mercoledì 30 settembre 2009

DE LAURENTIIS E IL FILM SUI GORMITI

Di Diego Del Pozzo


La Filmauro di Aurelio De Laurentiis ha acquisito i diritti per lo sfruttamento cinematografico dei Gormiti, i vendutissimi mostriciattoli di plastica distribuiti da Giochi Preziosi nelle edicole e nei negozi di giocattoli di mezzo mondo. Nel futuro prossimo di De Laurentiis, infatti, c'è la realizzazione di un lungometraggio in animazione digitale, col quale poter entrare in concorrenza diretta col colosso hollywoodiano Disney-Pixar.
A rivelarlo è lo stesso De Laurentiis, tornato in Italia la settimana scorsa proprio per prendere parte alle ultime riunioni preparatorie in vista di questo kolossal animato, oltre che per risolvere i problemi legati all'attuale crisi del suo Napoli. "Ho comprato i diritti dei Gormiti, per realizzare un film alle Hawaii", rivela il produttore cinematografico e presidente della squadra azzurra: "E con questo progetto – prosegue – andrò in concorrenza diretta con la Disney e la Pixar, cioè i due punti di riferimento del settore a livello mondiale".
Lunedì mattina, negli uffici romani della Filmauro, si è tenuta una riunione-fiume - che ha preceduto quella calcistica sul Napoli, nella quale è stata ufficializzata la separazione dal direttore generale Pier Paolo Marino - per definire gli ultimi dettagli relativi alla preparazione del kolossal animato. E proprio il calcio occupa un ruolo di primo piano nella vicenda dell'acquisizione dei diritti dei celebri mostriciattoli-giocattolo tanto amati dai bambini: il patròn di Giochi Preziosi, infatti, altri non è che il presidente del Genoa Enrico Preziosi, tra l'altro di origini irpine e tifosissimo proprio del Napoli presieduto, invece, da De Laurentiis. Grazie ai Gormiti, dunque, lo storico gemellaggio tra Napoli e Genoa, uno tra i più forti dell'intero panorama calcistico italiano, sarà ulteriormente rinsaldato.

I Gormiti - variopinti mostri di plastica alti circa tre-cinque centimetri, venduti ognuno in una bustina chiusa assieme a una carta contenente una descrizione del personaggio - sono stati ideati dal trentaseienne group brand manager di Giochi Preziosi Leandro Consumi, il quale li ha anche dotati di una loro mitologia fantasy-ecologista ispirata al Signore degli Anelli e all'universo di Guerre stellari: i Gormiti, infatti, sono i guerrieri dell'isola di Gorm, suddivisi da millenni in due grandi schieramenti, del bene e del male, a loro volta divisi in vari popoli, ciascuno legato a un elemento naturale che ne caratterizza aspetto e poteri (infatti, sono noti anche come "gli invincibili signori della natura"). Tra il 2005 (anno della prima distribuzione) e il 2007 irrompono sul mercato italiano, vendendo ben trenta milioni di pezzi. Attualmente, rappresentano un business da oltre centocinquanta milioni di euro all'anno (dei quali, cento solo in Italia, dove sono il primo brand nel campo dei giocattoli); sono distribuiti in quarantacinque Paesi, con record di vendite in Portogallo, Francia, Grecia, Spagna, Germania, Scandinavia ed Europa orientale; dopo l'estate sono sbarcati anche in Cina e Australia; hanno prodotto un musical teatrale visto, in tre anni, da oltre 350.000 spettatori italiani; sono riprodotti su quaderni, penne, calze, pigiami, zainetti, tende canadesi, seggioline, biciclette, monopattini e centinaia di altri prodotti di merchandising; sono stati protagonisti di una serie televisiva a cartoni animati di grande successo, raccolta anche in una collana di tredici dvd. E i mostriciattoli-giocattolo hanno già sbancato anche le sale cinematografiche, con un primo film, Gormiti: The legend begins, diretto da Silvana Zancolo e distribuito dalla EMC anche negli Stati Uniti a novembre dell'anno scorso: il cartoon, costato appena 155.000 dollari, ne ha incassati ben 27,5 milioni, sia sul mercato americano che su quelli delle altre quarantacinque nazioni nelle quali questi personaggi sono distribuiti.
Insomma, i Gormiti sono la classica idea geniale tramutatasi in un successo planetario, dalle origini tutte italiane: un successo che, adesso, Aurelio De Laurentiis vuol fare proprio, grazie a un nuovo film d'animazione digitale - di qualità tecnica e artistica superiore al primo, che fondamentalmente era un progetto "low budget" - da produrre e poi distribuire in tutto il mondo. Per questo motivo, dopo aver assistito a Roma-Napoli di domenica e aver risolto anche il rebus riguardante il destino dell'allenatore Roberto Donadoni, ripartirà già lunedì per gli Stati Uniti, dove proseguirà nella complessa lavorazione di questo e degli altri suoi progetti cinematografici.

martedì 29 settembre 2009

COMICS USA: DC & MARVEL NEWS

Di Raffaele De Fazio

Ecco qualche rapida segnalazione riguardante le uscite fumettistiche della DC Comics e della Marvel sul mercato statunitense.
Per quanto riguarda l'editore di Superman e Batman, va sottolineato come nessuno abbia tanti morti quanto il DC Universe: succede, quando si hanno quasi ottant'anni di storia! Con Blackest Night, giunto questo mese al numero 6 (qui a lato, l'immagine di copertina), stanno resuscitando tutti, in attesa che Hal Jordan diventi Iridella e rimetta tutto a posto. Passando ad altro, Jonah Hex tocca quota 50 e per festeggiarla arriva Darwin Cooke ai disegni; i Brazilian Twins, Fábio Casanova Moon & Gabriel Umbrella Bá, portano la loro più recente creazione, Daytripper, alla Vertigo; e sempre per Vertigo Jamie Delano torna su Hellblazer per festeggiarne i 25 anni, in compagnia di Jock, nella mini pittorica Hellblazer: Pandemonium.
In casa Marvel, invece, questo mese tutti gli Hulk di tutti i colori se le danno di santa ragione ma, soprattutto, se le danno senza motivo, negli speciali Fall of the Hulks Alpha e Gamma, che ristabiliranno lo status quo del personaggio: prossimamente, Hulk Blu al grido di "Hulk Puffa!!!". X-Factor di Peter David tocca quota 200 e ci fa proprio piacere! Nel frattempo, "Quantum Cap" è tornato nel presente e nello speciale Who Will Wield the Shield si deciderà se sarà lui o Bucky il definitivo (si fa per dire...) Capitan America. Per il resto, preferisco soprassedere, anche perché ho mangiato da poco...

lunedì 28 settembre 2009

DAL 2 OTTOBRE, IL CINEMA ITALIANO IN SVEZIA

Sono già passati dodici anni... Eppure, la voglia di promuovere il cinema italiano sul mercato scandinavo è ancora intatta, nonostante le sempre crescenti difficoltà economiche per chi ha scelto di operare nel settore della cultura.
Da venerdì 2 a giovedì 8 ottobre, dunque, ritorna a Stoccolma l'Italian Film Festival, giunto - per l'appunto - alla sua dodicesima edizione. La manifestazione, ideata e diretta dallo storico del cinema e scandinavista Vincenzo Esposito, è organizzata dall'Istituto Italiano di Cultura della capitale svedese, in collaborazione con la F.I.C.C. - Federazione Italiana Circoli del Cinema e con la Cineteca Nazionale di Svezia.
L'Italian Film Festival comprenderà, come di consueto, una sezione Panorama, nella quale saranno proposti alcuni tra i più interessanti film usciti in Italia fra il 2008 e il 2009: tra i titoli selezionati, vanno segnalati Due partite di Enzo Monteleone, Fortapàsc di Marco Risi, Colpo d'occhio di Sergio Rubini, Si può fare di Giulio Manfredonia, Diverso da chi? di Umberto Carteni, Rosso come il cielo di Cristiano Bortone, Riprendimi di Anna Negri, Focaccia Blues di Nico Cirasola (che sarà presentato in sala dal regista). Il film d'apertura del festival sarà Come Dio comanda di Gabriele Salvatores, introdotto direttamente dal protagonista Filippo Timi, uno tra gli ospiti della manifestazione.
Completa il programma dell'Italian Film Festival di Stoccolma una interessante retrospettiva dedicata al regista Elio Petri (1929-1982: nella foto). Tra i film di Petri che saranno proiettati al Cinema Sture spiccano i due capolavori Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Premio Oscar 1971) e La classe operaia va in paradiso (Palma d'Oro 1972).

venerdì 25 settembre 2009

HAPPY BIRTHDAY, BOSS!!!

Due giorni fa, Bruce Springsteen ha felicemente compiuto i suoi primi sessant'anni. Mi piace festeggiarlo, un paio di giorni dopo, riproponendo alcuni estratti video dell'indimenticabile concerto di luglio allo Stadio Olimpico di Roma, quando il regalo lo ha fatto lui a tutti noi. (d.d.p.)

mercoledì 23 settembre 2009

SET CAMPANIA: ACCORDO REGIONE-CINECITTA'

Di Diego Del Pozzo

(Il Mattino - 23 settembre 2009)

