lunedì 9 maggio 2011

VENEZIA RENDERA' OMAGGIO A MARCO BELLOCCHIO

Tra i tanti articoli pubblicati oggi sui quotidiani italiani, a commento della scelta di Marco Muller di omaggiare col Leone d'Oro alla carriera il grande Marco Bellocchio durante la prossima Mostra del Cinema di Venezia, mi sembra perfetto quello del critico cinematografico del quotidiano napoletano Il Mattino, Valerio Caprara, che in una sola frase riesce a individuare il vero motivo per il quale Bellocchio merita questo prestigioso riconoscimento: "Bellocchio - scrive, infatti, Caprara - non ha mai smesso di stimolare lo spettatore, spingendolo a confrontarsi con il potere delle immagini per irrobustire, anziché mortificare, la sua autonomia emozionale, morale, intellettuale". Parole sante. (d.d.p.)

domenica 8 maggio 2011

giovedì 5 maggio 2011

INIZIATE A NAPOLI LE RIPRESE DEL NUOVO FILM DI GARRONE

Di Diego Del Pozzo

Primo giorno di riprese, ieri a Napoli, per Big House, l'atteso nuovo film di Matteo Garrone, prodotto da Fandango e Archimede in collaborazione con Rai Cinema, a tre anni dal clamoroso successo internazionale del precedente Gomorra. E, dopo aver portato sul grande schermo le storie di camorra riprese dall'omonimo bestseller di Roberto Saviano, stavolta - come anticipato qualche mese fa dal quotidiano Il Mattino - il regista romano ha deciso di dire la sua, con i toni della commedia pulp graffiante e un po' amara, su un altro tema di grande attualità: l'influenza che la televisione ha sulle menti e sulle vite quotidiane degli italiani di oggi.
La lavorazione andrà avanti per undici settimane, tra Napoli (e dintorni) e Roma. Ieri, intanto, in attesa di spostarsi tra qualche giorno all'interno di una villa vesuviana diroccata a San Giovanni a Teduccio e poi a San Giorgio a Cremano e nei saloni del Grand Hotel La Sonrisa di Sant'Antonio Abate (dove sarà ambientata la sequenza di un matrimonio che si preannuncia particolarmente kitsch), Garrone ha scelto di battere i primi ciak del nuovo film in pieno centro storico partenopeo. E, poiché il regista ha l'abitudine di girare i suoi film seguendo la sequenza narrativa prevista dalla sceneggiatura (che, in questo caso, è scritta da lui assieme a Ugo Chiti, Massimo Gaudioso e Maurizio Braucci), le scene girate ieri dovrebbero essere anche quelle con le quali si aprirà Big House.
Ieri mattina, dunque, poco dopo il sorgere del sole, il piazzale antistante la scuola elementare "Giovanni Bovio" di via Carbonara, a poche centinaia di metri da Porta Capuana, viene invaso dai camion della produzione, che allestisce il primo set all'interno di un tipico basso napoletano situato nell'adiacente vico Sant'Elmo, un angusto budello che scorre in profondità alle spalle dell'edificio scolastico e sbuca dal lato di via Rosaroll. Qui, appena il vicolo curva verso sinistra, Garrone prende possesso del territorio e, assieme al direttore della fotografia Marco Onorato, inizia a studiare i tagli di luce resi infidi dalla particolare conformazione del vicolo. Maglioncino a girocollo verde chiaro e jeans stropicciati, capelli arruffati e modi sicuri, il regista sembra perfettamente a suo agio nel ventre più autentico della città, circondato dagli sguardi dei residenti, curiosi per la pacifica invasione da parte della troupe, composta - oltre che da Onorato - da altri fedelissimi del regista, come lo scenografo Paolo Confini, il montatore Marco Spoletini, il tecnico del suono Maricetta Lombardo; mentre i costumi sono stati affidati a Maurizio Millenotti, David di Donatello nel 1999 per La leggenda del pianista sull'oceano di Giuseppe Tornatore e nominato all'Oscar nel 1986 per Otello e nel 1990 per Amleto, entrambi di Franco Zeffirelli.
Big House, la cui trama è ancora ufficialmente top secret, racconterà la storia di un pescivendolo vesuviano, appassionatissimo di reality show televisivi come il Grande Fratello e fermamente convinto che, da un momento all'altro, toccherà proprio a lui raggiungere la fama attraverso il piccolo schermo. La sua convinzione, però, si trasformerà ben presto in ossessione sempre più totalizzante e pericolosa, per sé e per gli altri. Nei prossimi giorni, col supporto tecnico della Film Commission Regione Campania, il set del film di Garrone si sposterà a più riprese tra l'hinterland vesuviano e il centro di Napoli, con ciak previsti pure al largo San Marcellino (nell'omonimo chiostro monumentale) e sulle banchine del porto. Per quel che riguarda il cast, infine, stavolta Garrone ha scelto di non affidarsi a interpreti particolarmente affermati, ma di privilegiare esordienti e attori di derivazione teatrale e televisiva. Nei due ruoli principali, per esempio, recitano una novità assoluta come Aniello Arena e l'attrice napoletana Loredana Simioli.

