sabato 17 settembre 2011

ANTEPRIMA PER "LA'-BAS" NEI LUOGHI DELLA STRAGE

Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 17 settembre 2011)

Dopo il successo ottenuto alla Mostra di Venezia, dove ha ottenuto il premio del pubblico “Kino” per i film in concorso alla Settimana della Critica e il Leone del Futuro - Premio “Luigi De Laurentiis” per la migliore opera prima, Là-Bas - Educazione criminale di Guido Lombardi viene proiettato in anteprima nazionale questa sera, alle 19, presso la Casa del bambino di Castelvolturno, la località del litorale domitio nella quale ebbe luogo, il 18 settembre 2008, una terribile strage di camorra nella quale furono uccisi sei cittadini africani innocenti. Il tragico evento è raccontato proprio all’interno della pellicola d’esordio di Lombardi e, dunque, la proiezione di stasera vuol essere anche un modo per ricordare quelle vittime senza colpa e riflettere sulla situazione esplosiva di un’area nella quale vive, generalmente in condizioni di degrado, una comunità africana di oltre 20mila persone.
Alla serata organizzata con ingresso gratuito dall’Assessorato alle politiche sociali del Comune di Napoli, dai missionari comboniani di Castelvolturno, dalla Casa del bambino e dall’associazione “Black and White” saranno presenti, assieme al regista e ai produttori, anche il protagonista Kader Abdou Alassane, il resto del cast composto quasi interamente da non professionisti, l’assessore napoletano alle Politiche sociali Sergio D’Angelo, il consigliere comunale Sandro Fucito, il presidente della Film Commission Regione Campania Valerio Caprara, il critico cinematografico Enrico Ghezzi.
Prodotto dalla factory partenopea Figli del Bronx assieme a Eschimo e Minerva Pictures, col contributo della Regione Campania e del consorzio sociale Gesco e la collaborazione della Film Commission regionale, il film segna l’esordio nel lungometraggio del talentuoso trentaseienne regista e sceneggiatore napoletano Guido Lombardi, dopo i numerosi riconoscimenti ottenuti come autore di corti. Al centro della trama di quello che gli addetti ai lavori hanno già soprannominato “Gomorra nero” c’è Yssouf (Alassane), un ragazzo della media borghesia africana giunto in Italia in aereo dal Burkina Faso per lavorare onestamente con lo zio Moses, del quale però ignora le collusioni con i clan camorristici locali.

venerdì 16 settembre 2011

INTERVISTA ESCLUSIVA A CATHERINE DENEUVE

Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 16 settembre 2011)

