lunedì 22 novembre 2010

ALESSANDRO SIANI ALL'ANTEPRIMA DI "CAPRI HOLLYWOOD"

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venerdì 19 novembre 2010

A NAPOLI UN EVENTO CULTURALE SUL RISORGIMENTO

Di Diego Del Pozzo

Mentre Noi credevamo di Mario Martone (nella foto, una scena del film) fa segnare l'incasso medio più elevato dello scorso week-end cinematografico - 4.288 euro per sala (per totali 124.356), contro i 2.974 euro della commedia Maschi contro femmine - e si dimostra più forte di chi ha voluto distribuirlo in sole trenta copie (che, per fortuna, da oggi diventano cinquantacinque), anche l'Università degli Studi di Napoli "Federico II" celebra il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia, con Visioni e revisioni del Risorgimento nel cinema italiano (1905-2010), una lunga rassegna di cinema e storia che è stata inaugurata ieri pomeriggio e andrà avanti fino al 7 aprile del prossimo anno. L'interessante iniziativa culturale, curata da Massimo Cattaneo e Marcella Marmo e organizzata dal Dipartimento di Discipline Storiche "Ettore Lepore" assieme al Centro Interdipartimentale per la Storia delle Società Rurali, al Dottorato in Storia e all'Accademia di Belle Arti di Napoli, propone un intenso calendario di appuntamenti con film italiani che, dal muto a oggi, hanno riletto l'epopea risorgimentale da differenti punti di vista. A corredo delle proiezioni, il programma offre anche tavole rotonde, presentazioni librarie, incontri con gli autori. "Dai cortometraggi muti che portavano nelle prime sale all'inizio del Novecento un Risorgimento di eroi, fino al film di Martone appena uscito e dedicato alle sofferenti biografie di patrioti delusi, il cinema italiano - sottolineano i curatori Cattaneo e Marmo - ha ripercorso la vicenda fondante dell'unificazione con una ricca produzione di fiction, di volta in volta contemporanea allo svolgersi della storia nazionale e alle complesse vie della memoria sociale".
L'appuntamento inaugurale di ieri pomeriggio è stato dedicato alla presentazione del libro di Pietro Cavallo Viva l'Italia. Storia, cinema e identità nazionale (1932-1962) edito da Liguori. A introdurre il volume, assieme all'autore, sono intervenuti gli storici Marcella Marmo, Andrea Graziosi e Pasquale Iaccio. La manifestazione proseguirà, poi, dal 1 al 3 dicembre presso la biblioteca della Società di Storia patria (nel Maschio Angioino), con una tre giorni su Il Risorgimento inquieto di Luchino Visconti. Il Gattopardo e Senso dal testo letterario al film, con proiezioni dei due capolavori viscontiani e dibattiti con specialisti come Giulio Ferroni, Marina Mayrhofer, Paolo Macry e Guido D'Agostino. Dal 9 al 16 dicembre, quindi, la Facoltà di Giurisprudenza della "Federico II" ospiterà il mini-ciclo Dal cinema muto al Ventennio al centenario dell'Unità: il Risorgimento tra celebrazione e propaganda, con visioni di classici come La presa di Roma di Filoteo Alberini o 1860 di Alessandro Blasetti e interventi di Mario Franco, Vincenzo Esposito, Renata De Lorenzo, Giovanni Muto.
Col nuovo anno, la rassegna riprenderà ospitando i registi Antonietta De Lillo (della quale, il 13 gennaio, si vedrà Il resto di niente), Lamberto Lambertini (27 gennaio, Fuoco su di me), Paolo e Vittorio Taviani (3 febbraio, Allonsanfan) per riflettere sulle rivoluzioni precedenti al Risorgimento. Nelle settimane successive, tutti i giovedì dal 17 febbraio al 24 marzo, saranno proiettati film (sempre introdotti da storici ed esperti) su Risorgimento e Mezzogiorno tra utopie e realtà, da Bronte di Florestano Vancini fino a Il brigante di Tacca di Lupo di Pietro Germi. Seguirà un approfondimento sul brigantaggio, il 30 e 31 marzo, con tavola rotonda coordinata da Marcella Marmo e Giuseppe Civile e proiezione de Li chiamarono… briganti di Pasquale Squitieri. In conclusione, il 7 aprile 2011, Mario Martone interverrà a una tavola rotonda dedicata proprio al suo film Noi credevamo.