Ps: Un'altra versione di questo articolo è stata pubblicata sul quotidiano Il Mattino in edicola oggi (chi volesse leggerla può cliccare sull'immagine riprodotta all'interno del testo).

UN OTTIMO FILM INEDITO: "PANDEMIA" DI LUCIO FIORENTINO

Di Diego Del Pozzo

Ci sono film che non riescono a raggiungere un proprio pubblico, nonostante siano stati realizzati con passione e onestà e non abbiano nulla da invidiare, dal punto di vista estetico, a pellicole che, invece, una distribuzione non sempre attenta non esita a far uscire nei cinema, spesso in decine di copie non sempre pienamente giustificate. E quello dei film realizzati e abbandonati a se stessi è un malcostume molto diffuso nel sempre più asfittico panorama produttivo del cinema italiano.
Un caso emblematico, da menzionare per il coraggio della confezione e per l'originalità del tema trattato, è certamente quello di Pandemia, lungometraggio d'esordio del quarantaduenne cineasta indipendente partenopeo Lucio Fiorentino; che, a quasi tre anni dall'ultimo ciak battuto sui set cilentani, lo presenta in anteprima nazionale stasera al multicinema Modernissimo di Napoli, assieme al cast quasi al completo. Pandemia, interamente girato nel Cilento interno ai confini tra Campania e Basilicata, in particolare nel borgo quasi disabitato di Romagnano al Monte e a Castelluccio Cosentino nei pressi di Sicignano degli Alburni, racconta gli ultimi giorni del mondo così come lo conosciamo, un'apocalisse prossima ventura che scrive la parola fine sul genere umano sterminato da piogge infette.
Fiorentino affronta l'impegnativa materia narrativa con mano sicura, sguardo registico colto e consapevole, arricchito da riferimenti letterari ad autori come Salvatore Niffoi, José Saramago e James Ballard, ma anche cinematografici a un gigante della settima arte come Andreij Tarkovskij. La confezione è arricchita dalla bella fotografia di Alessandro Abate, dal montaggio di Jacopo Quadri e dalle musiche di Riccardo Veno. "All'inizio, avevo alcune immagini - racconta l'autore - di uomini che vagavano in una natura forte e selvaggia con la quale non hanno più nessun contatto. Poi, è arrivata la suggestione che fossero circondati da qualcosa di enorme ma in apparenza nascosto: uomini che vivessero una vita svuotata di senso, senza tempo e in giornate uguali a se stesse, come in una lunga attesa. Lentamente, quindi, è maturata in me l'idea che questi personaggi fossero dei sopravvissuti a un'enorme catastrofe arrivata con la pioggia e in attesa delle nuove piogge e, forse, della fine definitiva. Insomma, tranne che per la pioggia, almeno per ora non contaminata, i miei personaggi sono ciò che siamo noi: sopravvissuti quotidiani in attesa della fine".
Nel cast, composto da attori prevalentemente di provenienza teatrale, come i protagonisti Marco Foschi, Alice Palazzi e Massimo Foschi, ma anche Tommaso Ragno, Francesco Bolo Rossini, Barbara Valmorin, Chiara Baffi, Giovanni Calcagno, Salvatore Caruso, Michelangelo Dalisi, Annibale Pavone e Adamo Naimoli, spiccano le presenze della musa fassbinderiana Hanna Schygulla (in un inquietante cameo) e di Veronica De Laurentiis, figlia del compianto Dino e di Silvana Mangano, qui al suo primo film italiano. "Tutti i loro personaggi - aggiunge Fiorentino - sono inseriti in uno scenario naturale rarefatto e quasi sospeso, fatto di silenzi e di ritmo diradato. Con questi accorgimenti, e puntando innanzitutto sulle loro interiorità, ho provato a ovviare al budget bassissimo, inferiore ai 500mila euro, che avevo a disposizione. La scelta di girare in Cilento, poi, è nata dalla mia esigenza di una natura poco addomesticata e che, ad appena un passo da casa mia, mi riuscisse a calare all'interno di un immaginario lontano e senza tempo. In fase iniziale, quindi, mi sono ritirato in quei luoghi, la cui forza ancestrale scatenava in me di notte paure profonde e di giorno la fantasia. E proprio lì ho scritto la struttura di base della storia che, poi, con l'apporto di Paolo Miorandi e Alessandro Scippa è diventata la sceneggiatura. Ho cercato, però, di restare fedele alla mia visione originaria, fatta di silenzio, poche parole, scarso plot drammaturgico, atmosfere rarefatte, tempi dilatati. Volevo, infatti, che lo spettatore - conclude Lucio Fiorentino - più che guardare questi uomini in movimento tra le cose ultime, vivesse profondamente e nelle sue stesse viscere l'esperienza della sospensione dal tempo".