Un accordo tra Cinecittà Luce e la Regione Campania, per rendere strutturale e non più episodica la partecipazione dell’istituzione in produzioni cinematografiche da realizzare sul territorio: ad annunciarlo è l’amministratore delegato di Cinecittà Luce, Luciano Sovena (nella foto), in città con Roberto Ciccutto e Carlo Macchitella per seguire gli ultimi giorni di riprese del film di John Turturro sulla canzone napoletana, titolo provvisorio Passione: ieri, nel set di Castel dell’Ovo, ciak per Peppe Barra e Max Casella alle prese con Don Raffaè di De André e Lucio Dalla con la sua Caruso.
"La Campania è una location perfetta per il cinema - dice Sovena - e noi, che abbiamo la mission di distribuire opere prime e seconde, ma anche documentari e film apparentemente poco "commerciali", abbiamo individuato nell’amministrazione regionale un partner affidabile per mettere in piedi operazioni che, altrimenti, non sarebbe possibile realizzare". Cinecittà Luce è la nuova società pubblica che fa da braccio operativo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, nata a maggio dalla fusione di Cinecittà Holding e Istituto Luce, per proseguire nelle azioni di sostegno alla cinematografia italiana: "In tempi di ristrettezze economiche, dovute anche al taglio del Fus, il modello che intendiamo seguire è quello dell’Agenzia per il cinema, come in Francia e in Germania, dove è molto forte il rapporto con i Lander, anche per quanto riguarda la partecipazione diretta a produzioni. La Regione Campania ha mostrato un grande interesse, tanto che il presidente Bassolino mi ha proposto l’idea di un contratto con il quale ufficializzare il rapporto". A fare da tramite tra Regione e Cinecittà Luce ci sono la Film Commission regionale e l’Ente provinciale per il turismo di Napoli, entrambi coinvolti anche nel progetto di Turturro, realizzato assieme a Cinecittà Luce (che ne assicurerà la concreta distribuzione), ai partner produttivi privati Skydancers e Madeleine e al colosso tedesco Beta, che lo distribuirà nel resto del mondo.
L’accordo tra Cinecittà Luce e Regione Campania ha avuto un suo "antipasto" anche nell’esordio della regista e sceneggiatrice Paola Livia Randi, Il fodero, con Gianfelice Imparato e Peppe Servillo, girato a luglio tra Agnano e il centro cittadino. "Ma abbiamo già diversi altri progetti per l’immediato futuro - anticipa Sovena - soprattutto opere prime, basate su sceneggiature intelligenti e capaci di reinventare i generi classici. Penso a Mozzarella story, scritto e diretto da due diplomati del Centro sperimentale, il romano Devor De Pascalis e il trentunenne napoletano Edoardo De Angelis". Il film, basato su una sceneggiatura dei due autori, intitolata Caserta stories e già vincitrice due anni fa del Premio Leo Benvenuti, racconterà la storia di un boss del casertano, un po’ in declino, impelagato in una guerra senza speranza contro imprevedibili produttori cinesi di mozzarella: Vorremmo anche scommettere su qualche comico napoletano e una versione partenopea di L’appartamento spagnolo".
Durante l’incontro, mentre l’amministratore dell’Ept Dario Scalabrini sottolinea "la bontà e l’efficacia del cinema come strumento di promozione turistica", il presidente della Film Commission Regione Campania, Luciano Stella, fa trapelare un’altra suggestiva possibilità futura: "Abbiamo avuto una richiesta dalla Disney, tramite i loro rappresentanti italiani, per individuare alcune location periferiche come Scampia o Piscinola, nelle quali ambientare una storia di riscatto dalla delinquenza e dalla povertà, attraverso l’arte o lo sport. La Disney ha deciso di girarla in una regione italiana meridionale, che potrebbe essere la Campania o la Sicilia. E adesso sta a noi tutti lavorare per non perdere questa interessante opportunità. L’accordo tra Regione e Cinecittà Luce, in tal senso, va nella giusta direzione del fare sistema, senza tante chiacchiere ma concretamente".

martedì 22 settembre 2009

I 60 ANNI DI "TOPOLINO": "FANTASIA"

Per festeggiare anch'io i sessant'anni di Topolino (inteso come il settimanale italiano di "Casa Disney"), ecco un regalino che spero possa essere gradito da tutti gli appassionati. (d.d.p.)

lunedì 21 settembre 2009

I 60 ANNI DI "TOPOLINO": LE 5 STORIE PIU' BELLE

Di Claudio Bovino

Nel mio intervento precedente trovate il racconto divertito - dal punto di vista di un papà che accompagna le sue bambine - della festa milanese di sabato pomeriggio, per i sessant'anni del settimanale Topolino. Qui, invece, voglio soffermarmi sulla classifica delle cinque storie più belle di sempre pubblicate in Italia sullo storico giornalino nei primi sei decenni di vita editoriale.
Le storie sono state scelte direttamente dai lettori di Topolino, attraverso un referendum; e sono state inserite, la settimana scorsa, all'interno di Topogold, il bellissimo volume allegato al numero 2808 del settimanale Disney (qui a lato, la copertina), al prezzo complessivo di 6.50 euro.
Ecco, dunque, la classifica delle cinque storie più belle dei primi sessant'anni di Topolino, secondo il giudizio dei lettori:
1) La vera storia di Novecento (2008: soggetto di Alessandro Baricco, sceneggiatura di Tito Faraci, matite di Giorgio Cavazzano, inchiostri di Sandro Zemolin);
2) Paperino e il segreto della 313 (1995: testi di Fabio Michelini e disegni di Massimo De Vita);
3) Topolino e la spada di ghiaccio (1982: testi e disegni di Massimo De Vita);
4) Paperinik il diabolico vendicatore (1969: soggetto di Elisa Penna, sceneggiatura di Guido Martina, disegni di Giovan Battista Carpi);
5) L'Inferno di Topolino (1949-1950: testi di Guido Martina e disegni di Angelo Bioletto).
Il racconto vincitore, La vera storia di Novecento, è forse, a mio giudizio, davvero il più bello dei primi sessant'anni di pubblicazione del settimanale Topolino, dal 1949 a oggi. Disegnata dal maestro Giorgio Cavazzano e sceneggiata da Tito Faraci, su soggetto di Alessandro Baricco, dopo essere stata votata quale migliore storia del quinquennio 2004-2008, ha alla fine guadagnato il primo posto nella "finalissima" del sondaggio tra i lettori avviato online nel dicembre 2008 sul sito Internet di Topolino. Ed è stata scelta, meritatamente, per celebrare il sessantesimo compleanno del settimanale.
Protagonista della storia è Pippo, nei panni del pianista Novecento, il quale - proprio come nel monologo e nel racconto Novecento di Baricco, nonché nel film La leggenda del pianista sull'oceano di Giuseppe Tornatore - non è mai sceso dal transatlantico Virginian, a bordo del quale suona una musica incantevole, quasi magica. La storia è stata pubblicata per la prima volta nel maggio 2008 sul numero 2737 di Topolino (qui a lato, la copertina), con la diretta collaborazione di Alessandro Baricco, che dopo aver trasformato il suo monologo in libro e film lo ha reso anche un fumetto (e che fumetto!).
La storia - le cui tavole originali sono state esposte anche alla Fiera del Libro di Torino - ha avuto già una prima riedizione, qualche mese fa, in un pregevole volume brossurato di grande formato edito sotto il marchio BuenaVistaLab (qui a lato, la copertina) e arricchito da alcuni simpatici "extra", come la presentazione di Faraci, due interviste a Baricco e Cavazzano e gli "errori" tratti dal set. E ora la si può rileggere anche in Topogold, che mentre scrivo è ancora disponibile in edicola assieme a Topolino. Pur inserendosi nella tradizione delle Parodie Disney all’italiana, La vera storia di Novecento ha un carattere diverso, non prende in giro i personaggi, ma trova una sua sintesi equilibrata, pulita nei testi e nel disegno, conservando la capacità evocativa e malinconica del monologo di Baricco, pur nell'ambito di un differente medium e con ambientazioni e personaggi insoliti.
La storia può essere letta anche on line, in un'apposita area del sito di Topolino. Per chi volesse qualche informazione in più sullo sceneggiatore Tito Faraci, invece, può trovarla sul suo blog o sul sito personale.

I 60 ANNI DI "TOPOLINO": CRONACA DELLA FESTA

Di Claudio Bovino

Mentre le colorate immagini a fumetti de La vera storia di Novecento scorrono sul grande schermo, le simpatiche voci del piccolo Federico Russo ("Mimmo") e di Antonello Fassari ("zio Cesare") della fiction televisiva I Cesaroni (qui sotto, nella foto di Claudio Bovino) danno vita ai personaggi splendidamente disegnati da Giorgio Cavazzano. In alcuni momenti, interviene ad accompagnarli al pianoforte il bravo Alberto Lodoletti.
È sabato 19 settembre e siamo a Milano, nella Sala delle Colonne del Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci. Ci sono anch'io, con moglie (Brunella) e figlie (Isabella e Sofia), seduto per terra su una sagoma in gomma piuma della testa di Topolino, assieme a trecento tra bimbi e genitori, tutti venuti qui per partecipare all’allegra festa dei 60 anni del settimanale Topolino. Sul palco, "Mimmo" interpreta Topolino mentre "zio Cesare" dà la voce a Pippo e agli altri personaggi, oltre a improvvisarsi rumorista. Si tratta della prima performance di questo genere per la Disney italiana e sembra che l’esame sia superato. L’evento - battezzato Eccellenti letture... a fumetti! - è condotto con entusiasmo da Isa Arrigoni di Trebisonda e vede intervenire anche il direttore di Topolino, Valentina De Poli, oltre che lo stesso Tito Faraci. In sala, un artista Disney realizza alcuni disegni nei quali "Mimmo" e "zio Cesare" interagiscono con i protagonisti della storia. I disegni vengono donati ai due attori mentre altri, già pronti, sono regalati, con altri gadgets, a otto piccoli spettatori sorteggiati tra il pubblico, dopo aver risposto ad alcune domande su La vera storia di Novecento (con grande delusione di Isabella, noi non siamo tra i fortunati…). Anche il pianista Stefano Bollani, in video, fa gli auguri a Topolino: questa settimana, infatti, sul giornalino c’è anche lui, in una storia che ha sceneggiato e nella quale compare in versione "paperizzata" col nome di Bolletta.
Alla fine della festa (qui sopra, nella foto di Claudio Bovino, la sala dove s'è svolto l'evento) i due Cesaroni sono simpaticamente presi d’assalto dai fan: anche "Mimmo", che, stretto in un angolo tra flash e autografi, con professionalità e simpatia, ogni tanto si gira verso la mamma per cercare di riuscire a sgusciare via dalle piccole ammiratrici e tornare in volo a Roma. Lo salutiamo pure noi, anche se Isabella, un po' intimidita, non riesce a farsi una foto, schiacciata dalle più grandi. Io saluto anche Tito Faraci, facendogli i complimenti pure per le storie poliziesche raccolte nel bel volume Topolino noir, del quale mi dice di essere particolarmente fiero.
Insomma, è stato veramente un pomeriggio di grande divertimento per tutti noi bimbi… Ehm... Ma sì!!!

