mercoledì 30 marzo 2011
martedì 29 marzo 2011
lunedì 28 marzo 2011
SMASCHERATA LA TRUFFA DELLA FINTA TERREMOTATA
Siamo arrivati, ormai, al punto di non ritorno della propaganda berlusconiana: la finta terremotata - in realtà, un'attrice pagata - che interviene durante una trasmissione popolare (per quel che riguarda il target di riferimento) come Forum - naturalmente, in onda su una rete Mediaset - per tessere le lodi dell'azione governativa a favore delle vittime del sisma dell'Aquila. Per fortuna, stavolta la tele-truffa è stata smascherata, ma chissà in quante altre occasioni questo subdolo marketing virale è andato a segno senza che nessuno se ne accorgesse. E pensare che c'è ancora qualcuno che non capisce come il Berluska sia riuscito a cambiare la testa degli italiani da trent'anni a questa parte... (d.d.p.)
domenica 27 marzo 2011
ARRIVANO I TAMARRI! LA NUOVA FRONTIERA DELLA TRASH TV
Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 27 marzo 2011)
(Il Mattino - 27 marzo 2011)
Chissà cosa ne pensa Tony Tammaro, che tra fine anni Ottanta e inizio Novanta sdoganò la figura antropologica del tamarro grazie ai suoi show radiofonici di successo e a hit immortali come Patrizia, Torregaveta o, appunto, Il rock dei tamarri. Certo è che oggi, soprattutto dopo il clamoroso boom mediatico di Checco Zalone (nome d'arte di Luca Medici, coniato dall'espressione barese "Che cozzalone!", cioè "Che tamarro!"), i truzzi o coatti o burini o tamarri sembrano diventati davvero la nuova frontiera dell'intrattenimento catodico (estremamente) popolare.
Su questa scia si colloca Tam
arreide, la nuova docu-fiction che andrà in onda a giugno in prima serata su Italia Uno e che è in corso di realizzazione in queste settimane lungo la Penisola. Prodotto da MadDoll per Endemol e condotto dalla bionda Fiammetta Cicogna, lo show è imperniato sulle (dis)avventure di otto autentici tamarroni, quattro ragazzi e quattro ragazze, in viaggio attraverso l'Italia a bordo di un mega-camper "attamarrato" che fa loro da casa e da mezzo di locomozione, tra interni rosa shocking o leopardati e accessori non propriamente sobri. Lo spunto di partenza di Tamarreide - che, per inciso, porta lo stesso titolo di un libro della napoletana Floriana Tursi, edito quale mese fa da Boopen Led (Tamarreide. Un tamarro è per sempre; 100 pagine, 10 euro) - deriva dal reality show di Mtv Jersey Shore, che dopo il clamoroso successo statunitense va in onda anche in Italia: lì, però, gli otto rozzi personaggi (peraltro italo-americani) danno il meglio di sé su una spiaggia assolata, mentre in questo caso i protagonisti sono filmati mentre viaggiano da Roma a Napoli e Capri, da Firenze a Lido di Camaiore, fino a Torino e Milano, alla ricerca dei loro simili. Nelle intenzioni degli autori, l'approccio diretto e naif degli otto coatti servirà anche per mettere alla berlina, naturalmente dal loro punto di vista, i vizi e le virtù del Belpaese.