Ps: Un'altra versione di questo articolo è stata pubblicata sul quotidiano Il Mattino in edicola oggi (chi volesse leggerla può cliccare sull'immagine riprodotta all'interno del testo).

lunedì 2 maggio 2011

IGORT AL COMICON: "TORNERO' A FARE UN FUMETTO A NAPOLI"

Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 1 maggio 2011)

Quasi dieci anni dopo il suo celebre romanzo a fumetti 5 è il numero perfetto del 2002, uno tra i più importanti e noti autori europei della nona arte, il sardo Igort (al secolo Igor Tuveri), tornerà ad ambientare un nuovo lavoro grafico all'ombra del Vesuvio. La voglia gli è venuta proprio in questi giorni, mentre passeggiava in città con alcuni amici partenopei nei momenti di pausa concessi dal fitto programma di Napoli Comicon, il salone internazionale del fumetto che si conclude stasera a Castel Sant'Elmo.
Al Comicon, Igort (qui sotto, nella foto, è il secondo da destra durante la consegna del Premio Micheluzzi 2011 a Manuele Fior) ha partecipato ieri a un'interessante tavola rotonda dedicata ai rapporti tra cinema e fumetto, assieme al regista Maurizio Nichetti, allo sceneggiatore Nicola Lusuardi e al critico Luca Raffaelli. E, appena terminato il dibattito, l'autore cagliaritano ha rivelato i primi dettagli del suo nuovo progetto artistico: "Vorrei realizzare un volume simile ai Quaderni ucraini usciti l'anno scorso per Mondadori. Insomma, una specie di Quaderno napoletano a fumetti, nel quale poter inserire tutte le straordinarie suggestioni e le affascinanti contraddizioni di una città che amo profondamente: il momento è giusto e già da tempo sto raccogliendo appunti in vista di questo lavoro. Alcuni amici, poi, mi hanno anche convinto a prendere casa in città per calarmi meglio nella realtà locale".
L'appassionato di romanzi a fumetti sa che i Quaderni ucraini (che saranno completati a luglio col secondo volume, sempre nella collana mondadoriana Strade Blu) sono stati realizzati a partire da interviste nelle quali la gente ucraina ha raccontato a Igort il passato sovietico ma anche l'attuale momento di confusione. "Ho registrato le testimonianze - ricorda l'autore - con una telecamera e poi le ho trasformate in disegni, andando però al di là del semplice realismo per lasciarmi trasportare dalle suggestioni che mi provenivano da quei racconti terribili e commoventi. Per Napoli potrei procedere in modo simile, facendo un passo indietro come autore, per lasciar parlare direttamente la città e i suoi abitanti: in tal modo, sarebbe proprio Napoli a decidere il tono del mio reportage a fumetti e il modo nel quale io dovrò guardarla e raccontarla".
Intanto, il progetto della trasposizione cinematografica di 5 è il numero perfetto - anticipato dal Mattino qualche mese fa - va avanti senza intoppi. E, anche in questo caso, Igort rivela nuovi dettagli. "La produzione sarà senz'altro americana - spiega - perché sono stati firmati da poco i contratti. Il regista Johnnie To, tra i maestri della "new wave" di Hong Kong, inizierà il casting nelle prossime settimane, col produttore Marco Muller. So che stanno lavorando anche all'ipotesi di un coinvolgimento di Robert De Niro per il ruolo principale del "guappo" in pensione Peppino Lo Cicero. In passato, io avevo contattato John Turturro, che però ci lasciò perplessi dicendo che avrebbe voluto recitare direttamente in napoletano. Per il film, io mi sto occupando della sceneggiatura ma anche di alcuni aspetti più visivi. Comunque, le riprese dovrebbero svolgersi più o meno tra un anno e mezzo, interamente a Napoli e dintorni, per non meno di otto-nove settimane".
Ieri pomeriggio, infine, Igort ha portato a casa i due riconoscimenti più prestigiosi nell'ambito dei Premi Micheluzzi assegnati ogni anno durante il Comicon: come autore, la menzione speciale per i Quaderni ucraini; come editore, invece, ha festeggiato la proclamazione di Cinquemila chilometri al secondo di Manuele Fior, pubblicato dalla sua ottima Coconino Press, quale miglior fumetto dell'anno.