domenica 20 settembre 2009

IPSE DIXIT: F. W. NIETZSCHE

"Ascoltate, io vi insegno il Superuomo: egli è questo mare, in esso può sprofondare il vostro grande disprezzo. [...] Vedete, io vi insegno il Superuomo: egli è questo fulmine, egli è questa follia!".
Friedrich Wilhelm Nietzsche
Così parlo Zarathustra

sabato 19 settembre 2009

LA TV HD SECONDO MEDIASET PREMIUM

Di Davide Cerbone

Si chiama Tele System TS7900HD e, al momento, è più introvabile di Osama Bin Laden. Perché? Semplice. È uno dei pochissimi decoder certificati per l’alta definizione in digitale terrestre. E ora che dilaga la smania dell’hd (un suffisso che di questi tempi sta bene vicino a ogni cosa, come “xp” fino a un paio di anni fa), tutti lo cercano, tutti lo vogliono. Ma solo pochissimi sono riusciti a metterci le mani sopra.
Certo, alcuni televisori di ultimissima generazione sono provvisti di decoder hd. Basta comprare uno di quelli, direte. E invece no: perché nessuno dei modelli attualmente in commercio è adatto a ricevere in alta definizione i canali criptati. In pratica: neanche con un televisore che reca tra le specifiche l’allettante marchio Dgtv HD vedrete in alta risoluzione le (poche) partite trasmesse in hd da Mediaset Premium.
Per proteggere i propri dati criptati e scongiurare la pirateria, infatti, Mediaset ha deciso di saltare a piè pari la codifica CI (common interface) per ricorrere alla nuova CI+ (common interface plus). Il che rende obsoleti in un sol colpo perfino i tv lcd che occupano i posti d’onore sugli scaffali delle catene di elettronica e di informatica: nessuno di questi, oggi, integra il sistema CI+.
A meno che non si voglia attendere l’uscita della prossima generazione di televisori (dando per scontato che questi prevedano un modulo digitale terrestre hd CI+) serve, dunque, un decoder esterno (o una cam) hd. Il Tele System, appunto. Che, venduto al prezzo non proprio modico di 169 euro, monta un processore BROADCOM da 400 MHz, presa ethernet per la connessione a banda larga con modem V90, memoria RAM da 256 Mb e doppio lettore smart card. In alternativa, ci si può avventurare nella ricerca di uno degli altri due o tre apparecchi dei quali si trova traccia soltanto su internet (attenzione: anche in quel caso bisogna aver cura di sceglierne uno con codifica CI+). Basta farsi un giro in qualche negozio, del resto, per avere la prova empirica di come la confusione regni sovrana: nessun commesso sarà in grado di dirvi quando arriveranno i nuovi decoder hd compatibili con le offerte di Mediaset.
Il punto, però, è anche - o soprattutto - un altro: la quantità di banda della quale Premium dispone è decisamente insufficiente per le trasmissioni in alta definizione. Tanto che, per rispondere all’offerta del calcio in hd di Sky (che pare abbia comunque una risoluzione leggermente più alta), Mediaset ha dovuto limitarsi ad anticipi e posticipi. Quelli mandati in onda su Premium Calcio HD, infatti, essendo in beata solitudine, possono occupare gli “spazi” lasciati liberi dagli altri canali Premium Calcio. Ecco perché, fin quando questi limiti tecnici non saranno superati, difficilmente vedremo più di una partita alla volta in alta definizione sui canali a pagamento di Berlusconi.
Insomma, è un’alta definizione con tanti “se” e tanti “ma”. Giusto il minimo indispensabile per aggiungere quelle due magiche consonanti sulle locandine e negli spot.

venerdì 18 settembre 2009

SERIE TV: STASERA TORNANO "24" E "DEXTER"

Di Diego Del Pozzo

Forti emozioni, tanta adrenalina e colpi di scena mozzafiato aspettano gli appassionati di serie televisive americane sulle frequenze satellitari di Fx, canale 119 di Sky, dove - stasera, a partire dalle ore 21 - fanno il loro atteso ritorno due autentici beniamini di chi ama la serialità catodica di qualità: l’agente federale Jack Bauer e l’ematologo-serial killer Dexter Morgan. I due popolari personaggi, interpretati rispettivamente da Kiefer Sutherland e Michael C. Hall, si confermano mattatori indiscussi di 24 e Dexter, due tra le serie tv più innovative di questi anni, in prima visione italiana da questa sera, ogni venerdì, con gli episodi delle nuove stagioni inedite. Per la verità, nel caso di 24 la serata odierna propone un gustoso “antipasto” della settima stagione, cioè il film 24: Redemption, che fa da ponte tra il “giorno sei” e il “giorno sette” delle avventure di Jack Bauer (ogni stagione di 24, infatti, narra gli avvenimenti di un’unica giornata nelle vite dei personaggi). Poi, da venerdì prossimo, sempre alle 21 su Fx, partirà ufficialmente la nuova stagione, alla quale, dunque, il film fa da prequel.
24: Redemption, che negli Stati Uniti è stato trasmesso già da diversi mesi e visto da dodici milioni di telespettatori, è scritto da Howard Gordon e diretto da Jon Cassar. Ambientato quasi quattro anni dopo la drammatica conclusione della sesta stagione, con Jack Bauer fuggito in Africa per ritrovare se stesso, il film mostra l’agente federale che, assieme al collega inglese Carl Balton (Robert Carlyle), lavora con i bambini in un progetto umanitario delle Nazioni Unite. La sua ritrovata pace, però, dura ben poco, poiché - mentre in America si sta insediando il primo presidente donna della storia, Allison Taylor, interpretata dall’attrice Cherry Jones - Bauer sarà coinvolto nell’ennesima crisi internazionale, tra feroci “signori della guerra” africani e misteriosi industriali senza scrupoli, sullo sfondo di un genocidio che rimanda, con ogni evidenza, a quello del Ruanda. Nel cast, accanto a Sutherland (anche co-produttore), spicca una “guest star” d’eccezione come Jon Voight, nel ruolo del malvagio industriale Jonas Hodges. Al termine di 24: Redemption, alle 22.50, Fx manda in onda l’episodio inaugurale della terza stagione di Dexter, la serie che, fin dalla prima messa in onda negli Stati Uniti, è stata acclamata da pubblico e critica per l’originalità e la raffinata ironia (un po’ cinica) con la quale affronta temi scottanti e complesse questioni etiche. Il protagonista Dexter Morgan, magistralmente interpretato da Michael C. Hall, altri non è, infatti, che uno spietato serial killer, il quale però incanala la sua sete di uccidere massacrando soltanto gente profondamente corrotta che, in qualche modo, è sfuggita alla giustizia.
A guidare le azioni di Dexter è il cosiddetto “Codice Harry”, dal nome del padre adottivo che, dopo averne intuito il carattere omicida fin dall’adolescenza, è riuscito a insegnargli come indirizzare gli impulsi violenti, spiegandogli anche come integrarsi nel mondo che lo circonda per nascondere la sua indole malata. Dexter, infatti, lavora come insospettabile ematologo presso la polizia scientifica di Miami e ha anche una regolare fidanzata, Rita Bennett (interpretata da Julie Benz), che nel corso della terza stagione aspetterà persino un bambino. Ma, per gli appassionati italiani, la terza stagione di Dexter ha in serbo parecchie sorprese, a partire dalla crisi di coscienza che attanaglierà il protagonista per un tragico errore col quale si troverà a convivere: per la prima volta in vita sua, infatti, Dexter ucciderà un innocente.

giovedì 17 settembre 2009

COMICDOME: LA "NUOVA" AVATAR PRESS

Di Raffaele De Fazio

Devo ammettere che per molto tempo ho pensato che la Avatar Press, dopo averci propinato per anni cose abbastanza ignobili in dieci copertine diverse e avere spremuto senza tregua il trend delle bad girls, fosse quell’editore presso il quale anche l’autore più quotato potesse pubblicare i prodotti delle proprie escursioni mattutine al bagno travestendoli da fumetti, in compagnia di disegnatori spesso approssimativi e al limite della pubblicabilità.
Dopo tutto, se io sono Warren Ellis e ho un prodotto che ritengo buono lo porto alla Vertigo oppure alla Marvel, che mi garantiscono una enorme visibilità e la possibilità magari di sfociare in discorsi più ampi relativi allo sfruttamento cinematografico e televisivo; senza tralasciare che, a scorrere la biografia del buon Warren, ci accorgiamo che i primi (inguardabili) lavori per Avatar coincidono con la nascita della sua prima figlia, Lilith. Insomma, per molti anni è stato così; e ce ne hanno fatto leggere di minkiate!
Ma ultimamente anche gli ormai collaudatissimi Ellis ed Ennis si sono accorti che Avatar Press non vuol dire solo un incasso sicuro garantito unicamente dal proprio nome, senza bisogno di troppo impegno professionale, ma una specie di oasi felice dove poter pubblicare opere con tematiche che talvolta possono spaventare l’editore mainstream ma che possono, invece, trasformarsi in piccoli capolavori nelle mani del più agile editore dell’Illinois. Ormai, dunque, non soltanto Warren Ellis e Garth Ennis si affidano ad Avatar per pubblicare le loro cose più estreme, ma anche sceneggiatori come Jamie Delano, Christos Gage, Steven Grant e l’indistruttibile Joe R. Lansdale vedono questa casa come punto di riferimento nel panorama degli editori d’oltreoceano.
Insomma, anche Avatar sta diventando grande. Il tutto in un panorama editoriale nel quale, tra due editori grandi che continuano a punzecchiarsi armati di eroi con le mutande sopra i calzoni, continuano a inserirsi piccole realtà lungamente sottovalutate che offrono agli autori più libertà creativa e una sempre più larga visibilità, grazie anche alla rete e alle sue infinite potenzialità.
Ed ecco, allora, che, tra il buio creativo che attanaglia ultimamente la Marvel e l’ottuagenaria e inossidabile presenza della DC, riescono a inserirsi Avatar, IDW, Boom Studio, Oni, TopShelf e il ritorno dell’Image, che ancora riesce a sfornare, di tanto in tanto, piccoli capolavori come Chew, una sorpresa anche nelle vendite.