giovedì 18 novembre 2010

A NAPOLI, VISIONI E REVISIONI DEL RISORGIMENTO

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CAMUS-PASOLINI: INTERVISTA A STANISLAS NORDEY

Di Diego Del Pozzo

Grazie alla sua storica versione teatrale di Bestia da stile, messa in scena nel 1992 nella sezione "Off" del Festival di Avignone, Stanislas Nordey ha il merito di aver fatto scoprire alla Francia il Pier Paolo Pasolini autore teatrale, fino ad allora mai rappresentato sui palcoscenici dell'Esagono, dov'era conosciuto e ammirato soprattutto come poeta e cineasta. Da allora, il teatro pasoliniano ha accompagnato l'intera carriera di Nordey, quarantacinquenne attore e regista premiato, negli anni, con riconoscimenti teatrali prestigiosi come il Laurence Olivier Award e il premio Georges Lerminier del Syndicat de la Critique. Nordey (qui nella foto), reduce dalla regia teatrale de I giusti di Albert Camus, è intervenuto alle Giornate Camus-Pasolini, organizzate a Napoli dall'Istituto francese Grenoble, con le Università Federico II, L'Orientale, Paris 3 e Amiens, la Fondazione Banco di Napoli, la Cineteca di Bologna (per il Fondo Pasolini) e Sofia. In particolare, ha partecipato alla giornata inaugurale della manifestazione, dedicata al tema Mettere in scena Camus e Pasolini, del quale ha discusso con Maurizio Scaparro, Orlando Cinque e Laura Angiulli.
Cosa hanno in comune, dunque, il teatro di Camus e quello di Pasolini?
"Ben poco, perché perseguono fini differenti, pur rifacendosi entrambi alla tragedia antica. Pasolini rivendica le difficoltà del suo linguaggio teatrale, mentre Camus riesce ad abbinare facile e difficile. Più in generale, invece, entrambi sono sempre stati considerati degli eclettici, se visti dall'esterno, per aver frequentato regolarmente linguaggi artistici diversi. In realtà, tutti e due hanno saputo declinare le proprie ossessioni in forme differenti, abbinando spesso saggio e narrazione con rara efficacia".
Negli anni, il teatro pasoliniano ha fatto quasi da bussola al suo percorso artistico.
"Ho iniziato proprio con lui, mettendo in scena Bestia da stile nel 1992. Poi, sono seguiti Calderon, Pilade, Porcile e il ruolo da attore in Orgia: insomma, ho lavorato su cinque dei sei testi teatrali di Pasolini. Ma non è solo questo, perché ho basato la mia stessa estetica sul suo manifesto teatrale, portandone le indicazioni sulla scena francese e contribuendo, in qualche modo, alla ridefinizione dei ruoli di attori e regista secondo le modernissime intuizioni pasoliniane. Nel corso degli anni, quindi, ho orientato le mie scelte artistiche basandomi sul suo linguaggio e ho sempre utilizzato Pasolini come parametro di riferimento anche quando mi sono confrontato con testi di altri autori".
Cosa la colpisce di più dell'opera pasoliniana?
"Certamente la sua straordinaria capacità di abbinare forza poetica e analisi politica. Tra i suoi tanti aspetti differenti, comunque, io preferisco il Pasolini poeta. Amo molto, però, anche il suo cinema. In particolare, un film come Salò, inconoscibile e controverso a ogni nuova visione".
Dopo la regia de I giusti di Camus, che le è valso il premio Georges Lerminier, ha in programma un ritorno a Pasolini?
"In effetti sì, perché ho in mente di fare qualcosa da Petrolio, uno tra i suoi testi più dirompenti. Però, sto lavorando anche a una versione de La metamorfosi di Kafka e alla commedia Trovarsi di Pirandello".
Dopo gli incontri ospitati dal Grenoble e dedicati al teatro e al cinema dei due autori, le Giornate Camus-Pasolini si concludono oggi (a partire dalle 9.30), a Palazzo Giusso dell'Orientale (largo San Giovanni Maggiore, 30), con la tavola rotonda Il mito e la tragedia.
Ps: Una versione più breve di questa intervista è stata pubblicata ieri sul quotidiano Il Mattino.