Tra le caratteristiche più evidenti di Catherine Deneuve, oltre a un fascino che il trascorrere degli anni non è riuscito a scalfire, c’è anche una innata curiosità: chiede, s’informa, approfondisce, si guarda continuamente intorno, in contrasto con quell’aura da mito del cinema mondiale che la circonda. E proprio questa sua ansia di conoscenza emerge in maniera spontanea anche durante la breve visita al sito borbonico monumentale del Belvedere di San Leucio, a pochi chilometri da Caserta. Qui, mercoledì sera, le è stato attribuito il nuovo premio “Chiamata alle arti” nell’ambito della tredicesima edizione del Leuciana Festival ideato e diretto da Nunzio Areni. “Ed essendo stata per anni ambasciatrice dell’Unesco - sottolinea la grande attrice (qui sotto in una foto d'epoca) - sono particolarmente contenta di aver ricevuto questo riconoscimento proprio all’interno di un sito che è patrimonio Unesco”.Nonostante la brevità di questo soggiorno campano, signora Deneuve, è riuscita a visitare altri siti storico-monumentali?
“Ho trascorso l’intera giornata di mercoledì a passeggiare nel centro storico di Napoli, che è un enorme monumento a cielo aperto. E poi, sono rimasta affascinata dalla storia di San Leucio, dove all’epoca dei Borbone si lavoravano le più pregiate sete d’Europa”.
Lei l’altra sera, sul palco del Leuciana, ha letto con grande trasporto un brano tratto da Ferito a morte di Raffaele La Capria. Cosa la affascina della città partenopea e della sua cultura?
“C’è qualcosa nella sua storia, ma anche nella luce e nelle atmosfere, che me l’hanno fatta entrare subito nel cuore, fin dalla prima volta che l’ho visitata, purtroppo appena tre anni fa. E’ scattato qualcosa di misterioso e profondo, forte e dolce al tempo stesso, dovuto non soltanto alla presenza del mare e del Vesuvio o allo straordinario passato, ma al carattere stesso della città”.
Ha riscontrato qualche differenza rispetto al suo precedente soggiorno di tre anni fa?
“Ho trovato Napoli più pulita e sgombra dalla spazzatura. E spero vivamente che possa restare così il più a lungo possibile. Vorrà dire che, appena potrò, tornerò per controllare di persona”.
Il suo rapporto con l’Italia si conferma saldissimo. Come giudica lo stato attuale del cinema italiano?
“Mi sembra che ci sia grande vitalità, sia nei suoi autori più consolidati che in quelli emergenti. Recentemente, per esempio, ho molto apprezzato Habemus Papam di Nanni Moretti e Vincere di Marco Bellocchio ma, tornando a Napoli, mi piace tanto anche il cinema di un regista più giovane come Paolo Sorrentino. Il limite vero del cinema italiano di oggi, forse, sta nella sua scarsa visibilità all’estero, dove non è più distribuito bene come in passato. Anche in Francia, arrivano pochi film dall’Italia”.
Lei (qui in una foto recente), che nel corso di una carriera straordinaria ha avuto il privilegio di lavorare con alcuni tra i più importanti autori della storia del cinema, cosa cerca nel suo regista ideale?
“A me piacciono quegli artisti dotati di un loro punto di vista forte e personale sulla realtà che li circonda. E per questo motivo ho sempre privilegiato il cinema d’autore, ben oltre l’età o la nazionalità dei vari registi. All’inizio della mia carriera, per esempio, ho potuto imparare tanto da un grande maestro come Luis Bunuel, come ho fatto ancora di recente lavorando con l’ultracentenario Manoel de Oliveira. Spesso, invece, sono stata diretta da giovani talenti, com’erano Jacques Demy e Roman Polanski a metà anni Sessanta, o il Francois Truffaut di La mia droga si chiama Julie e, più avanti, L’ultimo metrò. Tra i tanti, proprio Truffaut, Demy e Polanski occupano un posto speciale nel mio cuore”.
Ancora oggi, comunque, lavora con registi giovani, come Francois Ozon o Christophe Honoré…
“In realtà, ho sempre lavorato con registi giovani. Rispetto a una volta, però, la differenza principale è che all’epoca ero una loro coetanea, mentre oggi non è più così. Comunque, a proposito dei grandi cineasti con i quali ho recitato a inizio carriera, la loro frequentazione è stata decisiva per farmi comprendere le possibilità che avevo”.
In questo periodo, invece, a cosa sta lavorando?
“Ho appena finito di interpretare la regina d’Inghilterra nel nuovo film di Asterix che uscirà l’anno prossimo: è stato divertente, anche perché ho dovuto recitare in francese con accento inglese. E poi, ho ritrovato in un contesto completamente diverso Gerard Depardieu e Fabrice Luchini, che poco tempo prima erano stati con me in Potiche di Ozon. Infine, è appena uscito in Francia Les bien-aimé di Christophe Honoré, un originale dramma musicale nel quale recito accanto a mia figlia Chiara Mastroianni e a Ludivine Sagnier”.

giovedì 15 settembre 2011

SAN GENNARO IN PIAZZA CON ALESSANDRO SIANI

Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 15 settembre 2011)

