giovedì 6 ottobre 2011

LA NAPOLI MITOLOGICA DI LUGLIO & GRAGNANIELLO

Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 6 ottobre 2011)

Radici di Carlo Luglio (qui sotto, una scena) con Enzo Gragnaniello viene proiettato nell’ambito di Venezia a Napoli: il cinema esteso alle 20.30 al Martos Metropolitan, seguito da un concerto dello stesso Gragnaniello con i Sud Express (ingresso a 5 euro per l’intera serata).
Luglio, da quali esigenze nasce questo film?
“Dal desiderio di valorizzare un’altra Napoli, quella del mito e della storia, capace di attraversare i millenni come un’entità viva. Per farlo, mi è sembrata perfetta la guida musicale di un interprete sanguigno e quasi sciamanico come Gragnaniello, in grado di interpretare le svariate anime delle nostre radici: quella lunare, quella solare e quella popolare”.
Come ha strutturato questo viaggio cine-musicale?
“Come una sorta di itinerario ondivago, nel quale Toni Cercola ha il ruolo di un bizzarro e trasognato Virgilio, che fa da guida al viandante Gragnaniello in luoghi dell’anima come l’Antro della Sibilla a Cuma, il Castello di Baia, la Casina vanvitelliana del Fusaro, la Solfatara, il Tempio di Mercurio, la Piscina Mirabilis, l’Arenile di Bagnoli, i Quartieri spagnoli, il Maschio Angioino. Così, attraverso una serie di incontri con altri artisti e con questi luoghi senza tempo, lo spettatore sente riaffiorare il meglio della tradizione musicale e iconografica partenopea”.
Nel film c’è spazio anche per la Napoli più quotidiana?
“Ci sono tante sequenze a casa di Gragnaniello e in studio di registrazione, mentre lui esegue alcuni brani con i Sud Express. E, assieme alla direttrice della fotografia Francesca Amitrano, ho elaborato differenti toni e colori per differenziare queste parti da quelle più “magico-mitologiche”, quasi virate nel giallo millenario del tufo”.
Il resto del programma odierno di Venezia a Napoli propone al cinema La Perla, dalle 19.30, il documentario Tahrir 2011 sulle rivolte egiziane di pochi mesi fa e, alle 21.30, Summer Games di Rolando Colla con Antonio Merone (presente in sala); al Modernissimo, alle 20.30, il film spagnolo Eva di Kike Maillo; al Pierrot alle 21 Cose dell’altro mondo di Francesco Patierno.

BYE BYE STEVE JOBS (1955-2011) AND THANK YOU FOR ALL...


Ecco, qui di seguito, il testo integrale del "mitico" discorso pronunciato da Steve Jobs alla Stanford University di Palo Alto il 12 giugno 2005.

"Sono onorato di essere qui con voi oggi, nel giorno della vostra laurea presso una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A dir la verità, questa è l’occasione in cui mi sono di più avvicinato a un conferimento di titolo accademico. Oggi voglio raccontarvi tre episodi della mia vita. Tutto qui, nulla di speciale. Solo tre storie.
La prima storia parla di “unire i puntini”. Ho abbandonato gli studi al Reed College dopo sei mesi, ma vi sono rimasto come imbucato per altri diciotto mesi, prima di lasciarlo definitivamente. Allora perché ho smesso? Tutto è cominciato prima che io nascessi. La mia madre biologica era laureanda ma ragazza-madre, decise perciò di darmi in adozione. Desiderava ardentemente che io fossi adottato da laureati, così tutto fu approntato affinché ciò avvenisse alla mia nascita da parte di un avvocato e di sua moglie. All’ultimo minuto, appena nato, questi ultimi decisero che avrebbero preferito una femminuccia. Così quelli che poi sarebbero diventati i miei “veri” genitori, che allora si trovavano in una lista d’attesa per l’adozione, furono chiamati nel bel mezzo della notte e venne chiesto loro: “Abbiamo un bimbo, un maschietto, ‘non previsto’; volete adottarlo?”. Risposero: “Certamente”. La mia madre biologica venne a sapere successivamente che mia mamma non aveva mai ottenuto la laurea e che mio padre non si era mai diplomato: per questo si rifiutò di firmare i documenti definitivi per l’adozione. Tornò sulla sua decisione solo qualche mese dopo, quando i miei genitori adottivi le promisero che un giorno sarei andato all’università. Infine, diciassette anni dopo ci andai. Ingenuamente scelsi un’università che era costosa quanto Stanford, così tutti i risparmi dei miei genitori sarebbero stati spesi per la mia istruzione accademica. Dopo sei mesi, non riuscivo a comprenderne il valore: non avevo idea di cosa avrei fatto nella mia vita e non avevo idea di come l’università mi avrebbe aiutato a scoprirlo. Inoltre, come ho detto, stavo spendendo i soldi che i miei genitori avevano risparmiato per tutta la vita, così decisi di abbandonare, avendo fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Ok, ero piuttosto terrorizzato all’epoca, ma guardandomi indietro credo sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’istante in cui abbandonai potei smettere di assistere alle lezioni obbligatorie e cominciai a seguire quelle che mi sembravano interessanti.