Del "tamarr-cast", ancora non rivelato ufficialmente, fanno parte la bionda cubista Christiane, l'esuberante Marika (autoproclamatasi "la Megan Fox italiana"), la dj Ketty (laureata in sociologia e, per questo, soprannominata dagli amici "la filosofa tamarra"); e ancora, tra gli altri, tali Angelica, Manuel, Claudio. Il loro viaggio è iniziato il 15 marzo a Roma, mentre all'inizio della settimana sono stati in giro per il centro di Napoli a cantare 'O sole mio assieme a tamarri partenopei conosciuti in loco, prima di recarsi a Capri dove hanno messo a soqquadro la celebre piazzetta con la loro sola presenza. In questi giorni, infine, il viaggio è proseguito a Firenze, dove hanno visitato anche palazzo della Signoria e gli Uffizi, con esiti inimmaginabili. L'itinerario tamarro si concluderà tra un paio di settimane a Milano ma, dal momento della messa in onda a giugno, il pubblico vorrà certamente osservare, durante le varie puntate, anche le interazioni tra gli otto personaggi, con la probabile nascita di amori e le inevitabili turbolenze dovute alla vicinanza forzata in stile Grande Fratello. Ad aumentare l'eccentricità del tutto contribuirà l'approccio snob (con tanto di naturale erre moscia) della conduttrice Fiammetta Cicogna, proveniente da un altro bizzarro show di Italia Uno come Wild - Oltrenatura. Sarà lei, infatti, a interagire con i tamarri e a spiegare agli spettatori i "comandamenti" della loro originale "filosofia di vita".
Su questa scia si colloca Tam
arreide, la nuova docu-fiction che andrà in onda a giugno in prima serata su Italia Uno e che è in corso di realizzazione in queste settimane lungo la Penisola. Prodotto da MadDoll per Endemol e condotto dalla bionda Fiammetta Cicogna, lo show è imperniato sulle (dis)avventure di otto autentici tamarroni, quattro ragazzi e quattro ragazze, in viaggio attraverso l'Italia a bordo di un mega-camper "attamarrato" che fa loro da casa e da mezzo di locomozione, tra interni rosa shocking o leopardati e accessori non propriamente sobri. Lo spunto di partenza di Tamarreide - che, per inciso, porta lo stesso titolo di un libro della napoletana Floriana Tursi, edito quale mese fa da Boopen Led (Tamarreide. Un tamarro è per sempre; 100 pagine, 10 euro) - deriva dal reality show di Mtv Jersey Shore, che dopo il clamoroso successo statunitense va in onda anche in Italia: lì, però, gli otto rozzi personaggi (peraltro italo-americani) danno il meglio di sé su una spiaggia assolata, mentre in questo caso i protagonisti sono filmati mentre viaggiano da Roma a Napoli e Capri, da Firenze a Lido di Camaiore, fino a Torino e Milano, alla ricerca dei loro simili. Nelle intenzioni degli autori, l'approccio diretto e naif degli otto coatti servirà anche per mettere alla berlina, naturalmente dal loro punto di vista, i vizi e le virtù del Belpaese.Del "tamarr-cast", ancora non rivelato ufficialmente, fanno parte la bionda cubista Christiane, l'esuberante Marika (autoproclamatasi "la Megan Fox italiana"), la dj Ketty (laureata in sociologia e, per questo, soprannominata dagli amici "la filosofa tamarra"); e ancora, tra gli altri, tali Angelica, Manuel, Claudio. Il loro viaggio è iniziato il 15 marzo a Roma, mentre all'inizio della settimana sono stati in giro per il centro di Napoli a cantare 'O sole mio assieme a tamarri partenopei conosciuti in loco, prima di recarsi a Capri dove hanno messo a soqquadro la celebre piazzetta con la loro sola presenza. In questi giorni, infine, il viaggio è proseguito a Firenze, dove hanno visitato anche palazzo della Signoria e gli Uffizi, con esiti inimmaginabili. L'itinerario tamarro si concluderà tra un paio di settimane a Milano ma, dal momento della messa in onda a giugno, il pubblico vorrà certamente osservare, durante le varie puntate, anche le interazioni tra gli otto personaggi, con la probabile nascita di amori e le inevitabili turbolenze dovute alla vicinanza forzata in stile Grande Fratello. Ad aumentare l'eccentricità del tutto contribuirà l'approccio snob (con tanto di naturale erre moscia) della conduttrice Fiammetta Cicogna, proveniente da un altro bizzarro show di Italia Uno come Wild - Oltrenatura. Sarà lei, infatti, a interagire con i tamarri e a spiegare agli spettatori i "comandamenti" della loro originale "filosofia di vita".

