sabato 27 novembre 2010
venerdì 26 novembre 2010
martedì 23 novembre 2010
DAL BLOG "OBIETTIVO CALCIO": "IL DISAGIO"
Obiettivo Calcio: Il disagio: "Un tragico fatto di cronaca. Accade alle porte di Bologna. Un ragazzino di 15 anni si suicida con la pistola che il padre custodiva (con regolare porto d'armi) in casa. Una fine inspiegabile..."
lunedì 22 novembre 2010
venerdì 19 novembre 2010
A NAPOLI UN EVENTO CULTURALE SUL RISORGIMENTO
Di Diego Del Pozzo
Mentre Noi credevamo di Mario Martone (nella foto, una scena del film) fa segnare l'incasso medio più elevato dello scorso week-end cinematografico - 4.288 euro per sala (per totali 124.356), contro i 2.974 euro della commedia Maschi contro femmine - e si dimostra più forte di chi ha voluto distribuirlo in sole trenta copie (che, per fortuna, da oggi diventano cinquantacinque), anche l'Università degli Studi di Napoli "Federico II" celebra il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia, con Visioni e revisioni del Risorgimento nel cinema italiano (1905-2010), una lunga rassegna di cinema e storia che è stata inaugurata ieri pomeriggio e andrà avanti fino al 7 aprile del prossimo anno.
L'interessante iniziativa culturale, curata da Massimo Cattaneo e Marcella Marmo e organizzata dal Dipartimento di Discipline Storiche "Ettore Lepore" assieme al Centro Interdipartimentale per la Storia delle Società Rurali, al Dottorato in Storia e all'Accademia di Belle Arti di Napoli, propone un intenso calendario di appuntamenti con film italiani che, dal muto a oggi, hanno riletto l'epopea risorgimentale da differenti punti di vista. A corredo delle proiezioni, il programma offre anche tavole rotonde, presentazioni librarie, incontri con gli autori. "Dai cortometraggi muti che portavano nelle prime sale all'inizio del Novecento un Risorgimento di eroi, fino al film di Martone appena uscito e dedicato alle sofferenti biografie di patrioti delusi, il cinema italiano - sottolineano i curatori Cattaneo e Marmo - ha ripercorso la vicenda fondante dell'unificazione con una ricca produzione di fiction, di volta in volta contemporanea allo svolgersi della storia nazionale e alle complesse vie della memoria sociale".
L'appuntamento inaugurale di ieri pomeriggio è stato dedicato alla presentazione del libro di Pietro Cavallo Viva l'Italia. Storia, cinema e identità nazionale (1932-1962) edito da Liguori. A introdurre il volume, assieme all'autore, sono intervenuti gli storici Marcella Marmo, Andrea Graziosi e Pasquale Iaccio. La manifestazione proseguirà, poi, dal 1 al 3 dicembre presso la biblioteca della Società di Storia patria (nel Maschio Angioino), con una tre giorni su Il Risorgimento inquieto di Luchino Visconti. Il Gattopardo e Senso dal testo letterario al film, con proiezioni dei due capolavori viscontiani e dibattiti con specialisti come Giulio Ferroni, Marina Mayrhofer, Paolo Macry e Guido D'Agostino. Dal 9 al 16 dicembre, quindi, la Facoltà di Giurisprudenza della "Federico II" ospiterà il mini-ciclo Dal cinema muto al Ventennio al centenario dell'Unità: il Risorgimento tra celebrazione e propaganda, con visioni di classici come La presa di Roma di Filoteo Alberini o 1860 di Alessandro Blasetti e interventi di Mario Franco, Vincenzo Esposito, Renata De Lorenzo, Giovanni Muto.
Col nuovo anno, la rassegna riprenderà ospitando i registi Antonietta De Lillo (della quale, il 13 gennaio, si vedrà Il resto di niente), Lamberto Lambertini (27 gennaio, Fuoco su di me), Paolo e Vittorio Taviani (3 febbraio, Allonsanfan) per riflettere sulle rivoluzioni precedenti al Risorgimento. Nelle settimane successive, tutti i giovedì dal 17 febbraio al 24 marzo, saranno proiettati film (sempre introdotti da storici ed esperti) su Risorgimento e Mezzogiorno tra utopie e realtà, da Bronte di Florestano Vancini fino a Il brigante di Tacca di Lupo di Pietro Germi. Seguirà un approfondimento sul brigantaggio, il 30 e 31 marzo, con tavola rotonda coordinata da Marcella Marmo e Giuseppe Civile e proiezione de Li chiamarono… briganti di Pasquale Squitieri. In conclusione, il 7 aprile 2011, Mario Martone interverrà a una tavola rotonda dedicata proprio al suo film Noi credevamo.