mercoledì 5 ottobre 2011

PIETRO MARCELLO E IL CINEMA DI ARTAVADZ PELESJAN

Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 5 ottobre 2011)

Il taglio fortemente culturale di Venezia a Napoli: il cinema esteso, la rassegna gratuita organizzata dal Comune di Napoli e dalla Biennale di Venezia fino a venerdì, trova la sua declinazione ideale nella programmazione prevista dalle 18 al cinema Astra di via Mezzocannone, dove Enrico Ghezzi introduce la filmografia, ancora misconosciuta in Occidente, di una leggenda vivente del cinema mondiale come il settantatreenne regista armeno Artavadz Pelesjan. Dopo oltre tre ore di suoi corti e mediometraggi di rara bellezza, il programma dell’Astra si conclude, alle 22, con la proiezione del cine-ritratto Il silenzio di Pelesjan, realizzato dal cineasta casertano Pietro Marcello (qui nella foto), l’autore di Il passaggio della linea e La bocca del lupo.
Da quale esigenza nasce, Marcello, il suo film-omaggio a questo maestro del cinema internazionale?
“Dall’esigenza intima di fare un film sul cinema che più mi piace, quello russo; e poi dalla voglia di divulgare i lavori di un cineasta straordinario. Così, ho provato a raccontare la memoria delle sue opere, ma anche quella del rapporto tra l’uomo e il cinema, con la sua vita, il suo pensiero, le sue emozioni: c’è tanta vita, infatti, nel cinema di Pelesjan”.
Come definirebbe il suo film?
“Né una biografia né un saggio, ma il semplice resoconto di un’impresa, cioè quella di essere riuscito nell’atto di filmare, per la prima volta dopo trent’anni, uno tra i maestri del cinema mondiale. Artavazd Pelesjan, infatti, è rimasto sconosciuto in Occidente fino al 1983, quando il celebre critico francese Serge Daney riuscì ad avvicinarlo e a diffonderne i film in Europa”.
Quali sono le caratteristiche del cinema di Pelesjan?
“Proprio Daney ne diede una definizione bellissima: “Lo scopo di Pelesjan è quello di captare la cardiografia emozionale e sociale del proprio tempo”. Il suo cinema, infatti, ha un’intensità rara e, al tempo stesso, si propone come campo di sperimentazione accurata di quello che lui ha teorizzato come “montaggio a distanza”, derivante dalla lezione di Ejzenstejn e Vertov ma che, al tempo stesso, congiura contro i loro principi teorici”.
Lei alterna riprese realizzate a Mosca con Pelesjan a immagini tratte dai suoi film e a spezzoni d’archivio. Come ha costruito l’alternanza tra queste due linee di racconto?
“Ho provato anch’io a rifarmi ai principi del “montaggio a distanza”, da intendersi come iperbole sperimentale e messa in opera piena e intensa di un montaggio interiore. In particolare, ho tentato di mettere insieme una visione lirica del suo mondo seguendo due direttrici: la narrazione costruita a partire dall’incontro a Mosca, con Pelesjan (qui, in una scena del documentario) che resta in silenzio per l’intero film; e il reperimento dei frammenti delle sue opere e di materiali inediti che lo ritraggono in momenti eccezionali della sua vita, quasi come se fossero cellule filmiche vibranti, capaci di restituire il senso stesso delle sue opere. E ho trovato frammenti straordinari: tra questi, mi piace segnalare alcune sequenze dell’esame di diploma al Vgik, il prestigioso Istituto Panrusso di Cinematografia di Mosca, di fronte a una commissione che schierava, tra gli altri, registi del calibro di Shukshin e Medvedkin”.
Il viaggio in Russia le è stato utile anche in vista di un suo prossimo film?
“In effetti sì, perché sto pensando di dedicarmi, l’anno prossimo, a un film di finzione, storico e in costume. Per raccontare il contemporaneo, infatti, non ho bisogno della finzione, perché il documentario va più in profondità”.
Il programma odierno di Venezia a Napoli propone anche alle 17.30 al Pan l’appuntamento conclusivo dell’interessante retrospettiva Orizzonti - Cinema italiano di ricerca 1960-1978, curata da Enrico Magrelli (Il potere di Augusto Tretti); e alle 20.30 al Filangieri il film a episodi Scossa di Ugo Gregoretti, Carlo Lizzani, Francesco Maselli e Nino Russo.