sabato 26 marzo 2011
I NUOVI MOSTRI: "LA MEGAN FOX ITALIANA"
Di Diego Del Pozzo
In attesa di vederla all'opera nella nuova docu-fiction trash che approderà prossimamente nella prima serata di Italia Uno (lo show s'intitola Tamarreide: domani un mio articolo sul quotidiano Il Mattino), può essere molto istruttivo dare un'occhiata al video presente qui sotto, tratto da una puntata del 2009 del programma Rai La vita in diretta. Protagonista dell'allucinante servizio è tale Marika Baldini, cubista romana molto amata dai tifosi della "Maggica" e autoproclamatasi "la Megan Fox italiana".
L'esuberante Marika - inserita, appunto, nel cast di Tamarreide - è un esempio perfetto di come tre decenni di televisione commerciale abbiano modificato per sempre la testa di almeno due generazioni di ragazze italiane, trasformandole (si spera con qualche eccezione) in perfette veline-escort già pronte per l'uso, perennemente alla ricerca del politico settantenne o dell'impresario maneggione che le aiuti a "fare carriera".
Per quanto è illuminante, il video merita di essere guardato senza ulteriori commenti.
Buona visione (si fa per dire...)!
L'esuberante Marika - inserita, appunto, nel cast di Tamarreide - è un esempio perfetto di come tre decenni di televisione commerciale abbiano modificato per sempre la testa di almeno due generazioni di ragazze italiane, trasformandole (si spera con qualche eccezione) in perfette veline-escort già pronte per l'uso, perennemente alla ricerca del politico settantenne o dell'impresario maneggione che le aiuti a "fare carriera".
Per quanto è illuminante, il video merita di essere guardato senza ulteriori commenti.
Buona visione (si fa per dire...)!
venerdì 25 marzo 2011
INTERVISTA ESCLUSIVA ALL'ASSISTENTE DI KUBRICK
Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 25 marzo 2011)
(Il Mattino - 25 marzo 2011)
Quello tra Stanley Kubrick ed Emilio D'Alessandro è stato un rapporto profondo, sviluppatosi fin dal 1970, quando l'allora trentenne autista fuggito dieci anni prima da Cassino a Londra per evitare il servizio militare iniziò a lavorare per il già celebre regista durante le riprese di Arancia meccanica. Da quel momento, D'Alessandro è rimasto accanto a Kubrick quasi ogni giorno dei successivi trent'anni, fino al
momento della scomparsa avvenuta il 7 marzo 1999 al termine della lavorazione di Eyes Wide Shut. E, in tutti questi anni, gli ha fatto da indispensabile assistente personale tuttofare, offrendogli però soprattutto il conforto di un'amicizia sincera, peraltro pienamente ricambiata dal grande cineasta americano inglese d'adozione. Stasera (alle 20.30), Emilio D'Alessandro sarà al Mav, il Museo Archeologico Virtuale di Ercolano diretto da Ciro Cacciola, per introdurre la proiezione proprio di Arancia meccanica e per raccontare il Kubrick pubblico e privato nell'ambito di Carta Kubrick, l'interessante esposizione curata da Emanuele Donadio e formata da oltre 400 pezzi inediti tra locandine, manifesti, libri, foto, riviste e altri materiali promozionali dei film di un cineasta davvero unico e inimitabile.
Per D'Alessandro, che oggi ha settant'anni ed è tornato a vivere in campagna vicino alla sua Cassino, quella di Kubrick resta ancora una presenza costante. "Ogni anno - racconta - mi reco a deporre un fiore sulla sua tomba, perché per me è stato un amico indimenticabile. Anzi, da un certo punto di vista posso dire che è stato persino più importante di mio padre".