Lunedì sera Alessandro Siani farà segnare un nuovo primato in una carriera artistica in continua ascesa: in coincidenza con la festa patronale di San Gennaro, infatti, sarà il primo comico a esibirsi con un proprio spettacolo personale nello scenario di piazza Plebiscito. “Per me - spiega Siani in una pausa delle riprese cilentane di Benvenuti al Nord a Castellabate - è davvero un sogno che si realizza, perché quel luogo ha un incredibile valore simbolico per i napoletani”. Lo show, organizzato dal Comune di Napoli a ingresso gratuito, s’intitola Benvenuti in piazza del Plebiscito, proprio per richiamare il titolo del film campione d’incassi diretto da Luca Miniero, Benvenuti al Sud, al cui sequel l’attore sta lavorando in queste settimane.
Siani, com’è nata l’idea di questo spettacolo così speciale?
“Stavo pensando da tempo a un evento col quale ripagare il pubblico del travolgente affetto che mi ha sempre dato in questi anni, sostenendomi nei vari passaggi della mia carriera. Proprio per questo, non ho voluto nemmeno un euro e, anzi, ho insistito per regalare lo spettacolo alla gente”.
L’idea, però, si è concretizzata di recente.
“Ha preso forma concreta a fine agosto, durante la serata di presentazione del Napoli allo stadio San Paolo. In quell’occasione, io che facevo da presentatore ebbi modo di intrattenermi, oltre che col presidente De Laurentiis, anche col cardinale Sepe e col sindaco De Magistris. E, proprio parlando col sindaco, siamo riusciti a mettere in piedi lo show di piazza Plebiscito”.
Certo che, per un comico, lo scenario di quella piazza piena come per un concerto rock è da far tremare i polsi…
“Sicuramente: per me sarà una grande emozione ma anche un grande onore. E il fatto che lo spettacolo vada in scena a San Gennaro rende l’occasione ancora più speciale. E’ mia intenzione offrire alla gente una serata di divertimento e positività, magari mettendo in evidenza anche, come abbiamo fatto con Benvenuti al Sud, quelle che sono le eccellenze meridionali”.
Cosa devono aspettarsi i napoletani?
“Tante sorprese. Lo show, comunque, pescherà nel mio repertorio, anche se si baserà soprattutto sullo spettacolo teatrale più recente, Più di prima… Benvenuti a teatro, che naturalmente sarà adattato alle esigenze, anche sceniche, di piazza Plebiscito nonché a quelle dell’attualità e dell’improvvisazione. E, in tal senso, stiamo ancora studiando come inserire nella maniera più efficace e divertente le varie ospitate a sorpresa”.
Ci sarà spazio, sul palco, anche per il sindaco?
“Lo spero davvero. D’altra parte, nel mio piccolo m’è sembrato giusto provare a fare qualcosa per dare una mano a lui e alla nuova amministrazione comunale in un momento difficile come questo. Soltanto con l’impegno di tutti noi, infatti, potremo provocare realmente una nuova rinascita di questa città. L’esempio perfetto è quello della spazzatura: bisogna capire presto e bene il meccanismo per attuare una raccolta porta a porta, così da dare vantaggi a tutti. Ecco, io voglio lanciare un messaggio di positività e speranza. E, da questo punto di vista, mi auguro che il successo del mio spettacolo in piazza possa essere di buon auspicio pure per il sindaco”.
Prima dello show napoletano di lunedì sera, però, la attendono gli ultimi giorni di riprese di Benvenuti al Nord. Com’è l’atmosfera a Castellabate?
“Assolutamente incredibile. La gente ci ha accolti con un calore indescrivibile. Venerdì scorso, poi, mi hanno anche fatto emozionare, quando mi hanno consegnato la cittadinanza onoraria. In questi giorni, sul territorio hanno organizzato tante iniziative culturali e turistiche in concomitanza con le riprese e attorno al nostro set c’è un clima di festa continua. E sarà sicuramente così fino al ciak conclusivo, previsto per domani”.
Intanto, ieri sera, il tifosissimo azzurro Alessandro Siani è riuscito a convincere la produzione a sospendere le riprese di Benvenuti al Nord per due ore, in modo da poter seguire in televisione il ritorno del Napoli in Champions League ventuno anni dopo i fasti maradoniani. “Non mi sarei perso la partita col Manchester City - conclude Siani - per nulla al mondo”.

martedì 13 settembre 2011

SPARTACUS NON CE L'HA FATTA: MORTO ANDY WHITFIELD!

Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 13 settembre 2011)

La sua storia aveva commosso l’America, quando all’inizio dello scorso anno la terribile malattia che lo aveva colpito lo costrinse a fermarsi all’apice del successo per farsi curare, costringendo i vertici del network Starz ad annullare in fretta e furia la seconda stagione della popolarissima serie tv della quale era protagonista. Purtroppo, però, le cure non hanno sortito l’effetto sperato e così il trentanovenne attore gallese Andy Whitfield, star assoluta dello show televisivo Spartacus: sangue e sabbia, s’è dovuto arrendere al cancro contro il quale aveva combattuto nell’ultimo anno e mezzo.Whitfield, che nel 2010 aveva fatto in tempo a recitare anche nel film The Clinic, è morto domenica a Sidney, in Australia, dove si era trasferito da qualche anno assieme alla moglie Vashti, che ha voluto salutarlo con queste parole dense di affetto e commozione: “In una bella mattina di sole, a Sydney, circondato dalla sua famiglia, tra le braccia di sua moglie, il nostro bello e giovane guerriero Andy Whitfield ha perso i suoi 18 mesi di battaglia contro il linfoma”.
La malattia di Whitfield aveva provocato prima il rinvio e poi la cancellazione della seconda stagione di Spartacus: sangue e sabbia, nonostante il clamoroso successo ottenuto da questa rilettura pop-adulta - con dosi abbondanti di sesso patinato e violenza fumettistica - del peplum ambientato nell’antica Roma. Così, per correre ai ripari, i produttori avevano realizzato velocemente un prequel, Spartacus: gli dei dell’arena, ambientato qualche anno prima degli eventi narrati nella serie originale e attualmente in programmazione italiana su Sky Uno dopo l’anteprima di luglio all’Ischia Global Film & Music Fest. Il presidente del network Starz, Chris Albrecht, si è detto “profondamente rattristato” per la scomparsa di Whitfield, aggiungendo: “Siamo stati fortunati ad aver lavorato con Andy in Spartacus. Lui, infatti, ha interpretato un campione sullo schermo, ma è stato anche un campione nella vita, in quanto fonte d’ispirazione per come ha affrontato questa battaglia con coraggio e forza”.

STASERA SU RAI STORIA COMENCINI E I "SUOI" BAMBINI

Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 13 settembre 2011)

C’era una volta una Rai che realizzava straordinarie inchieste televisive a puntate affidandole a grandi nomi del cinema italiano, come per esempio Luigi Comencini. Chi volesse vedere o rivedere l’esito più felice della collaborazione extracinematografica tra il maestro di Pane amore e fantasia - poiché il suo Pinocchio televisivo è cinema puro - e la tv pubblica può sintonizzarsi stasera alle 23 su Rai Storia, il canale del pacchetto Rai Educational presente sul digitale terrestre, per gustarsi la prima delle sei puntate de I bambini e noi, lo storico reportage artistico che Comencini realizzò per la Rai nel 1970. Gli altri cinque episodi, inseriti come il primo all’interno del programma Res di Giuseppe Giannotti e Davide Savelli, andranno in onda nei prossimi cinque martedì alla stessa ora.
Con I bambini e noi, Luigi Comencini - non a caso definito “il regista dei bambini” grazie alla sensibilità innata nel narrare vicende e drammi infantili: basti pensare a Incompreso (1967), Le avventure di Pinocchio (1972) e Cuore (1982) - fotografò in maniera mirabile la condizione di vita dei piccoli italiani a partire dalla fine degli anni Sessanta, mettendo a confronto le voci di bambini appartenenti a contesti socio-economici e geografici differenti. Naturalmente, però, attraverso il suo sguardo focalizzato sulle problematiche del mondo giovanile, il regista riuscì a indagare anche tra le pieghe più ampie del Paese adulto, catturandolo in un cruciale momento di passaggio.
La serie fu inaugurata da una puntata ambientata a Napoli - quella che Rai Storia manda in onda stasera - nella quale i più piccoli sono costretti a lavorare invece di andare a scuola e studiare come tanti altri loro coetanei. L’episodio s’intitola La fatica, termine che a Napoli indica proprio il lavoro; e al suo interno, scorrono l’una dopo l’altra le storie più o meno incredibili di tanti bambini vetrai, meccanici, fabbri, carrozzieri, che si pongono fino a un certo punto come casi-limite: ed è utile, nel periodo della riapertura delle scuole, riflettere su una realtà che ancora oggi, in determinati contesti sociali, non è poi così diversa. In questa e nelle successive puntate, comunque, la macchina da presa di Comencini osserva i bambini al lavoro, li segue a casa, li interroga sui loro sogni e desideri. Il tono del regista è affettuoso, spesso preoccupato per ciò che individui ancora indifesi devono affrontare nelle loro quotidianità. Dal punto di vista stilistico, poi, le scene dialogate e la quasi totale assenza di speaker riescono a restituire allo spettatore di ieri e di oggi la complessità delle varie situazioni narrate, invitandolo a meditare su ciò che sta osservando.

giovedì 8 settembre 2011

ALLA MOSTRA DI VENEZIA ARRIVA "HOLLYWOOD INVASION"!

Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 8 settembre 2011)

Tre decenni di rapporti tra cinema americano ed europeo, inseriti nel più ampio contesto delle relazioni sociali e culturali tra nuovo e vecchio continente, riprendono vita nei 60 minuti di Hollywood Invasion, il documentario scritto e diretto dal critico cinematografico napoletano Marco Spagnoli, con produzione e distribuzione di NbcUniversal e musiche di Pivio e Aldo De Scalzi, in programma giovedì alla Mostra di Venezia come evento speciale della sezione Controcampo italiano. Dopo l’anteprima mondiale al Lido, poi, il film andrà in onda in prima tv il 21 settembre alle 21.15 su Studio Universal.
“Ma il mio - anticipa Spagnoli - vuol essere, più che altro, un “controcampo americano”, poiché Hollywood Invasion è un progetto complementare a un altro mio lavoro di due anni fa, Hollywood sul Tevere, rispetto al quale attinge allo stesso periodo storico, quello compreso tra anni ’50 e ‘70, raccontandolo però dal punto di vista americano invece che europeo come nel precedente documentario”. L’autore, infatti, ripercorre trent’anni di grande cinema internazionale attraverso materiali spesso inediti tratti da reportage e servizi televisivi del network statunitense Nbc, “che se da un lato - precisa - confermano la potenza invasiva delle produzioni hollywoodiane in Europa, dall’altro testimoniano la fascinazione nei confronti dei talenti europei, capaci a loro volta di “invadere” l’immaginario collettivo statunitense, segnandolo in profondità grazie al carisma e talento”. E se il precedente documentario era nato scavando nell’archivio Luce a Cinecittà, stavolta Spagnoli ha lavorato a New York all’interno dell’immenso archivio NbcUniversal, quasi tutto inaccessibile al pubblico e, dunque, pieno di sorprese inattese e gemme rare.
Tra gli inediti più sorprendenti ce n’è uno ambientato a Napoli: il lungo filmato televisivo a colori della visita in città del presidente americano John Fitzgerald Kennedy il 2 luglio 1963. “Quando l’ho visto - spiega Spagnoli - sono sobbalzato sulla sedia, perché sembravano le immagini di quattro mesi più tardi a Dallas, quando Kennedy fu assassinato. Naturalmente, però, lo sfondo del centro di Napoli è inconfondibile, come dimostrano i minuti del corteo tra piazza Plebiscito e piazza Garibaldi montati nel film. Queste immagini, tra l’altro, hanno anche un valore storico, perché Napoli fu l’ultima tappa dell’ultimo viaggio europeo di Kennedy prima della morte”. Ma quando si parla di rapporti tra l’Italia e Hollywood negli anni Sessanta, il primo nome che viene in mente è quello di una star globale di origini napoletane come Sophia Loren, non a caso effigiata sul manifesto di Hollywood Invasion. “Nel film - conferma Spagnoli - lei compare ben tre volte. In particolare, risulteranno sorprendenti le immagini tratte da una biografia televisiva della Nbc, con la Loren intervistata nel 1962 sul set parigino del film di Anatole Litvak Il coltello nella piaga, dove appare simpaticissima e, come gran parte degli artisti italiani ed europei dell’epoca, in possesso di un inglese fluente”. E Sophia è protagonista anche di un altro momento emblematico dell’ammirazione nutrita da Hollywood verso gli artisti europei, quando un annoiato inviato della Nbc a Cannes si esalta definendola “Queen of movies”, aggiungendo che senza di lei i film non sarebbero altro che semplice celluloide. “Più in generale, comunque, lo sguardo degli americani su noi italiani ed europei - aggiunge Spagnoli - risulta più accurato e intelligente rispetto ai tanti cliché presenti oggi nelle produzioni hollywoodiane”.
Dopo Venezia, Marco Spagnoli sarà presente probabilmente anche al Festival di Roma con un altro suo documentario, che si preannuncia interessante fin dal titolo: Saviano racconta Scarface. “Avevo intervistato lo scrittore per gli extra di una nuova edizione in dvd, ma la conversazione di quasi 90 minuti era talmente densa e sorprendente da meritare un film autonomo. E anche qui - conclude - le sorprese non mancheranno, come quando Saviano racconta di aver scritto Gomorra col poster di Scarface appeso alle spalle, perché quel film è stato decisivo per la sua crescita culturale”.