martedì 4 ottobre 2011

A NAPOLI NASCE UN'ASSOCIAZIONE PER IL CINEMA INDIE

Di Diego Del Pozzo

Oggi pomeriggio, al cinema Astra di via Mezzocannone a Napoli, è in programma l’assemblea costitutiva di Indinapolicinema, un’associazione nata per le attività di sviluppo, realizzazione e diffusione del cinema indipendente partenopeo, con l’ambizioso obiettivo di aggregare registi, autori, documentaristi, attori, tecnici in modo da renderli parte di un soggetto unico che sia più forte sul proprio territorio di riferimento, naturalmente anche nel rapporto con gli enti locali. Al primo punto del decalogo di Indinapolicinema, infatti, c’è la richiesta alla Regione Campania di una legge regionale a sostegno del cinema indipendente, come già avviene in altre regioni italiane.
Presidente della neonata associazione è stato nominato il regista Maurizio Fiume, col filmaker Antonio Vladimir Marino come segretario e la direttrice della fotografia di Là-Bas Francesca Amitrano come vice-presidente. Tra gli aderenti ci sono anche i registi Guido Lombardi, Carlo Luglio, Marcello Sannino; i responsabili della scuola di cinema Pigrecoemme, la Lega delle Cooperative della Campania. “Abbiamo deciso di dotarci - spiega Fiume - anche di un codice etico, del quale si occuperà un regista italiano indipendente come Daniele Gaglianone. La nuova legge regionale dovrebbe regolare i bandi, garantire una gestione trasparente dei fondi e prevedere incentivi fiscali e contributivi. Inoltre, ci proponiamo di creare una rete affinché le creatività possano incontrarsi e lavorare a un nuovo modello produttivo, organizzativo e, soprattutto, distributivo, con un nucleo di sale digitali che sappiano dare spazio al cinema indipendente”.
Tra i progetti di Indinapolicinema c’è anche l’apertura, entro i primi mesi del prossimo anno, di una casa del cinema che possa fare da punto di riferimento per coloro che fanno, studiano e vedono cinema a Napoli, sul modello del Kino di Roma.

lunedì 3 ottobre 2011

INTERVISTA A GIUSEPPE TORNATORE...

Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 3 ottobre 2011)

