(Il Mattino - 9 aprile 2011)
Reduce dal successo teatrale dello sha
Da parte sua, però, l'interprete vincitore di tre David di Donatello e tre Nastri d'Argento come miglior non protagonista - che in Campania ha lavorato numerose altre volte, per esempio ai tempi di Mi manda Picone e Scugnizzi di Nanni Loy o Il camorrista di Giuseppe Tornatore - si schermisce: "Io che ho 65 anni e quest'anno ne festeggio cinquanta di carriera ho il dovere di prestare attenzione ai giovani. Anzi, in un momento di crisi morale imbarazzante come quello attuale, mi sembra il minimo che potessi fare. E sarebbe bello se molti altri miei colleghi scommettessero di più sulla gioventù, aderendo con entusiasmo a progetti originali e magari rischiosi, in modo da provare a fare qualcosa per vincere il senso di spaesamento che ci avvolge tutti".
Gullotta non fa nulla per nascondere le sue preoccupazioni sul momento attuale dell'Italia: "D'altra parte, se un ministro che dovrebbe rappresentarmi dice che con la cultura non si mangia, allora ho molto di cui preoccuparmi. Ancora di più, dunque, diventa importante riuscire a raccontare la realtà che ci circonda e i suoi orrori, come fa questo cortometraggio, che in maniera delicata e poetica affronta il tema della violenza sui minori all'interno della famiglia". Corti, infatti, è l'indicazione che il bimbo protagonista - interpretato dall'esordiente Francesco Esposito - dà al barbiere Michele (Gullotta) al momento di farsi tagliare i capelli: il più corti possibile, in modo da evitare che il padre-orco possa tirarglieli mentre si accanisce su di lui. Accanto ai due protagonisti, recitano anche Ernesto Cunto, Ciro D'Errico, Peppe Miale e la costumista Ortensia De Francesco, qui impegnata nel ruolo di un'infermiera.
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