IVAN COTRONEO GIRA A NAPOLI IL SUO PRIMO FILM DA REGISTA

Di Diego Del Pozzo
(Il Mattino - 30 aprile 2011)

La Napoli dell'infanzia, quella conosciuta e amata a inizio anni Settanta, riletta attraverso gli occhi di un bambino di nove anni. E' quella che racconta nel suo film d'esordio come regista, La kryptonite nella borsa, il romanziere e sceneggiatore televisivo e cinematografico Ivan Cotroneo (nella foto), impegnato proprio in questi giorni sui tanti set allestiti in giro per la città col supporto della Film Commission Regione Campania. Sarà una lavorazione piuttosto complessa, infatti, quella dell'esordio alla regia che Cotroneo ha tratto dal suo terzo romanzo, omonimo, edito da Bompiani nel 2007: sette settimane di lavorazione, con location dislocate tra centro cittadino, Mostra d'Oltremare, Posillipo, il Vomero.
Protagonisti della pellicola, le cui riprese sono iniziate mercoledì a Procida per spostarsi subito a Napoli, sono quattro attori importanti come Luca Zingaretti, Valeria Golino, Cristiana Capotondi e Libero De Rienzo. Ma, rivela Cotroneo in una pausa delle riprese, "al loro fianco ho scelto tanti altri interpreti napoletani, che ho avuto modo di conoscere nei film da me sceneggiati in passato: da Massimiliano Gallo a Nunzia Schiano, da Sergio Solli a Monica Nappo, da Antonia Truppo a Giulia Pica e tanti altri". Le riprese stanno andando avanti in pieno centro cittadino, dove sono stati già girati numerosi esterni e interni tra corso Vittorio Emanuele e la Galleria Principe di Napoli di fronte al Museo nazionale (ieri pomeriggio), mentre oggi il set si trasferirà in via dei Tribunali. Lunedì, quindi, i ciak si svolgeranno su alcune banchine del porto e, nei giorni successivi, in piazza Mercato (dove sarà ambientata una scena complessa con un'enorme giostra d'epoca collocata al centro della piazza), nell'ala monumentale dell'Università Suor Orsola Benincasa, al Vomero e alla Mostra d'Oltremare.
La produzione è firmata dalla Indigo Film di Francesca Cima e Nicola Giuliano, mentre alla sceneggiatura hanno collaborato con Cotroneo anche Monica Rametta e Ludovica Rampoldi. "La storia - racconta il neo-regista - è ambientata in una Napoli bella e colorata come la ricordo da bambino. Nel film, il mio alter ego Peppino è interpretato dal piccolo esordiente Luigi Catani, che si troverà calato in una serie di bizzarre avventure. L'anno preciso dell'azione è il 1973, ma né nel libro né nel film c'è traccia del colera, perché a me interessava portare sul grande schermo una città positiva, fatta di rapporti di quartiere solidi e sinceri". La trama si sviluppa quando il piccolo Peppino, in seguito al rapporto conflittuale tra i suoi genitori e alla conseguente depressione della mamma (Golino), viene affidato a una coppia di zii poco più che ventenni (Capotondi e De Rienzo), assieme ai quali avrà modo di conoscere una coloratissima e un po' psichedelica "Swinging Naples" fatta di feste in scantinati, collettivi femministi, comunità greche che ballano in piazza, sesso libero, sigarette di contrabbando, droghe e alcool. "Ho cercato di inserire nel film - prosegue Cotroneo - tutti quei luoghi che ho frequentato da bambino e ragazzo: luoghi che, in molti casi, non hanno avuto bisogno nemmeno di troppi interventi scenografici, perché erano rimasti quasi uguali ad allora. Penso, per esempio, ai vicoli dei Decumani. La cosa più bella per me, però, è che a distanza di tanti anni ho ritrovato in città lo stesso calore che ricordavo nelle azioni quotidiane della gente comune".
Lo scrittore napoletano Ivan Cotroneo sceneggia da anni anche per il cinema e la televisione. Per il grande schermo, per esempio, ha firmato solo nell'ultimo anno gli script di La prima linea di Renato De Maria, Io sono l'amore di Luca Guadagnino e Mine vaganti di Ferzan Ozpetek. La sua popolarità, però, è legata anche all'ideazione di Tutti pazzi per amore, serie televisiva italiana molto amata dal pubblico e, caso unico per una produzione italiana, venduta in ben dodici paesi europei. "Dopo tanti anni di scrittura - conclude Cotroneo - narrare stando dietro la macchina da presa è molto emozionante. Tra l'altro, così ho potuto mettere a frutto ciò che ho imparato stando sul set al fianco di registi come Corsicato, Ozpetek o Riccardo Milani". Forte di un budget superiore ai tre milioni e mezzo di euro, l'esordio di Cotroneo è stato riconosciuto come film di interesse culturale nazionale (400mila euro di contributi ministeriali). Al termine della lavorazione, la produzione proverà certamente a proporlo per la selezione in qualche festival italiano o internazionale.