mercoledì 16 settembre 2009

LA CAMPANIA AGLI SCREENINGS DI DOC/IT

Di Diego Del Pozzo

Promozione della Campania come set cinematografico appetibile per produzioni italiane e internazionali, ma anche supporto a cineasti e società locali per accrescerne la visibilità e farne conoscere i progetti a eventuali compratori: prosegue su questo doppio binario l’attività della Film Commission Regione Campania, dopo il successo organizzativo e d’immagine derivato dal coordinamento del set napoletano di Eat, pray, love, il kolossal hollywoodiano con Julia Roberts che è stato girato, per l’intera giornata di lunedì, anche a Napoli.
Così, grazie all’accordo tra la Film Commission campana e l’associazione dei documentaristi italiani Doc/it, è stato possibile far inserire anche una delegazione di autori provenienti dalla Campania nel denso cartellone degli Italian Doc Screenings, il più importante evento italiano dedicato al documentario (riconosciuto anche all’estero come significativo momento di mercato riservato a questo segmento), in corso di svolgimento a Trento da oggi fino a sabato.
Nella “library” di Doc/it, dunque, sono stati inseriti - e messi a disposizione di eventuali acquirenti internazionali - cinque documentari: il pluripremiato Biutiful Cauntri di Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero (qui a lato, la locandina); La Domiziana, dove non c’è strada non c’è civiltà di Romano Montesarchio; Napoli, Napoli, Napoli di Abel Ferrara, evento speciale alla recente Mostra del Cinema di Venezia; Napoli, piazza Municipio del promettente regista Bruno Oliviero; Napoli: la storia di Luciano De Fraia, che ripercorre le principali vicende storiche della città grazie anche all’ausilio del 3D.
Oltre a questi titoli, la Film Commission Regione Campania sostiene la partecipazione ai Doc Screenings di Trento di sei ulteriori progetti, ancora non terminati: Carosone, un americano a Napoli di Fabrizio Bancale, prodotto dalla Straight to Video; Gerardo Marotta, l’avvocato filosofo di Marcello Sannino, prodotto da Parallelo 41; Il trasloco di Luca Bellino, prodotto da Sutvuess; Le cose belle di Agostino Ferrente e Giovanni Piperno, prodotto da Ananas; O’ Comandante di Angelo Serio, prodotto da Audio Video e Grafica; La terra di mezzo di Luca Gatta, prodotto da Lugega Film. “L’iniziativa - sottolinea il direttore della Film Commission campana, Maurizio Gemma - rientra tra le nostre azioni a supporto del comparto audiovisivo campano, per intensificare la presenza di autori e opere in eventi che diano l’occasione di proporsi sul mercato internazionale”.

martedì 15 settembre 2009

JULIA ROBERTS CONQUISTA NAPOLI

Di Diego Del Pozzo

(Il Mattino - 15 settembre 2009)

Il fascino solare di Julia Roberts si dimostra più forte persino del violento acquazzone che s’è scatenato ieri pomeriggio su Napoli, durante le riprese in città del kolossal hollywoodiano Eat, pray, love, scritto e diretto da Ryan Murphy a partire da un romanzo di Elizabeth Gilbert, prodotto dalla Sony e dalla società di Brad Pitt.
Il nubifragio ha ritardato il piano di lavorazione di un’ora e mezza e fatto cancellare una scena prevista all'esterno della storica pizzeria Da Michele. Appena tornato il sereno, però, la diva Julia (qui sopra, nell'immagine pressphoto) ha potuto nuovamente calarsi nel ventre di Partenope e raccogliere, tra un ciak e l’altro, il caldissimo abbraccio dei tanti napoletani che volevano vedere da vicino la star di Pretty woman.
La giornata napoletana di Julia - nel film donna in crisi esistenziale che decide di ritrovare se stessa grazie a un viaggio intorno al mondo - inizia di buon’ora, alle 8 del mattino, con la sessione di riprese nella pizzeria di Forcella. L’attrice, radiosa e sorridente come al solito, si prepara all’interno di un parrucchiere adiacente e poi interpreta una lunga sequenza nei panni di una turista alle prese con una fumante pizza margherita. All’esterno, oltre trecento fan assiepati sono in sua attesa e lei, una volta terminate le riprese, si concederà ai flash di fotocamere e telefonini, salutando la folla e ricambiandone il calore.
L’area è completamente chiusa al traffico e l’organizzazione regge bene, coordinata dalla Film Commission della Regione Campania e dal service CineRapa. "Tra le 165 comparse selezionate - spiega il location manager Franco Rapa - abbiamo coinvolto tante persone del quartiere. Ma tutti ci hanno dato la loro disponibilità, partendo da quanti ci hanno accolto nelle loro case per le sequenze da girare nei vicoli". Il direttore della Film Commission regionale, Maurizio Gemma, sottolinea "l’importanza di un set tanto imponente in pieno centro cittadino: il perfetto funzionamento della macchina organizzativa locale è un segnale lanciato alle produzioni internazionali interessate a girare in uno scenario straordinario com’è quello dei Decumani".
Subito dopo la fine dell’acquazzone pomeridiano, il set (qui sopra, ancora in una immagine pressphoto) si sposta all’imbocco di via dei Tribunali, vicino all’Archivio storico del Banco di Napoli, dove viene girata la sequenza di una passeggiata della Roberts nel più oleografico degli ambienti napoletani: il vicolo con i panni colorati stesi tra due palazzi, col carrettino delle granite al limone, i motorini zigzaganti e il vociare dei passanti. Robert Richardson, direttore della fotografia due volte premio Oscar (per JFK e The Aviator) se la vede con un continuo cambio di intensità e tonalità della luce, determinato dall’alternarsi di nuvole e sole accecante, ma vince la sfida dall’alto del suo imponente dolly - la gru sulla quale è montata la macchina da presa - variando angoli e focali con sicurezza e velocità, per il piacere del regista Ryan Murphy (autore della serie di culto Nip/Tuck). Al termine della complicata sequenza, Julia si gira all’improvviso verso i tantissimi fan assiepati dietro le transenne e si concede un nuovo bagno di folla.
Dopo la veloce ripresa di una soggettiva dell’attrice verso un balcone dal quale una bambina deve farle un gestaccio per esigenze di copione, il set si sposta velocemente all’interno del Pio Monte della Misericordia, dall’altro lato di via dei Tribunali. E qui viene realizzata una sequenza più introspettiva, con l’attrice che fissa, con grande intensità, il capolavoro di Caravaggio Le Sette opere di misericordia, illuminato dall’alto, con appositi palloni a elio, per aumentare gli effetti drammatici voluti dal regista. Anche all’esterno della cappella, come nei pressi dell’adiacente Hotel Caravaggio servito da base per la diva, sono in tanti ad attendere ancora. Ma, dopo un ultimo saluto e l’ennesimo sorriso radioso, Julia è già pronta per essere trasportata in aeroporto, mentre tecnici e maestranze provvedono a smontare il set e restituire alla città il suo aspetto quotidiano.
Ciao Napoli, da domani le riprese di Eat, pray, love proseguiranno in India e poi in Indonesia. Nel cast anche Javier Bardem, Billy Crudup, Richard Jenkins e Luca Argentero, l’attore italiano del momento.

lunedì 14 settembre 2009

SERIE TV: SPIDERMAN & HULK

Di Diego Del Pozzo


Il rapporto tra fumetto supereroistico e serie televisive non ha mai prodotto capolavori capaci di segnare un’epoca: non lo è stato, infatti, il serial anni Cinquanta di Superman, né quello di Batman del decennio successivo. E certamente non lo sono stati i due progetti catodici dedicati a personaggi di punta della Marvel Comics come l’Uomo Ragno - che, dal film di Sam Raimi in poi, si chiama Spiderman anche in Italia (potere del marketing globalizzato…) - e Hulk. Anzi, va detto subito che, rispetto a quelle classiche dedicate ai due “mostri sacri” della DC Comics, le serie televisive su questi due personaggi marvelliani appaiono ancora meno convincenti, da tutti i punti di vista. In particolare, quella dell’Uomo Ragno può essere considerata come un piccolo campione di trash televisivo. Prodotto dalla Columbia Pictures e andato in onda sul network CBS dal 19 aprile 1977 al 6 luglio 1979, per soli 13 episodi più il pilot di lunghezza doppia, l’agghiacciante telefilm The Amazing Spiderman è, per fortuna, inedito nel nostro Paese, tranne il succitato pilot e due film realizzati montando assieme due episodi alla volta, distribuiti anche nei cinema italiani. L’Uomo Ragno è una tra le più fortunate e durature creature fumettistiche di Stan Lee, che utilizzò proprio questo personaggio come emblema stesso della “poetica” marvelliana - sintetizzata nell’ormai mitica definizione “Supereroi con superproblemi” - che rivoluzionò letteralmente il fumetto supereroistico statunitense all’inizio degli anni Sessanta, dando il via alla cosiddetta “Silver Age of Comics”, basata sulla modernizzazione dei vari personaggi, resi più vulnerabili e, quindi, più interessanti (si pensi, a tale proposito, ad altri famosissimi esempi “Made in Marvel”, come Devil, Hulk e/o supergruppi come i Fantastici Quattro e gli X-Men).
Tornando alla serie ragnesca del 1977, va ricordato che ne è protagonista l’attore Nicholas Hammond, nei panni di Peter Parker, studente e fotoreporter che, dopo essere stato morso da un ragno radioattivo, ne acquisisce i poteri, grazie ai quali riesce ad arrampicarsi su qualunque superficie, ha forza e agilità sovrumane, è dotato di un “senso di ragno” che gli permette di sentire in anticipo i pericoli; a tutto ciò aggiunge la speciale ragnatela sintetica che crea grazie alle proprie conoscenze scientifiche. Anche sul piccolo schermo, Peter/Spiderman decide di utilizzare questi suoi poteri nella lotta contro il crimine. Nella serie, la “mitica” Zia May è interpretata da Irene Tedrow, mentre lo scorbutico direttore del quotidiano Daily Bugle (al quale Peter collabora) è Robert F. Simon. La versione televisiva delle avventure dell’Arrampicamuri, però, è davvero deludente, come detto, tanto da far dissociare subito il creatore del personaggio, Stan Lee, che la definì “troppo adolescenziale e priva di cattivi interessanti”. Alle critiche di Lee, vanno aggiunte anche quelle, non trascurabili, riferite all’assenza del ritmo tipico del fumetto di riferimento, al totale fraintendimento della sua ironia, alla “limatura” degli aspetti più problematici della personalità del protagonista e, dulcis in fundo, alla presenza di elementi davvero indifendibili come l’epocale corda (quasi da marinaio) utilizzata per simulare visivamente la ragnatela e la ridicola tutina rosso-blu del protagonista. Un altro personaggio marvelliano che arriva in televisione quasi contemporaneamente, con esiti senz’altro meno disastrosi rispetto a quelli del telefilm sull’Uomo Ragno, è il gigantesco mostro verde Hulk, protagonista della serie L’incredibile Hulk (The Incredible Hulk), in onda ancora sulla CBS dal 4 novembre 1977 al 12 maggio 1982 per 85 episodi. Hulk nacque nel 1962 sempre dalla fervida fantasia di Stan Lee, che assieme al grande disegnatore Jack Kirby realizzò una variazione sul tema di Jekyll e Hyde, “riletto” alla luce delle nuove inquietudini dell’era atomica: il gigante di giada, infatti, altri non è che lo scienziato Bruce Banner, accidentalmente investito dall’esplosione della bomba gamma (inventata proprio da lui), che lo trasforma in un mostro fortissimo ma poco intelligente; ogni volta che il pacifico dottore perde la pazienza si trasforma in Hulk che, quindi, ne incarna il lato selvaggio e irrazionale. Nel telefilm, Bill Bixby ha il ruolo di David Bruce Banner, mentre il culturista sordomuto Lou Ferrigno (di origini italiane) è Hulk. Rispetto al fumetto spariscono tutti i personaggi di contorno della serie e la trama si articola in tanti episodi slegati tra loro e ambientati in punti sempre diversi degli Stati Uniti, con Banner/Hulk in perenne fuga dopo l’ennesimo disastro provocato dai suoi scatti di rabbia. Anche in questo caso, pur con l’indiscutibile fascino tipico di un “road movie”, il telefilm si mantiene ben lontano dal livello del fumetto Marvel di riferimento, soprattutto dalla versione più matura che ne darà lo sceneggiatore Peter David durante gli anni Ottanta e Novanta, quando estremizzerà i presupposti di base dello storico personaggio. Anche se rispetto alla serie sull’Uomo Ragno quella su Hulk è quasi un capolavoro, dunque, in realtà pure questo telefilm deluse le attese, facendosi ricordare unicamente per l’effetto speciale della trasformazione Banner/Hulk e per l’affascinante malinconia di fondo. A differenza della serie ragnesca, comunque, quella dedicata a Hulk ha goduto di grande successo anche in Italia, dove la si ricorda come uno dei prodotti televisivi più caratteristici degli anni Ottanta e dove, in tempi più recenti, ha potuto godere di versioni in dvd facilmente reperibili dagli appassionati.