martedì 16 novembre 2010

UN INTERESSANTE ARTICOLO SUGLI ZOMBIE IN TV

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domenica 14 novembre 2010

CINEMA: NON HANNO CREDUTO IN "NOI CREDEVAMO"

Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 13 novembre 2010)

Continua a far discutere la scelta della Rai, attraverso il marchio 01 Distribution, di limitare l'uscita nei cinema di Noi credevamo di Mario Martone a sole trenta copie in tutta Italia, nonostante il successo di pubblico e critica ottenuto dal film alla Mostra di Venezia, accompagnato anche da quelle polemiche che - a pochi mesi dall'anniversario dei centocinquant'anni dell'Unità nazionale - avrebbero potuto creare attorno alla sanguigna e problematica rilettura martoniana del Risorgimento un caso mediatico.
Così, però, non è stato; e dunque, anche venerdì sera, durante la presentazione napoletana al multicinema Modernissimo, i tanti attori presenti in sala hanno colto l'occasione per far sentire la propria voce a sostegno di un progetto nel quale tutti loro hanno, evidentemente, creduto molto. "Forse qualcuno non voleva dare troppo spazio a questo film - spiega, per esempio, Renato Carpentieri, che interpreta Carlo Poerio - per come indaga lungo alcune direttrici interrotte del Risorgimento italiano e per come, in maniera estremamente contemporanea, fa capire ai giovani che, a volte, ribellarsi è giusto". Gli fa eco anche Enzo Salomone (che nel film è il marchese Pica): "Evidentemente, non potendo censurarlo hanno pensato di limitarne al massimo la diffusione. In più, va anche considerato che, probabilmente, in Rai avranno pensato pure a non danneggiare il presumibile passaggio televisivo della versione lunga, che potrebbe avvenire l'anno prossimo in occasione del centocinquantenario dell'Unità: così, meno persone vedono il film al cinema e più audience ci sarà allora".
Assieme a Carpentieri e Salomone, hanno salutato il folto pubblico presente al Modernissimo anche gli altri attori Antonio Pennarella, Antonello Cossia, Salvatore Cantalupo, Marco Mario De Notaris, Danilo Rovani, Maria Scorza e l'aiuto regista Raffaele Di Florio. E proprio Pennarella individua un nuovo, possibile sbocco per aumentare la diffusione del film: "Per me, dovrebbe essere mostrato ai ragazzi delle scuole, per fargli conoscere il Risorgimento anche da un altro punto di vista. Nel film, infatti, c'è un forte intento didattico, nel senso più alto del termine, proprio come nei capolavori storici che realizzò Roberto Rossellini per la televisione. A me, per esempio, ha ricordato molto proprio il Luigi XIV rosselliniano". Salvatore Cantalupo, da parte sua, è più drastico: "Il film di Martone riapre questioni ancora irrisolte e fa riflettere su temi che, storicamente, si è invece sempre preferito mettere a tacere: è questa, probabilmente, la sua colpa".
Kolossal costato non più di sei milioni di euro, Noi credevamo riunisce, assieme agli attori presenti ieri al Modernissimo, alcuni tra gli interpreti migliori del panorama cinematografico italiano: Luigi Lo Cascio, Valerio Binasco, Francesca Inaudi, Toni Servillo, Luca Zingaretti, Luca Barbareschi, Anna Bonaiuto, Andrea Renzi, Roberto De Francesco. "In un periodo nel quale - aggiunge Antonio Pennarella - gli attori di professione sono sempre più danneggiati da quelli presi dalla strada, fa piacere che un autore sensibile e intelligente come Mario Martone si sia affidato a veri professionisti anche solo per poche battute". E sulla questione della distribuzione zoppicante dice la sua, da Milano, anche Toni Servillo, che nel film è un Giuseppe Mazzini dalle mille sfaccettature: "Mi auguro che le trenta copie di Noi credevamo facciano il loro dovere e il tutto esaurito nelle sale, spettacolo per spettacolo. Però, c'è amarezza se si pensa che vengono distribuite in centinaia di copie pellicole delle quali non andare particolarmente fieri".

giovedì 11 novembre 2010

RAOUL BOVA TRA I VANZINA E SCAMPIA

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martedì 9 novembre 2010

UNA RASSEGNA SUL CINEMA CECO E SLOVACCO DI OGGI

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