Le sue parole smentiscono decisamente l'immagine pubblica di un Kubrick chiuso, solitario, geloso della propria privacy.
"Perché con gli amici e i familiari era molto diverso: gentile, pieno di attenzioni, leale. E, poi, agli amici veri non teneva segreto nulla, neppure sul suo lavoro. Ricordo, per esempio, quando una volta mi chiese di portare tutta la famiglia sul blindatissimo set di Shining, per farci assistere alle riprese della scena del ragazzo inseguito nel labirinto da Jack Nicholson armato di accetta. "Vi divertirete", ci disse ridendo".
Come lo conobbe?
"Veramente, fu lui a conoscere me, perché mi fece contattare per fargli da autista dopo aver letto alcuni articoli sui miei trascorsi da pilota. Io per un paio di mesi non mi resi nemmeno conto di chi fosse quel signore famoso per il quale stavo lavorando. La prima volta che ci parlammo, durante quello che fu un vero e proprio colloquio di lavoro, mi chiese a che velocità massima guidavo, perché da uomo prudente e meticoloso qual era non amava correre rischi in auto".
Poi, nel corso degli anni, tra di voi si è sviluppata una vera e propria amicizia.
"Ha capito che di me si poteva fidare e, pian piano, mi ha fatto avvicinare sempre di più a lui e al suo mondo. Sono stato un buon amico e un assistente sempre presente. Quando a metà anni Novanta gli comunicai che avevo deciso di tornare a vivere in Italia, lui mi chiese di pazientare ancora un po', perché aveva bisogno di una mano per Eyes Wide Shut, che poi sarebbe stato il suo ultimo film. In quella pellicola, tra l'altro, Kubrick mi ha concesso un piccolo cameo: sono l'edicolante dal quale Tom Cruise compra il giornale. Ho accettato con entusiasmo, anche perché lui ti chiedeva le cose sempre con grande dolcezza".
Dove si trovava il giorno della scomparsa del regista?
"Ero passato da lui alle dieci del mattino, per lasciargli la posta sotto la porta, come facevo sempre. Nel primo pomeriggio lo aspettavo allo studio, dove avrebbe dovuto visionare i materiali di Eyes Wide Shut. Purtroppo, però, alle quattro mi arrivò quella maledetta telefonata del produttore Jan Harlan, che mi comunicava la terribile notizia. E' bello, comunque, che i suoi film sopravvivano per sempre e che gli si continuino a dedicare iniziative intelligenti e originali come questa di Ercolano".
Qual è il suo film kubrickiano preferito?
"Mi sono sempre piaciuti molto Spartacus e Barry Lyndon. Di quest'ultimo, in particolare, amo le location irlandesi, che mi ricordano i dintorni della mia Cassino".
Ma, in definitiva, chi è per lei Stanley Kubrick?
"Un grandissimo amico, che mi ha certamente cambiato la vita in meglio. Come regista, poi, credo che non ci sarà mai più nessuno come lui".
momento della scomparsa avvenuta il 7 marzo 1999 al termine della lavorazione di Eyes Wide Shut. E, in tutti questi anni, gli ha fatto da indispensabile assistente personale tuttofare, offrendogli però soprattutto il conforto di un'amicizia sincera, peraltro pienamente ricambiata dal grande cineasta americano inglese d'adozione. Stasera (alle 20.30), Emilio D'Alessandro sarà al Mav, il Museo Archeologico Virtuale di Ercolano diretto da Ciro Cacciola, per introdurre la proiezione proprio di Arancia meccanica e per raccontare il Kubrick pubblico e privato nell'ambito di Carta Kubrick, l'interessante esposizione curata da Emanuele Donadio e formata da oltre 400 pezzi inediti tra locandine, manifesti, libri, foto, riviste e altri materiali promozionali dei film di un cineasta davvero unico e inimitabile.Per D'Alessandro, che oggi ha settant'anni ed è tornato a vivere in campagna vicino alla sua Cassino, quella di Kubrick resta ancora una presenza costante. "Ogni anno - racconta - mi reco a deporre un fiore sulla sua tomba, perché per me è stato un amico indimenticabile. Anzi, da un certo punto di vista posso dire che è stato persino più importante di mio padre".