In attesa di iniziare le riprese del suo nuovo film, il misterioso The Best Offer che comincerà a girare tra qualche mese per poi dedicarsi nel 2013 all’attesissimo kolossal internazionale Leningrad, Giuseppe Tornatore (nella foto, al lavoro sul set) presenta stasera, al teatro Manzoni di Milano, il cortometraggio istituzionale che ha realizzato nei mesi scorsi per la catena di supermercati lombarda Esselunga. Si tratta di un nuovo esempio di regia pubblicitaria d’autore, firmata da un cineasta che, negli anni, ha frequentato con una certa regolarità anche questo campo.
Sabato sera, intanto, il regista siciliano è stato premiato a Procida come “Complice d’autore”, nell’ambito della venticinquesima edizione dello storico premio letterario Elsa Morante - Isola d’Arturo.
Un riconoscimento, Tornatore, che rappresenta un’ulteriore conferma della solidità del rapporto che lei ha con la Campania?
“Effettivamente, da uomo del Sud mi sento molto legato a Napoli e alla Campania, che certamente erano presenti anche nei sogni incubati da ragazzo in quella dimensione di provincia isolana che ha indubbiamente contribuito a farli crescere e maturare dentro di me e, poi, a trasformarli in progetti artistici concreti”.
E, da isolano, avrà gradito ancora di più un premio consegnatole proprio su un’isola come Procida, peraltro estremamente cinematografica al pari della sua Sicilia.
“Procida è un luogo incantevole e la serata di sabato è stata magnifica, soprattutto per la straordinaria fiducia nella forza della scrittura che quasi si percepiva nell’aria. Alla Sicilia, poi, io mi sento molto legato e sono fiero di averla potuta raccontare, da siciliano, nei miei film, mentre prima era quasi sempre stata oggetto di progetti cinematografici concepiti altrove”.
Stasera lei presenta a Milano un nuovo lavoro pubblicitario. Come nasce la sua passione per questa forma espressiva?
“Si tratta di un tipo di lavoro che mi diverte e al quale mi dedico solitamente tra un film e l’altro. Ho iniziato a girare spot pubblicitari già nel 1990, quando realizzai una campagna legata alla nazionale di calcio e ai Mondiali di Italia ’90. Poi, negli anni, questo rapporto è proseguito, anche perché da parte mia c’è sempre molta curiosità verso tutto ciò che è immagine in movimento. Naturalmente, però, devo trovare progetti che mi piacciano e che non siano, dunque, puramente su commissione. Tra l’altro, è interessante esplorare altri formati espressivi e comunicativi in un momento nel quale il cinema è seguito con minore attenzione rispetto al passato, anche perché i possibili spettatori sono sempre più distratti”.
Lei ha realizzato pubblicità sempre estremamente cinematografiche, spesso avvalendosi anche di interpreti del calibro di Philippe Noiret o Monica Bellucci. Il filmato che presenta stasera, intitolato Il mago di Esselunga, promette di essere molto diverso, però, da quelli da lei girati in passato. Come mai?
“Innanzitutto per la durata, perché è un vero e proprio cortometraggio di 16 minuti, più che un semplice spot. E già questo lo differenzia molto dalle mie altre precedenti esperienze pubblicitarie. Attraverso la figura di Bernardo Caprotti, fondatore e presidente di Esselunga, ho puntato a fare emergere i valori e la filosofia di questo gruppo milanese della grande distribuzione. In ogni caso, mi sono divertito molto a realizzarlo”.
L’attesa degli appassionati, però, è rivolta naturalmente ai suoi prossimi progetti per il grande schermo, The Best Offer e Leningrad. Che novità ci sono su questo fronte?
“Ritengo che si sia parlato troppo presto di Leningrad, che dovrei girare soltanto nel 2013. Prima, invece, sarò sul set di quello che sarà il mio prossimo film, alla cui preparazione sto continuando a dedicarmi in queste settimane. Le riprese cominceranno all’inizio del nuovo anno e probabilmente gireremo anche qualcosa in Alto Adige”.

EMANUELE CRIALESE CONQUISTA LA PERIFERIA DI NAPOLI

Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 3 ottobre 2011)