L'appuntamento inaugurale di ieri pomeriggio è stato dedicato alla presentazione del libro di Pietro Cavallo Viva l'Italia. Storia, cinema e identità nazionale (1932-1962) edito da Liguori. A introdurre il volume, assieme all'autore, sono intervenuti gli storici Marcella Marmo, Andrea Graziosi e Pasquale Iaccio. La manifestazione proseguirà, poi, dal 1 al 3 dicembre presso la biblioteca della Società di Storia patria (nel Maschio Angioino), con una tre giorni su Il Risorgimento inquieto di Luchino Visconti. Il Gattopardo e Senso dal testo letterario al film, con proiezioni dei due capolavori viscontiani e dibattiti con specialisti come Giulio Ferroni, Marina Mayrhofer, Paolo Macry e Guido D'Agostino. Dal 9 al 16 dicembre, quindi, la Facoltà di Giurisprudenza della "Federico II" ospiterà il mini-ciclo Dal cinema muto al Ventennio al centenario dell'Unità: il Risorgimento tra celebrazione e propaganda, con visioni di classici come La presa di Roma di Filoteo Alberini o 1860 di Alessandro Blasetti e interventi di Mario Franco, Vincenzo Esposito, Renata De Lorenzo, Giovanni Muto.
Col nuovo anno, la rassegna riprenderà ospitando i registi Antonietta De Lillo (della quale, il 13 gennaio, si vedrà Il resto di niente), Lamberto Lambertini (27 gennaio, Fuoco su di me), Paolo e Vittorio Taviani (3 febbraio, Allonsanfan) per riflettere sulle rivoluzioni precedenti al Risorgimento. Nelle settimane successive, tutti i giovedì dal 17 febbraio al 24 marzo, saranno proiettati film (sempre introdotti da storici ed esperti) su Risorgimento e Mezzogiorno tra utopie e realtà, da Bronte di Florestano Vancini fino a Il brigante di Tacca di Lupo di Pietro Germi. Seguirà un approfondimento sul brigantaggio, il 30 e 31 marzo, con tavola rotonda coordinata da Marcella Marmo e Giuseppe Civile e proiezione de Li chiamarono… briganti di Pasquale Squitieri. In conclusione, il 7 aprile 2011, Mario Martone interverrà a una tavola rotonda dedicata proprio al suo film Noi credevamo.
giovedì 18 novembre 2010
CAMUS-PASOLINI: INTERVISTA A STANISLAS NORDEY
Di Diego Del Pozzo
Grazie alla sua storica versione teatrale di Bestia da stile, messa in scena nel 1992 nella sezione "Off" del Festival di Avignone, Stanislas Nordey ha il merito di aver fatto scoprire alla Francia il Pier Paolo Pasolini autore teatrale, fino ad allora mai rappresentato sui palcoscenici dell'Esagono, dov'era conosciuto e ammirato soprattutto come poeta e cineasta. Da allora, il teatro pasoliniano ha accompagnato l'intera carriera di Nordey, quarantacinquenne attore e regista premiato, negli anni, con riconoscimenti teatrali prestigiosi come il Laurence Olivier Award e il premio Georges Lerminier del Syndicat de la Critique. Nordey (qui nella foto), reduce dalla regia teatrale de I giusti di Albert Camus, è intervenuto alle Giornate Camus-Pasolini, organizzate a Napoli dall'Istituto francese Grenoble, con le Università Federico II, L'Orientale, Paris 3 e Amiens, la Fondazione Banco di Napoli, la Cineteca di Bologna (per il Fondo Pasolini) e Sofia. In particolare, ha partecipato alla giornata inaugurale della manifestazione, dedicata al tema Mettere in scena Camus e Pasolini, del quale ha discusso con Maurizio Scaparro, Orlando Cinque e
Laura Angiulli.
Cosa hanno in comune, dunque, il teatro di Camus e quello di Pasolini?
"Ben poco, perché perseguono fini differenti, pur rifacendosi entrambi alla tragedia antica. Pasolini rivendica le difficoltà del suo linguaggio teatrale, mentre Camus riesce ad abbinare facile e difficile. Più in generale, invece, entrambi sono sempre stati considerati degli eclettici, se visti dall'esterno, per aver frequentato regolarmente linguaggi artistici diversi. In realtà, tutti e due hanno saputo declinare le proprie ossessioni in forme differenti, abbinando spesso saggio e narrazione con rara efficacia".