Le sue parole smentiscono decisamente l'immagine pubblica di un Kubrick chiuso, solitario, geloso della propria privacy.
"Perché con gli amici e i familiari era molto diverso: gentile, pieno di attenzioni, leale. E, poi, agli amici veri non teneva segreto nulla, neppure sul suo lavoro. Ricordo, per esempio, quando una volta mi chiese di portare tutta la famiglia sul blindatissimo set di Shining, per farci assistere alle riprese della scena del ragazzo inseguito nel labirinto da Jack Nicholson armato di accetta. "Vi divertirete", ci disse ridendo".
Come lo conobbe?
"Veramente, fu lui a conoscere me, perché mi fece contattare per fargli da autista dopo aver letto alcuni articoli sui miei trascorsi da pilota. Io per un paio di mesi non mi resi nemmeno conto di chi fosse quel signore famoso per il quale stavo lavorando. La prima volta che ci parlammo, durante quello che fu un vero e proprio colloquio di lavoro, mi chiese a che velocità massima guidavo, perché da uomo prudente e meticoloso qual era non amava correre rischi in auto".
Poi, nel corso degli anni, tra di voi si è sviluppata una vera e propria amicizia.
"Ha capito che di me si poteva fidare e, pian piano, mi ha fatto avvicinare sempre di più a lui e al suo mondo. Sono stato un buon amico e un assistente sempre presente. Quando a metà anni Novanta gli comunicai che avevo deciso di tornare a vivere in Italia, lui mi chiese di pazientare ancora un po', perché aveva bisogno di una mano per Eyes Wide Shut, che poi sarebbe stato il suo ultimo film. In quella pellicola, tra l'altro, Kubrick mi ha concesso un piccolo cameo: sono l'edicolante dal quale Tom Cruise compra il giornale. Ho accettato con entusiasmo, anche perché lui ti chiedeva le cose sempre con grande dolcezza".
Dove si trovava il giorno della scomparsa del regista?
"Ero passato da lui alle dieci del mattino, per lasciargli la posta sotto la porta, come facevo sempre. Nel primo pomeriggio lo aspettavo allo studio, dove avrebbe dovuto visionare i materiali di Eyes Wide Shut. Purtroppo, però, alle quattro mi arrivò quella maledetta telefonata del produttore Jan Harlan, che mi comunicava la terribile notizia. E' bello, comunque, che i suoi film sopravvivano per sempre e che gli si continuino a dedicare iniziative intelligenti e originali come questa di Ercolano".
Qual è il suo film kubrickiano preferito?
"Mi sono sempre piaciuti molto Spartacus e Barry Lyndon. Di quest'ultimo, in particolare, amo le location irlandesi, che mi ricordano i dintorni della mia Cassino".
Ma, in definitiva, chi è per lei Stanley Kubrick?
"Un grandissimo amico, che mi ha certamente cambiato la vita in meglio. Come regista, poi, credo che non ci sarà mai più nessuno come lui".
martedì 22 marzo 2011
domenica 20 marzo 2011
GRANDE SUCCESSO PER "NESSUNO MI PUO' GIUDICARE"
Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 19 marzo 2011)
(Il Mattino - 19 marzo 2011)
A cavallo della festività nazionale per i 150 anni dell'Unità d'Italia, gli spettatori delle sale cinematografiche hanno premiato con convinzione la commedia sentimentale Nessuno mi può giudicare, esordio alla regia di Massimiliano Bruno e primo ruolo da protagonista per Paola Cortellesi sul grande schermo. Il film interpretato anche da Raoul Bova e Rocco Papaleo, infatti, è stato il più visto durante il giorno festivo infrasettimanale, a ulteriore conferma del recuperato appeal della commedia all'italiana nei confronti di un pubblico che è tornato ad apprezzarne caratteri, situazioni e capacità di scandagliare - più o meno bonariamente - la realtà circostante.