domenica 13 settembre 2009

DA DOMANI I CIAK DI JULIA ROBERTS A NAPOLI

Di Diego Del Pozzo


I piccoli ritardi accumulati sul set romano hanno fatto modificare all’ultimo momento il piano di lavorazione a Napoli di Eat, pray, love, il film con Julia Roberts che si girerà domani in pieno centro cittadino, con conseguente chiusura al traffico, oggi e domani, di via Colletta, via Muzi e via dei Tribunali nel tratto compreso tra Castel Capuano e via Duomo. La chiusura già nella giornata odierna avrebbe permesso, se i tempi fossero stati rispettati, di girare anche all’ultimo momento, poiché l’arrivo a Napoli del regista Ryan Murphy era, comunque, previsto per il pomeriggio. In ogni caso, il blocco della circolazione - gestito dalla polizia municipale, che vieterà il traffico ad auto, moto e pedoni - farà in modo che il set naturale dei Decumani partenopei sia allestito con la cura che richiede una grossa produzione hollywoodiana come questa.
I due ambienti scelti per le riprese napoletane col supporto della Film Commission campana, cioè la storica pizzeria Da Michele a Forcella e il seicentesco Pio Monte della Misericordia, saranno arricchiti da elementi scenografici e anche illuminati artificialmente. In particolare, è stata pensata un’illuminazione di grande suggestione per quello che sarà il set più prestigioso della due giorni napoletana, ovvero la sala del Pio Monte dov’è ospitato il capolavoro di Caravaggio Sette opere di misericordia: proprio lì sarà girata, domani pomeriggio, una scena importante con la diva Julia Roberts.
Ma il piano di lavorazione aggiornato prevede i primi ciak, in tarda mattinata, nella pizzeria Da Michele; poi, subito dopo pranzo, una passeggiata della Roberts e dell’attore italiano Luca Argentero lungo via dei Tribunali, anch’essa illuminata artificialmente nei tratti più scuri e sicuramente “animata” dai tanti napoletani che vorranno seguire le riprese dai balconi di casa; infine, le sequenze pomeridiane nel Pio Monte della Misericordia. Al termine, i tecnici provvederanno a smontare tutto già in serata, così da riportare la città alla normalità per martedì mattina.

sabato 12 settembre 2009

FULVIO LUCISANO: MESTIERE PRODUTTORE

Di Diego Del Pozzo

Insignito quest’anno di uno speciale David di Donatello per i cinquant’anni di attività come produttore, Fulvio Lucisano incarna un pezzo importante di storia del cinema italiano. La sua IIF – Italian International Film, fondata il 1 agosto 1958, è ancora oggi una tra le case di produzione più attive e consolidate.
E lo stesso Lucisano, con oltre centotrenta film prodotti, si conferma uomo di cinema capace di abbinare doti imprenditoriali e sensibilità nel recepire innovazioni e tendenze. D’altra parte, per lui parlano i nomi di alcuni tra i tanti registi coinvolti nelle sue produzioni: Steno, Dino Risi, Mario Bava, Pasquale Festa Campanile, Alberto Sordi, Massimo Troisi (per l’esordio Ricomincio da tre), Mauro Bolognini, Luigi Comencini, Francesca Archibugi, Maurizio Nichetti, fino a Fausto Brizzi, la sua scoperta più recente.
Una caratteristica ricorrente delle produzioni di Fulvio Lucisano è sempre stata quella di rispettare i gusti del pubblico. Ciò, ovviamente, ha prodotto i tanti grandi successi commerciali che hanno contrassegnato la carriera del produttore, nominato cavaliere del lavoro, nel 2007, dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Ma come nasce, chiediamo a Lucisano, questo rapporto così saldo e costante tra i suoi film e il pubblico?
Una volta Buster Keaton mi disse che un film comico deve essere composto da dieci rulli di pellicola e che in ciascuno deve sempre esserci una risata. Questo esempio mi serve per sottolineare che, in cinquant’anni di carriera, io ho sempre cercato di capire che cosa desiderasse il pubblico. Per questo, quando valuto un progetto di film, la prima cosa che mi chiedo sempre è se il pubblico pagherà il biglietto per vederlo. Se la risposta è affermativa, lo produco. Anche quando mi confronto con i miei sceneggiatori, li invito a porsi questo quesito. La stessa cosa, per esempio, mi è successa anche con Fausto Brizzi ai tempi di Notte prima degli esami: da allora, però, con lui non metto più becco in nulla, perché le sue sceneggiature sono sempre perfettamente calibrate”.
L’attenzione alla sceneggiatura è una caratteristica dei film prodotti da lei.
Questo perché da una buona sceneggiatura verrà fuori sempre un buon film. Purtroppo, noi italiani abbiamo il limite linguistico, che impedisce spesso a film commerciali di buona qualità di essere venduti e visti anche all’estero, magari sul mercato statunitense. Per fortuna, però, non sempre è così: ricordo ancora con grande piacere, per esempio, i complimenti di un appassionato sincero e competente come Quentin Tarantino alla Mostra di Venezia 2005, dopo la proiezione di Cosa avete fatto a Solange? di Massimo Dallamano. Quentin aveva visto tanti miei film e li conosceva benissimo, nonostante le differenze linguistiche”.
L’attività della IIF procede a ritmi serrati, sia al cinema che in televisione. A quali progetti sta lavorando in questo periodo?
Nonostante le difficoltà di fare cinema in Italia e le incertezze derivanti dal nuovo taglio del FUS, continuiamo a produrre a pieno ritmo. I progetti sono tanti, a partire da quelli nei quali è impegnato Fausto Brizzi: i due film-gemelli Maschi contro femmine e Femmine contro maschi, esperimento unico in Italia di pellicole che gireremo contemporaneamente con due cast differenti tranne che per alcuni ruoli. I due film saranno commedie sulla “guerra” tra i sessi, con tanti episodi e situazioni divertenti”.
C’è un altro film, a modo suo rivoluzionario, che la IIF ha deciso di realizzare.
In effetti, se rispetteremo il piano di lavorazione e gireremo nei primi mesi del 2010, sarà il primo film italiano in 3D: lo ambienteremo nel Museo archeologico di Napoli e negli Scavi di Pompei. Sarà una commedia avventurosa per ragazzi, sul modello dei Goonies. Il titolo provvisorio è Alla ricerca del favoloso tesoro di Pompei. Lo sta scrivendo Luca Manzi, mentre regista e cast sono ancora in via di definizione, con Gianluca Grecchi, il bambino del televisivo Due imbroglioni e mezzo, tra i protagonisti. Visti i costi, stiamo cercando anche un partner statunitense e siamo in trattative con Avi Lerner”.
Dal 2004, la sua casa di produzione ha allargato il campo d’azione anche all’attività televisiva, realizzando numerose miniserie. Qual è il prossimo progetto per il piccolo schermo?
Si tratta di una fiction sulla vita del popolare giornalista e conduttore televisivo Enzo Tortora: abbiamo comprato i diritti del libro di Vittorio Pezzuto, Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora; e alla sceneggiatura sta già lavorando Andrea Porporati, con la collaborazione della famiglia Tortora e, in particolar modo, delle due figlie Silvia e Gaia. Nella serie si vedrà l’ascesa professionale di Tortora e anche l’allucinante vicenda giudiziaria che, da innocente, lo vide coinvolto e che, suo malgrado, lo trasformò in un simbolo della “malagiustizia” all’italiana”.
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Nota: in una forma leggermente diversa, questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Mattino di martedì 18 agosto.