mercoledì 7 settembre 2011

SABRINA FERILLI IN TV: DA TATA A BRIGANTESSA

Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 7 settembre 2011)


Se tra qualche mese sarà accanto a Christian De Sica nel nuovo cinepanettone Natale a Cortina prodotto da Aurelio De Laurentiis, da stasera Sabrina Ferilli torna a vestire i panni della sexy tata, nonché ex spogliarellista, Anna nella seconda stagione di Anna e i cinque, in onda in prima serata su Canale 5 per sei settimane. La seconda serie, diretta da Franco Amurri, vede ancora la protagonista impegnata con i cinque figli del ricco finanziere Ferdinando Ferrari interpretato da Pierre Cosso, “ma in questa nuova stagione - spiega Sabrina - ci sono molti cambiamenti, a partire dal trasferimento di Anna da Milano a Roma, dove arriva per incontrare la mamma che, fino ad allora, ha sempre creduto morta”.
Nella Capitale, la donna inizia anche un’altra professione: quella di attrice in una soap opera. “La sua vita da tata, comunque, prosegue, perché Ferdinando - aggiunge la Ferilli - si trasferisce a sua volta a Roma con i cinque figli, pur di restare accanto ad Anna. Ci saranno tanti colpi di scena. E molto spazio pure per i momenti sul set della soap opera, realizzata prendendo in giro quelle tipiche sudamericane, con effetti molto divertenti”. In una trama da garbata commedia romantica per famiglie, inoltre, fa capolino anche l’attualità della crisi economica globale. “Infatti, la società di Ferdinando va in bancarotta, in seguito a una serie di raggiri finanziari. Così, come nel Paese reale, i vari personaggi devono affrontare la povertà. E proprio la semplicità di Anna fa capir loro come a contare non sia la ricchezza materiale bensì valori più profondi e genuini”.
Da tata a brigantessa il passo non è breve. “Ma è proprio questo - racconta Sabrina - il ruolo che mi aspetta in un’altra fiction che ho appena finito di girare”. Si tratta di Né con te né senza di te, diretta dal regista e sceneggiatore partenopeo Vincenzo Terracciano e ambientata a metà Ottocento durante la breve esperienza della Repubblica romana. Nella serie, che andrà in onda tra qualche mese su Raiuno, la Ferilli recita, tra gli altri, accanto a un’attrice napoletana importante come Isa Danieli: “Una grande interprete davvero, con la quale è stato un onore lavorare”. Il personaggio di Sabrina Ferilli è ispirato alla figura di Francesca Sipicciani, realmente vissuta a metà Ottocento a nord del Garigliano, tra Fondi e le paludi pontine: “Era una brigantessa chiamata la Capitana, che per un periodo era riuscita ad avere sotto il suo comando un centinaio di uomini”. E, a proposito di polemiche su brigantaggio e Unità, l’attrice ha le idee chiare sui contrasti ideologici che, da Sud e da Nord, hanno accompagnato il centocinquantesimo anniversario dell’Italia unita: “Penso che gli interessi di chi governa e detiene il potere siano sempre gli stessi, oggi come allora, spesso a discapito della povera gente. Inoltre, non riesco a sopportare quelle teste di zucca che vogliono dividere a tutti i costi l’Italia: non è così, infatti, che si fa un grande Paese”.

lunedì 5 settembre 2011

TSUI HARK FA ANCORA CENTRO COL DETECTIVE DEE...

Oggi pomeriggio, ho visto al cinema Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma, l'ottimo nuovo film del maestro Tsui Hark: perfetto "Hong Kong Style" con budget da kolossal "ufficiale" cinese (ma la pellicola è tutt'altro che apologetica col potere, anzi...). Qui sotto, ho inserito il backstage di Detective Dee, purtroppo non sottotitolato ma comunque in grado di restituire la spettacolarità estrema e l'accesa visionarietà del film. (d.d.p.)