(d.d.p.)
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La definitiva dissoluzione della famiglia: Friends
Di Diego Del Pozzo
(tratto da Ai confini della realtà. Cinquant'anni di telefilm americani, Lindau, 2002 - Pagg. 177-180)
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ima (nel 1963), col romanzo dello scrittore francese Pierre Boulle, che - grazie all’inversione dei ruoli tra gli umani ridotti in schiavitù e le scimmie assurte al dominio del mondo - aveva voluto sbeffeggiare in maniera satirica e grottesca la società contemporanea.
Invece, chi avesse piacere a rivedere la versione originale di Blondie, inclusa anche nella soundtrack di American Gigolo, a sua volta film-simbolo degli anni Ottanta, clicchi pure qui.

Ebbene sì, il nuovo Napoli guidato da Walter Mazzarri ha appena espugnato l'Olimpico di Torino per 3-2, rimontando addirittura da un apparentemente disperato 0-2. Ancora una volta, proprio come nelle ultime tre gare, gli Uomini - sì, stavolta ci vuole proprio la maiuscola - in maglietta azzurra hanno avuto la meglio credendo unicamente nella forza del gioco, senza scomporsi per nulla nemmeno dopo il doppio svantaggio, peraltro frutto di due errori difensivi clamorosi che avrebbero potuto spezzare le gambe e il morale a una squadra che, fino a quel momento, se la stava giocando "alla grande".
Al fischio finale, quindi, i giocatori del Napoli hanno potuto esultare per una vittoria strameritata e voluta davvero con tutte le forze. E si tratta della quarta rimonta in quattro partite disputate con Mazzarri in panchina. Non un caso, non un indizio, più di una prova.
In particolare, quella dell’Uomo Ragno può essere considerata come un piccolo campione di trash televisivo. Prodotto dalla Columbia Pictures e andato in onda sul network CBS dal 19 aprile 1977 al 6 luglio 1979, per soli 13 episodi più il pilot di lunghezza doppia, l’agghiacciante telefilm The Amazing Spiderman è, per fortuna, inedito nel nostro Paese, tranne il succitato pilot e due film realizzati montando assieme due episodi alla volta, distribuiti anche nei cinema italiani. L’Uomo Ragno è una tra le più fortunate e durature creature fumettistiche di Stan Lee, che utilizzò proprio questo personaggio come emblema stesso della “poetica” marvelliana - sintetizzata nell’ormai mitica definizione “Supereroi con superproblemi” - che rivoluzionò letteralmente il fumetto supereroistico statunitense all’inizio degli anni Sessanta, dando il via alla cosiddetta “Silver Age of Comics”, basata sulla modernizzazione dei vari personaggi, resi più vulnerabili e, quindi, più interessanti (si pensi, a tale proposito, ad altri famosissimi esempi “Made in Marvel”, come Devil, Hulk e/o supergruppi come i Fantastici Quattro e gli X-Men).
Un altro personaggio marvelliano che arriva in televisione quasi contemporaneamente, con esiti senz’altro meno disastrosi rispetto a quelli del telefilm sull’Uomo Ragno, è il gigantesco mostro verde Hulk, protagonista della serie L’incredibile Hulk (The Incredible Hulk), in onda ancora sulla CBS dal 4 novembre 1977 al 12 maggio 1982 per 85 episodi. Hulk nacque nel 1962 sempre dalla fervida fantasia di Stan Lee, che assieme al grande disegnatore Jack Kirby realizzò una variazione sul tema di Jekyll e Hyde, “riletto” alla luce delle nuove inquietudini dell’era atomica: il gigante di giada, infatti, altri non è che lo scienziato Bruce Banner, accidentalmente investito dall’esplosione della bomba gamma (inventata proprio da lui), che lo trasforma in un mostro fortissimo ma poco intelligente; ogni volta che il pacifico dottore perde la pazienza si trasforma in Hulk che, quindi, ne incarna il lato selvaggio e irrazionale. Nel telefilm, Bill Bixby ha il ruolo di David Bruce Banner, mentre il culturista sordomuto Lou Ferrigno (di origini italiane) è Hulk. Rispetto al fumetto spariscono tutti i personaggi di contorno della serie e la trama si articola in tanti episodi slegati tra loro e ambientati in punti sempre diversi degli Stati Uniti, con Banner/Hulk in perenne fuga dopo l’ennesimo disastro provocato dai suoi scatti di rabbia. Anche in questo caso, pur con l’indiscutibile fascino tipico di un “road movie”, il telefilm si mantiene ben lontano dal livello del fumetto Marvel di riferimento, soprattutto dalla versione più matura che ne darà lo sceneggiatore Peter David durante gli anni Ottanta e Novanta, quando estremizzerà i presupposti di base dello storico personaggio. Anche se rispetto alla serie sull’Uomo Ragno quella su Hulk è quasi un capolavoro, dunque, in realtà pure questo telefilm deluse le attese, facendosi ricordare unicamente per l’effetto speciale della trasformazione Banner/Hulk e per l’affascinante malinconia di fondo. A differenza della serie ragnesca, comunque, quella dedicata a Hulk ha goduto di grande successo anche in Italia, dove la si ricorda come uno dei prodotti televisivi più caratteristici degli anni Ottanta e dove, in tempi più recenti, ha potuto godere di versioni in dvd facilmente reperibili dagli appassionati.
regista di “Pulp Fiction” e del nuovo “Bastardi senza gloria”.
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Il rapporto tra Bruce Springsteen e il cinema è affascinante e complesso. E non può essere ridotto alla presenza del rocker del New Jersey nei film, in veste di attore o autore di brani da colonna sonora, come accade per Elvis, Beatles, Rolling Stones, Dylan o Bowie. Il caso di Springsteen è diverso, persino unico, per la profonda influenza che il patrimonio culturale del cinema americano ha esercitato sulla sua scrittura estremamente “visiva”; ma anche per come egli stesso ha ispirato tanti film e cineasti con “pezzi di immaginario” derivanti dalla sua produzione. Si è di fronte, dunque, a un rapporto fortemente empatico e assolutamente paritario, fatto di un “prendere” dal cinema ma anche di un generoso “dare” all’immaginario popolare americano. Il libro curato da Del Pozzo ed Esposito ne ripercorre le tappe e, con ulteriori approfondimenti (Tricomi e Maiello) e un’ampia analisi iconologica (Morra), ne restituisce la ricchezza e l’assoluta originalità.