venerdì 11 settembre 2009

JULIA ROBERTS E LA PIZZA NAPOLETANA

Di Diego Del Pozzo


Sarà un autentico passaggio di testimone tra divi hollywoodiani, quello che in questo fine settimana avrà luogo, nel cuore più verace dell'antica Partenope, tra John Turturro e Julia Roberts. La diva di Pretty Woman, infatti, sarà in città da domenica a martedì per due-tre giorni di riprese del film Eat, pray, love, kolossal co-prodotto e distribuito dalla Columbia Pictures (che l'ha già inserito tra le uscite del 2011). La regia del film è di Ryan Murphy, che ne ha anche sviluppato la sceneggiatura a partire dal romanzo autobiografico della scrittrice Elizabeth Gilbert, Mangia, prega, ama. Una donna cerca la felicità, edito in Italia da Rizzoli. Tra i produttori della pellicola vi sono la stessa Roberts e Brad Pitt, detentore dei diritti del libro. Nel cast anche Javier Bardem, Billy Crudup, Richard Jenkins e Luca Argentero.
Dopodomani la diva girerà alcune scene del film in via dei Tribunali, passeggiando nei vicoli prima di entrare nel Pio Monte della Misericordia, dove Turturro ha girato l'altro giorno una scena del suo film sulla canzone napoletana, titolo provvisorio Passione, protagonista Fausto Cigliano. Ieri ancora ciak per la troupe, ma all'esterno della cappella che contiene il celebre quadro di Caravaggio dedicato alle Sette opere di misericordia.
Dalle sonorità della melodia partenopea, declinata nelle sue forme più o meno classiche, si passerà alle atmosfere introspettive e persino dolorose del romanzo della Gilbert, imperniato sulla vicenda di una donna in crisi esistenziale, la quale decide di affrontare un viaggio di dodici mesi intorno al mondo, per ritrovare se stessa: così, conoscerà l'Italia, dove impara l'arte del piacere e fa nuove amicizie; l'India, dove raggiunge la grazia meditando assieme a un idraulico neozelandese dal dubbio talento poetico; infine, l'Indonesia, dove uno sdentato sciamano di età indefinibile le insegna a guarire dalla tristezza e dalla solitudine, quindi a sorridere e a innamorarsi di nuovo.
Dopo le riprese romane durate due settimane, a Napoli Julia Roberts arriva in compagnia di Argentero, che nel film interpreta un professore di italiano, compagno e guida della protagonista femminile tra le ricchezze e i piaceri di Partenope: piaceri di natura spirituale, ma anche ben più materiali. Così, per il set napoletano sono stati scelti due luoghi ideali per nutrire, rispettivamente, l'anima e il corpo. Dunque, se da un lato è probabile che, all'interno del Pio Monte della Misericordia, il personaggio della Roberts trovi conforto e spunti intimi di riflessione tra le pareti della chiesa eretta nel Diciassettesimo secolo e davanti al capolavoro caravaggesco, dall'altro lato la donna scoprirà anche i piaceri della gastronomia napoletana, partendo naturalmente dalla pizza.
Lunedì, infatti, per la seconda giornata di riprese in città, il set hollywoodiano si sposterà all'interno della storica pizzeria Da Michele, che la famiglia Condurro gestisce a Forcella dal 1870. Così, coerentemente col personaggio autobiografico che la Gilbert ha tratteggiato nel suo romanzo, la diva statunitense passerà dagli spaghetti alla carbonara degustati sul set romano alle pizze margherite e marinare della tradizione napoletana più autentica.

IL RITORNO DEI 99 POSSE

Di Diego Del Pozzo

(Il Mattino - 11 settembre 2009)

La seconda vita dei 99 Posse si aprirà domani sera, quando in piazza Mercato abbracceranno di nuovo Napoli, sette anni dopo la loro ultima esibizione dal vivo, riproponendosi nella travolgente dimensione live che ne ha sempre rappresentato la forza. Ma la second life del collettivo politico-musicale sarà arricchita anche da un altro aspetto, parallelo e complementare a quello artistico: l'impegno nella neonata Consulta della musica e dell'arte campana.
Ma partiamo dai ritrovati Luca Zulù Persico alla voce, Massimo Jrm Jovine al basso, Marco Messina alle macchine, Sascha Ricci alle tastiere, accompagnati da Claudio Klark Kent Marino alla batteria, Gennaro de Rosa alle percussioni e Peppe Siracusa alla chitarra. Pronti per dare corpo all'operazione rinascita lavorando a un nuovo album in studio. "Partiamo privilegiando la dimensione live della band - sottolinea il tour manager Rosario Dello Iacovo - anche per rispondere alle tantissime richieste che ci arrivano dai centri sociali di tutta Italia. Dopo le prime 15 date, a metà ottobre, ci fermeremo per un primo punto della situazione e per buttar giù qualche altro nuovo pezzo». A novembre, la seconda parte del tour, che il 24 toccherà anche Londra. "La nostra tournée andrà avanti fino a gennaio, quando ci fermeremo per due-tre mesi e inizieremo a lavorare con continuità al nuovo disco", rilancia Jrm: "Per allora, avremo già provato dal vivo diversi brani inediti, a partire da quello, già pronto, che proporremo in anteprima a piazza Mercato: un brano che parla della vergogna delle ronde e dei sempre più frequenti episodi di razzismo e intolleranza. Anche per questo, crediamo che ci sia ancora bisogno dei 99 Posse". Il concerto di sabato, proposto sotto il marchio Musica Nueva, sarà aperto verso le 20 da SangueMostro e gli Jovine, la band del fratello di Massimo, Valerio. Poi verrà il tempo di intonare di nuovo Curre curre guagliò. In scaletta ci saranno tutti i classici del gruppo, oltre al brano inedito sulle ronde, per quella che si preannuncia come una vera e propria cavalcata in una storia artistica iniziata nell'ormai lontano ottobre 1991 sul palco di Officina 99.
E veniamo alla Consulta della musica e dell'arte campana. "La Consulta - spiega Jovine - nasce per provare a far recuperare al nostro territorio quella spinta culturale dal basso presente, per esempio, negli anni Novanta, quando ceti sociali differenti riuscivano a comunicare ancora tra loro, a differenza di quanto accade oggi. Coinvolgeremo tanti artisti a noi vicini, come Daniele Sepe, Bisca, 24 Grana; ma anche produttori e professionisti del settore". Il nuovo organismo nasce con un obiettivo chiaro: "Nelle nostre intenzioni - continua il bassista - vogliamo creare un contenitore, da ospitare in una sede stabile, che sappia proporsi anche come luogo di formazione per nuove professionalità tecniche da impiegarsi nel settore della musica, magari per evitare che tanti ragazzi campani debbano andare a Milano per trovare un lavoro in questo settore". Ed è su questo aspetto che entra in gioco l'assessore regionale all'Istruzione Corrado Gabriele, sponda istituzionale dell'operazione: "Coinvolgeremo i 99 Posse e gli altri artisti della Consulta nelle attività formative del tradizionale progetto Scuole aperte. Realizzeremo laboratori con gli studenti, rendendoli partecipi delle varie fasi della produzione musicale. E abbiamo pensato anche a un concorso, per far scrivere ai ragazzi alcune canzoni". "Alla fine del laboratorio - conferma Jovine - potremmo anche scegliere il brano che ci sembra più azzeccato, per inserirlo nel nuovo disco".

giovedì 10 settembre 2009

ELTON JOHN A NAPOLI PER LA PIEDIGROTTA

Di Diego Del Pozzo

(Il Mattino - 10 settembre 2009)

Elton John arriverà a Napoli domani con un aereo privato, sul quale ci saranno il suo compagno David Furnish e, naturalmente, il pianoforte prediletto. E dopo il concerto-evento della Piedigrotta 2009, a differenza di quanto fa di solito, potrebbe non ripartire subito, già domani notte, ma trattenersi anche il giorno dopo, anche perché dal suo entourage sono partite diverse richieste di informazioni su scultori e artisti napoletani.
Il presidente dell’Ente provinciale per il turismo di Napoli, Dario Scalabrini, anima e motore della manifestazione, ha spiegato a lungo al manager italiano del divo Mimmo D’Alessandro, peraltro di origini campane, e a tutti i suoi collaboratori, che cos’è la nuova Piedigrotta, incuriosendoli con dettagli sulla sfilata dei carri allegorici e con racconti sulle origini religiose della festa. E poi, a suscitare ulteriore curiosità nell’autore di Crocodile rock c'è lo scenario della sua esibizione, cioè piazza Plebiscito, col palco che darà le spalle alla facciata di Palazzo Reale, sede appropriata per chi, come lui, può fregiarsi del titolo onorifico di "sir".
Ma piazza e show potranno essere goduti anche da chi non ci sarà, grazie all’accordo con la Rai, che trasmetterà l’evento in radio e in televisione. "Abbiamo pensato al filo conduttore della pace, imposto in qualche modo dalla data, l’ottavo anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle", spiega Francesco Pinto, responsabile della sede Rai partenopea: "Attorno a questo tema costruiremo un grande spettacolo radiofonico e televisivo, condotto sul palco da Pascal Vicedomini. Radiodue trasmetterà in diretta il concerto, mentre Rai Due lo manderà in onda in leggera differita, dalle 23.20. E daremo grande risalto alla piazza, che col suo fascino vale da sola qualche punto di share in più".
Elton John salirà sul palco alle 21.15 precise e suonerà per due ore e un quarto, ripercorrendo le tappe più note di una carriera ricchissima, ma difficilmente concederà davvero la "sorpresa canora per Napoli e la Piedigrotta" di cui si è parlato in conferenza stampa. Prima dell’uomo di Candle in the wind si esibirà, a partire dalle 18, una pattuglia di artisti napoletani: Lino Cannavacciuolo, Enzo Avitabile e i Bottari, i Virtuosi di San Martino e il dj Frank Carpentieri. "Tutti gli artisti napoletani - sottolinea Scalabrini - si esibiranno gratuitamente, a conferma del loro coinvolgimento nel progetto. Il budget complessivo del concerto è pari a 600mila euro, comprensivi, però, oltre che del cachet di Elton John e delle spese per l’allestimento del palco e la logistica, anche di quelle per i diritti radiofonici, televisivi, di utilizzo delle immagini per promozione turistica e di produzione del disco che verrà fuori dalla serata". Sì, perché il concerto piedigrottesco di Elton John diventerà anche un doppio cd, che sarà prodotto nel giro di una settimana e venduto a venti euro in un cofanetto, col marchio di Piedigrotta, comprensivo di dvd con foto dell’evento e video della sfilata dei carri: un colpo promozionale che, se sfruttato bene, potrebbe davvero contribuire al rilancio della festa nel mondo. "Il concerto di Elton John e il film che John Turturro sta girando in questi giorni in città - chiosa l’assessore regionale al turismo, Riccardo Marone - sono elementi decisivi per la definitiva internazionalizzazione di Piedigrotta". E per la ripresa turistica di Napoli, c’è da sperare.