La risposta di Ponticelli alla proiezione di Terraferma e al suo autore Emanuele Crialese, che presenta il suo film scelto per rappresentare l’Italia nella corsa agli Oscar in un cinema Pierrot gremito, ieri pomeriggio, da oltre 600 persone, è - come sottolinea lo stesso regista di origini siciliane - “commovente e davvero incoraggiante”. A conferma di come la formula “diffusa” tra centro e periferie di Venezia a Napoli: il cinema esteso, la rassegna organizzata dal Comune di Napoli e dalla Biennale di Venezia fino a venerdì, sia assolutamente azzeccata.
Crialese è l’ospite d’onore della seconda giornata della manifestazione fortemente voluta dall’assessore comunale alla Cultura, Antonella Di Nocera. “E questa di Napoli - spiega il regista - è un’accoglienza che porterò con me lungo quel percorso che spero possa coronarsi come tutti noi ci auguriamo. Quella di rappresentare il cinema italiano nella competizione per il miglior film straniero è un’enorme responsabilità, che però ho accettato con gioia e onore. Adesso, comunque, tutto è nelle mani degli americani, perciò, da meridionale scaramantico quale sono, preferisco attendere in silenzio, ovviamente incrociando le dita”.
Terraferma scuote anche gli spettatori accorsi al Pierrot, con la sua storia di umanità respinte e di identità desiderose di libertà e movimento. “Più che l’aspetto socio-politico - racconta Crialese - ho privilegiato quello umano, lavorando in profondità con gli attori, cercando di farli calare nei luoghi delle riprese, per provare, in qualche modo, a catturare quanta più vita possibile”. La Lampedusa di Terraferma è crocevia e prigione al tempo stesso: “Questo perché da Paese di emigrazione - aggiunge il regista - l’Italia si è trasformato in Paese chiuso, applicando norme che contrastano pericolosamente con quella legge del mare che impone il soccorso e l’apertura verso l’altro”.
Oggi, intanto, Venezia a Napoli prosegue alle 16 all’Astra, con la maratona dedicata alla Trilogia del potere di Aleksandr Sokurov (Moloch, Taurus e Il sole proiettati uno dopo l’altro, in attesa, domani sera alle 20.30 sempre all’Astra, di quel Faust premiato col Leone d’Oro alla Mostra di quest’anno); inoltre, al Vittoria (alle 18) col film giapponese Himizu di Sion Sono e al Modernissimo (alle 20.30) col cinese A Simple Life di Ann Hui.

domenica 2 ottobre 2011

MARCO MULLER, TRA VENEZIA E NAPOLI...

Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 2 ottobre 2011)

C’è tanta Napoli nel futuro di Marco Muller, il direttore della Mostra del cinema di Venezia protagonista ieri, con Marco Bellocchio, della prima giornata di Venezia a Napoli: il cinema esteso, la rassegna organizzata dal Comune di Napoli e dalla Biennale fino a venerdì. Muller, dopo aver inaugurato al Pan, assieme all’assessore comunale alla Cultura Antonella Di Nocera e al curatore Enrico Magrelli, la retrospettiva Orizzonti - Cinema italiano di ricerca 1960-1978, conferma di voler approfondire la conoscenza di Partenope, sia come operatore culturale che come produttore cinematografico. “Naturalmente, tutto dipenderà - spiega - da come si evolverà il mio rapporto con la Biennale, perché nella Mostra del cinema ho investito i miei ultimi otto anni. Però, dopo l’esperienza di Venezia a Napoli sarebbe bello dare un seguito più strutturato a iniziative come questa, capaci di fare da ponte tra due straordinari centri d’attrazione del Mediterraneo”. E nel suo futuro potrebbe esserci un ruolo importante nel Forum delle Culture 2013.
Anche il Muller produttore, comunque, sarà spesso a Napoli nei prossimi mesi. “Il progetto del film di Johnnie To tratto dal romanzo a fumetti di Igort 5 è il numero perfetto - conferma - va avanti senza intoppi e credo che potremo girarlo, a Napoli e dintorni, l’anno prossimo. E un film come questo potrebbe essere perfetto proprio per essere presentato in anteprima nell’ambito del Forum delle Culture: cosa c’è di meglio, infatti, di un film intrinsecamente napoletano, tratto dal fumetto di un autore sardo-bolognese e diretto da un grande regista asiatico con un cast internazionale? Sarebbe un bel messaggio di apertura e contaminazione culturale”.
Oggi, infine, Venezia a Napoli si sposta a Ponticelli, dove il cinema Pierrot ospita, alle 19, il neo-candidato italiano all’Oscar, Emanuele Crialese, col suo Terraferma. Alle 22, invece, al cinema La Perla di Fuorigrotta è in programma Là-Bas di Guido Lombardi, alla presenza del regista e del produttore Gaetano Di Vaio dei Figli del Bronx.

sabato 1 ottobre 2011

INTERVISTA A MARCO BELLOCCHIO, LEONE ALLA CARRIERA

Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 1 ottobre 2011)

