOOD SENZA IDEE..."

Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 11 ottobre 2013)

Sul set di “Caserta Palace Dream”, il cortometraggio diretto da James McTeigue e prodotto da Pasta Garofalo, gli occhi sono tutti puntati su di lui. Ed è inevitabile, perché Richard Dreyfuss è uno tra gli attori-simbolo di una stagione indimenticabile del cinema americano, quella della New Hollywood negli anni Settanta, quando l’interprete originario di Brooklyn inanellava, uno dopo l’altro, ruoli da protagonista in film mitici come “American Graffiti” (1973) di George Lucas, “Lo squalo” (1975) e “Incontri ravvicinati del terzo tipo” (1977) di Steven Spielberg o quel “Goodbye amore mio!” (1977) di Herbert Ross per il quale ottenne l’Oscar come miglior protagonista.
Nel corto di McTeigue, girato in questi giorni nella Reggia di Caserta, Dreyfuss interpreta Luigi Vanvitelli, l’architetto che, su commissione di Carlo di Borbone, progettò l’edificio nel 1751. Con lui, recitano Kasia Smutniak e Valerio Mastandrea, la regina Maria Amalia di Sassonia e re Carlo, con Ennio Fantastichini, Nicola Nocella e Malika Ayane in ruoli secondari. La storia va dal 1751 attraverso l’Ottocento, il 1930, il 1945 fino al 2013, col fantasma di Maria a fare da genius loci oltre i confini del tempo.
Dreyfuss, com’è stato coinvolto nel progetto?
“Sono stato contattato dal regista e mi ha affascinato il fatto che io stesso, molto tempo prima, avessi scritto una storia simile, basata su un amore capace di trascendere lo scorrere del tempo. In quanto a Vanvitelli, non lo conoscevo, così come non conoscevo la Reggia di Caserta. Ma, proprio in questo periodo, sto leggendo molti libri su un gruppo di intellettuali europei dell’epoca, i cameralisti, con i quali Vanvitelli ebbe molto in comune. Della Reggia ignoravo persino che fosse stata utilizzata da Lucas per “Star Wars”, ma mi affascinava questa storia legata alla sua edificazione”.
Lei è un simbolo vivente del cinema americano degli anni Settanta. Com’è oggi Hollywood rispetto ad allora?
“Oggi comandano i soldi e c’è minore libertà espressiva, mentre allora si puntava sulla creatività e sulla voglia di collaborare. All’epoca, si partiva dalle storie e dai personaggi, mentre oggi contano gli effetti speciali. Inoltre, strumenti come twitter hanno ridotto la capacità dei più giovani di confrontarsi con la complessità e ciò si vede anche nei film. A un giovane attore, insomma, oggi direi di fare un altro mestiere”.
Ma sempre più registi e attori hollywoodiani lavorano in serie tv di qualità proprio per la maggiore libertà creativa. Lei che ne pensa?
“In effetti, nelle serie tv che si producono alla Hbo c’è più libertà e voglia di sperimentare rispetto ai prodotti industriali medi hollywoodiani. Il centro della questione, però, non è dire liberamente le parolacce in tv, oppure mostrare sesso esplicito. Noi non abbiamo fatto battaglie da giovani per ottenere questo, ma per far sì che il cinema e la televisione riuscissero a raccontare i problemi della vita reale. E, purtroppo, oggi questo non accade nemmeno nelle serie televisive”.
Sembra che non le piaccia molto la piega che il mondo ha preso in questi anni.
“Viviamo in un’epoca di incertezze, nella quale non riusciamo più a ragionare sul medio-lungo periodo. Veniamo dopo Freud, Einstein, Marx e Darwin, che hanno sgretolato le certezze millenarie dell’uomo. E, oggi più che mai, il due per cento di ricchi continua a dominare il mondo a discapito dell’altro novantotto per cento. Negli Stati Uniti se ne sta accorgendo anche un centrista come Obama, nonostante abbia la maggior parte del Paese dalla sua parte: a ostacolarne l’azione, infatti, è proprio quel due per cento”.