mercoledì 9 settembre 2009

MARCO BELLOCCHIO GIRA UNO SPOT

Di Diego Del Pozzo

(Il Mattino - 9 settembre 2009)

La Napoli del mare e delle bellezze storico-monumentali fa da scenario a Una storia italiana, il cortometraggio d’autore che il Monte dei Paschi di Siena ha scelto come spot pubblicitario per la sua nuova campagna istituzionale che sarà trasmessa da novembre su tutte le reti televisive nazionali. E a firmare il mini-film c’è un maestro del cinema italiano come Marco Bellocchio: una scelta all’insegna della qualità, così come già nel recente passato, quando un altro regista di fama, Giuseppe Tornatore, fu chiamato a filmare la precedente “storia italiana”.Come s’è trovato col linguaggio degli spot pubblicitari, chiediamo a Bellocchio al termine dei due giorni di riprese partenopee?
E’ stata un’esperienza interessante, che ho vissuto anche come una sfida. Mi sono trovato di fronte a una storia preesistente e alle imposizioni sulla lunghezza, datemi dalla produzione. Così, in soli trenta secondi ho cercato di inserire l’essenza stessa di una narrazione incentrata sulla quotidianità e sulle emozioni. Ovviamente, ho suggerito modifiche e ho fatto in modo che vi fosse qualcosa di personale, che potesse rimandare al mio stile. Poi, in fase di post-produzione vi saranno molti interventi, a partire dai fuochi d’artificio sul lungomare napoletano, che saranno inseriti in digitale”.
Lei ha girato a Castel dell’Ovo e sul lungomare. Cosa le ha comunicato la città, in questi due giorni?
Certamente mi ha colpito con la bellezza di questi luoghi. A Napoli, d’altra parte, sono stato tante altre volte in passato”.
E come ha trovato la città, rispetto alle sue visite precedenti?
Sempre piena di vita. Vi ho trovato tanto fermento e poca oleografia. Ma, naturalmente, non posso esprimere giudizi più approfonditi sul contesto sociale, essendo stato in città soltanto per due giorni. Io, infatti, odio la superficialità e non posso certo basarmi su quanto sento in televisione, per giudicare da fuori una città complessa come questa”.
Si riferisce ai tanti servizi giornalistici di questi mesi sull’emergenza rifiuti e gli scempi ambientali?
Mi riferisco, in generale, al fatto che tutto ciò che ci arriva dalla televisione e dai mass media è, appunto, mediato. Per conoscere un luogo bisognerebbe viverci per settimane, forse mesi. A maggior ragione per una città come Napoli”.C’è qualche episodio che l’ha colpita, in questo suo breve soggiorno partenopeo?
"L’altro giorno, mentre un tassista ci accompagnava dalla Ferrovia all’albergo, si è sfogato per tutto il tragitto, raccontandomi i problemi della città. Addirittura, a un certo punto, ha iniziato a rimpiangere persino i Borbone”.
Una città tanto complessa, però, potrebbe essere un set ideale per un film di un regista come lei, che sa raccontare così bene le emozioni e i sentimenti umani.
Se qualcuno dovesse propormelo, in futuro potrei anche accettare. Ma per realizzare un film non ci si può basare su articoli giornalistici o televisivi: ci vogliono una storia e personaggi di spessore. E, in ogni caso, prima di girare un film su Napoli, dovrei viverci per almeno sei mesi, per entrarci a fondo e conoscerla meglio”.
Una storia italiana è considerato, sia da Bellocchio che dai vertici del Monte Paschi, come “un vero e proprio film, più che un semplice spot pubblicitario”. Il corto è accompagnato anche da una strategia di comunicazione su Internet, incentrata sul sito www.unastoriaitaliana.it e mirata a far emergere la forte identità di un marchio presente nella storia italiana dal 1472. Il progetto firmato da Marco Bellocchio sarà articolato in tre soggetti differenti, ciascuno lungo trenta secondi, più uno di sessanta secondi. Anche la direzione della fotografia è “d’autore”, in quanto siglata dal fotografo e cineasta siciliano Daniele Ciprì, mentre i soggetti sono stati ideati dall’agenzia CatoniAssociati.

martedì 8 settembre 2009

PIPPO DELBONO APRE IL TAM TAM DIGIFESTIVAL

Di Diego Del Pozzo


L’Italia di oggi ripresa col telefonino, tra razzismo più o meno strisciante e assurdità para-televisive: questo e altro si vedrà, stasera alle ore 21 al Parco del Poggio, nell’atteso docu-film La paura, che il regista e attore teatrale Pippo Delbono (qui a lato, nella foto) ha girato nei mesi scorsi, servendosi unicamente di un telefono cellulare di ultima generazione. Il film di Delbono - unico italiano nella selezione ufficiale del Festival di Locarno, ad agosto - sarà proiettato questa sera in anteprima italiana, collegando la fortunata rassegna estiva di cinema all’aperto Accordi e disaccordi (che si conclude oggi) col Tam Tam Digifestival, che proprio con La paura s’inaugura e andrà avanti fino a domenica, tra proiezioni, presentazioni librarie e convegni sui temi dell’informazione e della comunicazione.
Per la sua quarta edizione, il festival diretto da Giulio Gargia propone, infatti, un tema emblematico, Le redazioni pericolose: come sopravvivere ai tempi del post-giornalismo, che sarà sviscerato grazie ai contributi degli ospiti coinvolti - lo stesso Delbono, il segretario della Federazione nazionale della stampa Roberto Natale, i giornalisti Giuseppe Lo Bianco e Carlo Vulpio, il regista Berardo Carboni, l’opinionista Oliviero Beha, Beppe Lopez e il vignettista Sergio Staino - e alle suggestioni provenienti dai film in cartellone, a partire proprio da La paura. “Il film - spiega Pippo Delbono - parla di questo tempo tra razzismo e televisione, tra paura e volgarità, tra l’eco di un passato grande e un presente vuoto. Insomma, parla dell’Italia”.
E lo sguardo di Delbono sull’Italia di oggi è selvaggio come le immagini catturate tramite il telefonino; e, naturalmente, nient’affatto indulgente: “In questo Paese, oggi quasi più nulla causa una reazione e né le ronde né la militarizzazione provocano più sdegno. Il modello berlusconiano è diventato l’unico modello, anche perché lui controlla tutta la tv e gran parte dei giornali. Ma io - conclude Delbono - non sono pessimista: la mia non è una rabbia isterica, bensì uno spirito critico. Non dobbiamo accettare tutto”.
Film coraggioso e dall’estetica originalissima, La paura si apre con l’inquadratura della pancia dell’autore, contrapposta alle immagini di un programma televisivo sull’obesità dei bambini, dove il dottore che parla è a sua volta obeso. Seguono, poi, tante immagini di degrado e di intolleranza nei confronti di rom e stranieri (tra l’altro, Delbono filma anche il funerale del giovane africano ucciso a Milano un anno fa, per aver rubato una scatola di biscotti). La paura è un diario preciso, reale e crudele, ma anche una dura denuncia dell’onnipotenza della televisione italiana e delle sue ingerenze nella vita quotidiana.
Tra le altre anteprime proposte dal Tam Tam Digifestival, spiccano il docu-film Tutti giù per aria, sul “caso Alitalia” (domani sera, ore 21.45); l’inedito di Micheal Moore Slackers uprising (“Svegliatevi, pigroni”, giovedì alle ore 22.15); il primo film girato nell’universo virtuale di Second Life, Volatola – Second Media Generation di Berardo Carboni (venerdì, ore 22.30); e, nell’ambito dei due giorni dedicati all’Auditel, il film tedesco Free Rainer – Attacco all’Auditel di Hans Weingartner, sui sistemi di rilevazione dell’ascolto (sabato alle ore 22.30 e domenica alle ore 22). La settimana prossima, infine, il festival avrà un’appendice a Procida, da martedì 15 a domenica 20 nel Conservatorio delle Orfane, con una serie di laboratori organizzati in collaborazione con L’Orientale: vi parteciperanno Zap Mangusta, Tana de Zulueta, Leonardo Giuliano, Davide Riondino e Oliviero Beha.

lunedì 7 settembre 2009

NEGRO 2009: UNO SPECIAL IN RADIO E SUL WEB

Di Diego Del Pozzo

Con ancora nelle orecchie e nella mente la marea di note e colori del Negro Festival 2009, riporto volentieri questa segnalazione diffusa stamattina dall'amico Renato Rizzardi, ottimo responsabile dell'ufficio stampa del festival musicale ambientato nello scenario naturale delle Grotte dell'Angelo di Pertosa (nel Salernitano):
"Uno speciale dedicato alla quattordicesima edizione di Negro 2009 sarà in onda martedì 8 e mercoledì 9 settembre sulle frequenze di Radio Popolare Network. Al festival di musica e cultura etnica appena conclusosi alle Grotte dell’Angelo a Pertosa, in provincia di Salerno, saranno interamente dedicate due puntate del programma Festival Estate 2009 a cura di Claudio Agostoni, in onda, dalle 21 alle 22.30. Trasmesse in tutta Europa, grazie all’irradiazione satellitare del segnale digitale (Eutelsat Hot Bird 4, a 13° Est, sulla frequenza 12.111 MHz), oltre che ascoltabili sulle frequenze tradizionali del network oppure in streaming direttamente dal sito www.radiopopolare.it, le puntate monografiche proporranno, complessivamente, tre ore di musica, interviste e approfondimenti sulla manifestazione che da quattordici anni si svolge nella suggestiva località del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, a pochi metri dal fiume, il Negro appunto, che le presta il nome".
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(Nelle due foto, di Mario Laporta, Roy Paci e Peppe Barra durante le loro trascinanti esibizioni)