Il momento clou della prima giornata di Venezia a Napoli: il cinema esteso, la rassegna cinematografica organizzata dal Comune di Napoli assieme alla Biennale di Venezia fino a venerdì prossimo, è in programma stasera al multicinema Modernissimo, dove alle 20 un maestro del cinema italiano e internazionale come Marco Bellocchio, Leone d’Oro alla carriera alla Mostra del cinema di quest’anno, introduce - assieme alla montatrice Francesca Calvelli e a Luciano Sovena di Cinecittà Luce - la proiezione della nuova versione “redux” di Nel nome del padre, la sua pellicola del 1971 scelta per la serata di premiazione veneziana.
Lei, Bellocchio, nel presentare a Venezia il film che si vedrà stasera a Napoli, parlò di “immagini liberate”. Cosa intendeva con questa felice definizione?
“Mi riferivo alla necessità, che all’epoca della realizzazione non assecondai pienamente per timore di mostrarmi politicamente ambiguo, di liberare le immagini e la drammaturgia stessa del film, alleggerendolo da quella pesantezza ideologica che un po’ lo schiacciava e soffocava sotto il peso di tante parole che giudicavano, spiegavano, citavano. Ecco, queste sono cadute e nella nuova versione, più breve della precedente, tutto mi sembra cinematograficamente più efficace”.
Ma, così, non si corre il rischio di tradire lo spirito originale del film?
“Non credo. Liberare le immagini, infatti, è servito per privilegiare quanto di lieve, caldo, paradossale, surreale, crudele, sarcastico c’è nel film. Ma, detto ciò, Nel nome del padre non è cambiato nei contenuti o nei significati rispetto alla versione precedente, non è stato addolcito in alcun modo, non è meno violento e si caratterizza ancora per il profondo pessimismo nei confronti della società italiana. Forse, però, adesso fa pensare un po’ meno a Bertolt Brecht e un po’ di più a Jean Vigo”.
A proposito di libertà, riuscirà mai a realizzare quel film sull’Italia di oggi che pare nessuno le voglia produrre?
“Per ora il progetto è fermo. Ma non è che mi stia disperando più di tanto. Anche perché determinati temi potranno essere affrontati anche all’interno del mio prossimo film, Bella addormentata, nel quale parlerò di come il nostro Paese ha vissuto la vicenda di Eluana Englaro. Lo sfondo, infatti, sarà quello degli ultimi sei giorni di vita di Eluana, dal 3 al 9 febbraio 2009. Ci sarà la politica, con le sue ingerenze e i suoi litigi, ma emergeranno anche gli italiani comuni più o meno scossi da quel dramma e da ciò che significò. Comunque, sono certo che il taglio grottesco-politico del film che ho in mente sull’Italia prima o poi riemergerà, perché quando un’idea è buona non ti abbandona mai, ma continua a ossessionarti fino a riprodursi, magari in un contesto differente”.
Lei è l’ospite d’onore di questa prima edizione di Venezia a Napoli. Ha mai pensato di ambientare un suo film all’ombra del Vesuvio?
“Ci ho pensato varie volte, ma Napoli è una città talmente complessa e straordinaria che non può essere presa sotto gamba. Bisognerebbe viverci per diversi mesi, immergersi nel suo ventre, respirarne gli odori. E, naturalmente, avere una storia e dei personaggi adatti a un simile contesto. A tale proposito, qualche giorno fa ho finito di leggere quel bellissimo libro che è Mistero napoletano di Ermanno Rea. E, devo dire, ho pensato che mi piacerebbe moltissimo trarne un film da girare a Napoli. Però, si tratterebbe di un’impresa difficilmente realizzabile, anche perché ci sarebbero enormi difficoltà scenografiche e produttive da superare, dovendo ricostruire luoghi precisi di una città degli anni Cinquanta che oggi non esiste più. Magari, tenendo presente anche quel meraviglioso precedente che è Morte di un matematico napoletano di Mario Martone, meglio di me potrebbe provarci con successo qualche regista partenopeo…”.
Prima dell’appuntamento serale al Modernissimo, gli eventi a ingresso gratuito di Venezia a Napoli: il cinema esteso s’inaugurano alle 18 al Pan di via dei Mille, dove il direttore della Mostra di Venezia Marco Muller, l’assessore comunale alla Cultura Antonella Di Nocera e il curatore Enrico Magrelli aprono la retrospettiva Orizzonti - Cinema italiano di ricerca 1960-1978.