La sua vita è stata ricca di alti e bassi, come poche altre a Hollywood. Che cosa prova quando la ripercorre con la mente?
“A me è sempre piaciuto più diventare una star del cinema piuttosto che esserlo davvero. Posso definirmi un cacciatore, perché ho sempre inseguito le cose che mi interessavano, prima perdendole e poi riconquistandole, vincendo, poi perdendo, poi vincendo di nuovo. E se fossi stato diverso mi sarei annoiato terribilmente”.
Che cosa c’è nel suo immediato futuro?
“Non dirigerò mai un film. Invece, ho finito di recitare da poco in “Cas & Dylan”, il debutto alla regia di Jason Priestley. Ma, soprattutto, ho appena terminato il mio primo romanzo, “Appomattox”, come il luogo dell’ultima battaglia della Guerra civile americana. Non svelo la trama, ma ci sarà un lieto fine, perché oggi c’è bisogno più che mai di veri happy end”.
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L’embrione di “Caserta Palace Dream”, il nuovo cortometraggio d’autore prodotto da Pasta Garofalo nell’ambito del progetto pluriennale “Garofalo firma il cinema”, si celava nella mente e nel cuore di James McTeigue fin da quando, nel 2000, lavorò come primo assistente di George Lucas sul set campano di “Star Wars episodio 2 – L’attacco dei cloni” e s’innamorò della Reggia di Caserta, che ospitò le riprese com’era già successo tre anni prima per il precedente episodio della celeberrima saga fantascientifica.
Così, già dopo i primi contatti col vulcanico direttore commerciale della Garofalo, Emidio Mansi (la mente dietro i progetti cinematografici della storica azienda di Gragnano), e con Benedetto Condreas dell’agenzia di comunicazione PesceRosso (che per il pastificio gragnanese cura l’ormai consolidato format cinéphile), l’idea di ambientare la sesta produzione firmata Garofalo per la prima volta fuori Napoli, ma all’interno di un sito storico-monumentale tra i più conosciuti al mondo, ha avuto la meglio su tutte le altre. “Quando mi hanno chiesto di dirigere questo corto in Campania – racconta McTeigue in una pausa delle riprese che si sono concluse ieri sera nel parco della Reggia – sono immediatamente andato indietro con la memoria a quando, anni fa, ero stato qui per lavorare con Lucas. Da allora, infatti, avevo il desiderio di fare un film che sapesse mostrare questo luogo incredibile, progettato da un architetto straordinario come Vanvitelli, la cui musa ispiratrice era la moglie del re Carlo III, cioè Maria. E da questo mio desiderio è nata l’idea di raccontare la Reggia attraverso una storia d’amore senza tempo, che potesse attraversare epoche storiche differenti e giungere fino a oggi. Su questo spunto, poi, abbiamo deciso di utilizzare Maria come una sorta di presenza fantasmatica capace di pervadere ancora oggi quegli stessi spazi”.
Ad attrarre il regista di “V. per Vendetta” e “The Raven”, però, è stato anche un altro elemento, lo stesso che a suo tempo convinse un maestro del cinema come Terry Gilliam, che per Garofalo ha girato il corto “The Wholly Family”, poi premiato addirittura con il prestigioso European Film Award. “Mi è stata offerta – conclude McTeigue – un’opportunità unica, che per l’industria di Hollywood è sempre più una rarità: la possibilità, cioè, di scrivere, realizzare e dirigere un film con la più completa libertà artistica, grazie a un’azienda davvero visionaria come Pasta Garofalo”. “Caserta Palace Dream” – interpretato da Richard Dreyfuss, Kasia Smutniak, Valerio Mastandrea, Ennio Fantastichini, Nicola Nocella e Malika Ayane – sarà pronto entro la fine dell’anno, ma Garofalo lo lancerà nel corso del 2014 e, dopo l’Efa conquistato con Gilliam, stavolta punterà direttamente all’Oscar 2015.

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