E ieri il regista Bruno e i protagonisti Cortellesi, Bova e Papaleo hanno presentato la pellicola agli spettatori napoletani, prima delle proiezioni serali nei multicinema Med The Space e Happy, raccogliendo il caloroso applauso di un pubblico che ha gradito le vicissitudini dolce-amare dell'imbranata Alice, il personaggio di Paola Cortellesi, costretta a lavorare come escort per pagare un debito che avrebbe potuto portarla in prigione e farle perdere la custodia del figlio. La protagonista, trasferitasi nel popolare rione romano del Quarticciolo, si trova impelagata in una problematica storia d'amore col coatto progressista interpretato da Raoul Bova, mentre intorno a loro si muovono personaggi colorati ed eccessivi come il rozzo reazionario portiere col volto di Rocco Papaleo, l'altra escort Eva (Anna Foglietta) e i chiassosi vicini interpretati da Greg e Lucia Ocone. "Questo film - spiega il regista Massimiliano Bruno - nasce dalla mia voglia di fare cinema con Paola, rinsaldando la nostra collaborazione teatrale che va avanti da quindici anni. Scrivere per lei un ruolo da protagonista cinematografica, infatti, è stata una vera e propria gioia".
Prodotto da Fulvio e Federica Lucisano per IIF e distribuito in quasi 500 copie da 01 Distribution, Nessuno mi può giudicare - che nasce da un soggetto di Fausto Brizzi (e si vede) - ha permesso anche a Raoul Bova di misurarsi nuovamente con la commedia. "Mi fa piacere - sottolinea Bova - che anche in Italia ci sia più spazio per commedie basate sugli attori a tutto tondo e non più soltanto sui comici; come avviene a Hollywood, d'altra parte, dove divi come De Niro possono passare da Taxi Driver a Ti presento i miei senza contraccolpi". Dopo aver evidenziato come lo spunto di partenza del film, quello delle escort, sia precedente all'attualità di questi mesi, il regista e sceneggiatore Massimiliano Bruno, però, ci tiene a ricordare l'appena scomparso Enzo Cannavale nella sua città: "Lo conoscevo molto bene e ne ho sempre apprezzato le doti e la professionalità. Tra l'altro, ricordo con affetto di aver visto assieme a lui la partita dell'ultimo scudetto della Roma, mentre entrambi lavoravamo nella fiction Non ho l'età, scritta da me e ottimamente interpretata da lui".
Prodotto da Fulvio e Federica Lucisano per IIF e distribuito in quasi 500 copie da 01 Distribution, Nessuno mi può giudicare - che nasce da un soggetto di Fausto Brizzi (e si vede) - ha permesso anche a Raoul Bova di misurarsi nuovamente con la commedia. "Mi fa piacere - sottolinea Bova - che anche in Italia ci sia più spazio per commedie basate sugli attori a tutto tondo e non più soltanto sui comici; come avviene a Hollywood, d'altra parte, dove divi come De Niro possono passare da Taxi Driver a Ti presento i miei senza contraccolpi". Dopo aver evidenziato come lo spunto di partenza del film, quello delle escort, sia precedente all'attualità di questi mesi, il regista e sceneggiatore Massimiliano Bruno, però, ci tiene a ricordare l'appena scomparso Enzo Cannavale nella sua città: "Lo conoscevo molto bene e ne ho sempre apprezzato le doti e la professionalità. Tra l'altro, ricordo con affetto di aver visto assieme a lui la partita dell'ultimo scudetto della Roma, mentre entrambi lavoravamo nella fiction Non ho l'età, scritta da me e ottimamente interpretata da lui".
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