Negli anni, il teatro pasoliniano ha fatto quasi da bussola al suo percorso artistico.
"Ho iniziato proprio con lui, mettendo in scena Bestia da stile nel 1992. Poi, sono seguiti Calderon, Pilade, Porcile e il ruolo da attore in Orgia: insomma, ho lavorato su cinque dei sei testi teatrali di Pasolini. Ma non è solo questo, perché ho basato la mia stessa estetica sul suo manifesto teatrale, portandone le indicazioni sulla scena francese e contribuendo, in qualche modo, alla ridefinizione dei ruoli di attori e regista secondo le modernissime intuizioni pasoliniane. Nel corso degli anni, quindi, ho orientato le mie scelte artistiche basandomi sul suo linguaggio e ho sempre utilizzato Pasolini come parametro di riferimento anche quando mi sono confrontato con testi di altri autori".
Cosa la colpisce di più dell'opera pasoliniana?
"Certamente la sua straordinaria capacità di abbinare forza poetica e analisi politica. Tra i suoi tanti aspetti differenti, comunque, io preferisco il Pasolini poeta. Amo molto, però, anche il suo cinema. In particolare, un film come Salò, inconoscibile e controverso a ogni nuova visione".
Dopo la regia de I giusti di Camus, che le è valso il premio Georges Lerminier, ha in programma un ritorno a Pasolini?
"In effetti sì, perché ho in mente di fare qualcosa da Petrolio, uno tra i suoi testi più dirompenti. Però, sto lavorando anche a una versione de La metamorfosi di Kafka e alla commedia Trovarsi di Pirandello".
Dopo gli incontri ospitati dal Grenoble e dedicati al teatro e al cinema dei due autori, le Giornate Camus-Pasolini si concludono oggi (a partire dalle 9.30), a Palazzo Giusso dell'Orientale (largo San Giovanni Maggiore, 30), con la tavola rotonda Il mito e la tragedia.
Laura Angiulli.Cosa hanno in comune, dunque, il teatro di Camus e quello di Pasolini?
"Ben poco, perché perseguono fini differenti, pur rifacendosi entrambi alla tragedia antica. Pasolini rivendica le difficoltà del suo linguaggio teatrale, mentre Camus riesce ad abbinare facile e difficile. Più in generale, invece, entrambi sono sempre stati considerati degli eclettici, se visti dall'esterno, per aver frequentato regolarmente linguaggi artistici diversi. In realtà, tutti e due hanno saputo declinare le proprie ossessioni in forme differenti, abbinando spesso saggio e narrazione con rara efficacia".
Negli anni, il teatro pasoliniano ha fatto quasi da bussola al suo percorso artistico.
"Ho iniziato proprio con lui, mettendo in scena Bestia da stile nel 1992. Poi, sono seguiti Calderon, Pilade, Porcile e il ruolo da attore in Orgia: insomma, ho lavorato su cinque dei sei testi teatrali di Pasolini. Ma non è solo questo, perché ho basato la mia stessa estetica sul suo manifesto teatrale, portandone le indicazioni sulla scena francese e contribuendo, in qualche modo, alla ridefinizione dei ruoli di attori e regista secondo le modernissime intuizioni pasoliniane. Nel corso degli anni, quindi, ho orientato le mie scelte artistiche basandomi sul suo linguaggio e ho sempre utilizzato Pasolini come parametro di riferimento anche quando mi sono confrontato con testi di altri autori".
Cosa la colpisce di più dell'opera pasoliniana?
"Certamente la sua straordinaria capacità di abbinare forza poetica e analisi politica. Tra i suoi tanti aspetti differenti, comunque, io preferisco il Pasolini poeta. Amo molto, però, anche il suo cinema. In particolare, un film come Salò, inconoscibile e controverso a ogni nuova visione".
Dopo la regia de I giusti di Camus, che le è valso il premio Georges Lerminier, ha in programma un ritorno a Pasolini?
"In effetti sì, perché ho in mente di fare qualcosa da Petrolio, uno tra i suoi testi più dirompenti. Però, sto lavorando anche a una versione de La metamorfosi di Kafka e alla commedia Trovarsi di Pirandello".
Dopo gli incontri ospitati dal Grenoble e dedicati al teatro e al cinema dei due autori, le Giornate Camus-Pasolini si concludono oggi (a partire dalle 9.30), a Palazzo Giusso dell'Orientale (largo San Giovanni Maggiore, 30), con la tavola rotonda Il mito e la tragedia.
Ps: Una versione più breve di questa intervista è stata pubblicata ieri sul quotidiano Il Mattino.
martedì 16 novembre 2010
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