PARLA JOHN TURTURRO: THE DIRECTOR'S CUT

Di Diego Del Pozzo

Potrebbe rivelarsi per la canzone napoletana ciò che il wendersiano Buena Vista Social Club è stato per la musica tradizionale cubana. Si tratta di Passione, il film che John Turturro dirigerà e interpreterà a Napoli e dintorni a partire da oggi, nell’ambito della Piedigrotta 2009. Per ora, il progetto cinematografico s’intitola ancora Neapolitan Songs, proprio come le canzoni napoletane sulle cui tracce Turturro si metterà nei prossimi giorni, alla ricerca dell’essenza stessa di un luogo, della sua cultura e, magari, della sua anima. Nato a Brooklyn, amico e compagno di lavoro di cineasti come Martin Scorsese, Spike Lee, Joel ed Ethan Coen, Woody Allen, l’attore e regista italo-americano è a Napoli per “un viaggio nel cuore di una città – spiega – estremamente complessa e, dunque, impossibile da raccontare nella sua totalità”. Neapolitan Songs – Passione nasce da un’idea di Carlo Macchitella. Turturro, che ne è regista e interprete, lo ha scritto assieme al giornalista e critico musicale Federico Vacalebre. La produzione è della Skydancers di Giorgio Magliulo e della Squeezed Heart, in collaborazione con Madeleine, Cinecittà Luce (che lo distribuirà), Rai Cinema e Regione Campania. La Film Commission regionale ha assicurato il sostegno nell’individuazione delle location, mentre l’Ente Provinciale per il Turismo di Napoli ha dato il proprio supporto inserendo il film tra gli eventi di punta della Piedigrotta 2009. I primi ciak sono previsti per oggi a Procida, con le riprese che andranno avanti fino al 23 settembre, intrecciandosi fino a domenica con le celebrazioni della tradizionale festa napoletana, inaugurata giovedì scorso dallo stesso Turturro con l’apertura della mostra sul futurismo a Palazzo Reale.
Ma che film uscirà fuori, chiediamo a John Turturro, dal suo viaggio nel cuore di Napoli?
Ancora non lo so con precisione, poiché mi sono riproposto di scoprirlo giorno per giorno, anche durante le riprese. So, invece, la domanda che mi sono posto, quando è nata l’idea del film: Com’è possibile che in un’unica città ci sia sempre stata così tanta musica?”.
E, allora, com’è possibile?
Esistono città speciali, in tutto il mondo, che hanno con la musica un rapporto unico e viscerale: e penso, per esempio, a Rio de Janeiro, Nashville, New Orleans. Napoli è una di loro. In Italia, anzi, è la capitale musicale, quella che ha prodotto le canzoni più conosciute e amate nel mondo. Nel film cercheremo di ricostruire la storia di questo rapporto inscindibile tra la città e le sue canzoni, partendo dai canti delle lavandaie del Tredicesimo secolo per giungere a classici moderni come Carmela di Sergio Bruni e Salvatore Palomba e Napule è di Pino Daniele. Come in Buena Vista Social Club, proveremo a far emergere il contesto culturale nel quale sono nate, nei secoli, le canzoni”.
Come sarà strutturato il film?
Non faremo un’enciclopedia della canzone napoletana, ma un documentario musicale per divertire gli spettatori e fargli capire quanto questa musica sia ancora viva. Per fare ciò, attraverseremo la città e sentiremo la gente comune, per strada; intervisteremo, però, anche tanti artisti contemporanei, rappresentanti istituzionali, dirigenti culturali, storici discografici. E integreremo il tutto con immagini rare scovate nei principali archivi italiani e internazionali: in tal modo, rivivranno sullo schermo Enrico Caruso, Sergio Bruni, Roberto Murolo, Domenico Modugno, ma anche Ray Charles, Elvis Presley, Frank Sinatra, sia con le loro parole che, soprattutto, con le loro indimenticabili interpretazioni”.
Quali artisti di oggi saranno presenti nel film?
In apertura si sentirà la voce di Mina cantare Carmela, mentre nel corso del documentario si esibiranno Massimo Ranieri, Lina Sastri, Peppe Barra, Angela Luce, Fausto Cigliano, Raiz, gli Avion Travel, Lucio Dalla, Pino Daniele solo in voce, ma anche Fiorello con una speciale versione di Caravan petrol di Renato Carosone. Tra tante canzoni è stato davvero duro decidere quali utilizzare e quali no. Basti pensare che sono oltre due anni che io ascolto quasi soltanto canzoni napoletane. Ne avrò ascoltato più di tremila, continuamente; tanto che i miei familiari, a un certo punto, mi hanno implorato di smetterla”.
C’è qualche luogo speciale, che si vedrà nel film?
Credo che gli appassionati troveranno molto emozionanti le immagini che gireremo negli archivi storici della Phonotype Record dei fratelli Esposito, la prima casa discografica italiana, fondata addirittura nel 1901”.
Lei è di origini siciliane. E, ieri, la Mostra di Venezia è stata inaugurata da “Baarìa” di Giuseppe Tornatore.
Non l’ho ancora visto, ma mi incuriosisce in quanto grande affresco di storia siciliana. E poi, napoletani e siciliani possono considerarsi praticamente cugini”.
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Nota: Ho realizzato questa intervista il 3 settembre a Napoli, in occasione della presentazione della Piedigrotta 2009. In altra forma, il resoconto della chiacchierata con Turturro è stato pubblicato dal quotidiano Il Mattino del 4 settembre.

domenica 6 settembre 2009

LIBRI: UN BEL REPORTAGE SU CHI VIVE A CREDITO

Di Diego Del Pozzo

Comprare al tempo della crisi, pur senza averne la possibilità, per sentirsi meglio rischiando costantemente il peggio: è un comportamento individuabile ovunque, ma con specificità nostrane tutte da indagare. E questa voglia d’indagine, sempre più necessaria in un’Italia costantemente impegnata a soddisfare desideri indotti, è ciò che caratterizza La tua vita in 30 comode rate. Viaggio nell’Italia che vive a credito di Gianluigi Ricuperati (Laterza, 136 pagine, 10 euro).
L’autore, poco più che trentenne, fotografa in modo amaro e, al tempo stesso, lucido il profilo di un Paese che continua a vivere come se la “bolla creditizia” americana e occidentale non fosse mai esplosa e nessuno fosse ancora stato investito dalle schegge impazzite di tale esplosione. La sua attenzione si concentra su un microcosmo compatto come il quartiere Crocetta di Torino: il cosiddetto “salotto” della città sabauda, utilizzato da Ricuperati, però, quale luogo simbolico “intercambiabile, asportabile e impiantabile dovunque” in Italia.
Nel suo reportage, l’autore si trova faccia a faccia col dolore fisico di persone che “saldano un conto in rosso e ne aprono subito uno nuovo”, uomini e donne che “non sanno e non vogliono rinunciare all’illusione del lusso e si offrono in pasto alla complessa divinità del denaro fantasma”: storie quotidiane di debitori e, conseguentemente, creditori, perché ovunque vi sia qualcuno che ha bisogno di soldi per soddisfare bisogni vi è, allo stesso tempo, qualcun altro che quei soldi li presta, li vende proprio come si fa con qualsiasi altra merce. “Il centro di questo libro – scrive Ricuperati – è il credito, e in particolare il credito al consumo: la pratica, ormai comune per le nostre banche e finanziarie, di prestare soldi allo scopo esclusivo di acquistare beni poco durevoli. (…) E’ il denaro che gli italiani hanno cominciato a noleggiare furiosamente – con tassi di crescita, per gli istituti e le finanziarie che li hanno finanziati, del 300 per cento, di anno in anno, in tutti i settori che, in questo particolare mercato, includono elettrodomestici, vacanze, eventi speciali, bisogni speciali. Gli eventi speciali sono i matrimoni. I bisogni speciali sono l’improvvisa necessità di cinque, dieci, quindicimila euro. Ma non sono affatto speciali. Sono regolari”. Conseguenza di tali bisogni e dei debiti necessari per soddisfarli sono autentici drammi familiari, rapporti interpersonali andati in frantumi e persino tragici suicidi. L’altra faccia della medaglia, poi, è rappresentata da coloro che i soldi li prestano e che sul credito guadagnano (legalmente) e prosperano: “squali” a volte in conflitto con la propria coscienza o cinici personaggi che detestano sinceramente chi non sa smettere di spendere, magari soltanto per sentirsi ancora vivo.
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Nota: Questa recensione è stata pubblicata sul quotidiano Il Mattino di venerdì 7 agosto.

sabato 5 settembre 2009

LA PIEDIGROTTA DI GERALDINE CHAPLIN

Di Diego Del Pozzo


Ci voleva la festa di Piedigrotta per far sì che Geraldine Chaplin potesse visitare Napoli in compagnia del suo famosissimo papà, seppur presente solo in spirito grazie al carro allegorico intitolato come il suo capolavoro cinematografico, Tempi moderni. Sì, perché oggi pomeriggio la figlia del grande Charles Chaplin, madrina di Piedigrotta 2009, sfilerà sul carro che rievoca il film del 1936, con le sue ruote e gli ingranaggi mangia-uomini. “Per me – racconta Geraldine – sarà un’emozione fortissima, perché a Napoli sono stata diverse volte, ma mai in compagnia di papà. Così, oggi, finalmente, sarà come passeggiare insieme attraverso questa città che lui amava”.
E, dal racconto di Geraldine Chaplin, questo amore emerge in modo chiaro: “Per lui, Napoli era il cuore stesso dell’Italia, una nazione che gli piaceva tanto. Ogni volta che parlava di Napoli in famiglia, era solito toccarsi in petto e mimare un’espressione di commozione: e questo suo gesto, negli anni, era diventato per noi un vero e proprio tormentone. Papà è stato in città diverse volte, prima di conoscere mia madre, con la quale poi era solito andare a Capri. E, per il trasporto col quale parlava di Napoli, noi iniziammo addirittura a pensare che vi avesse lasciato un amore segreto”. Di Partenope, Chaplin amava le canzoni, “cuore” senza tempo della festa di Piedigrotta, ma pure autentici simboli artistici come Totò: “Papà lo ammirava molto – ricorda Geraldinee, anzi, a volte ho avuto l’impressione che fosse persino un po’ geloso della sua bravura. D’altro canto, poi, anche Totò nutriva una grande ammirazione nei confronti di Charlot”. E c’è un’altra napoletana illustre che Geraldine Chaplin ricorda con affetto: Sophia Loren, che il padre scelse come protagonista femminile dell’ultimo film da lui diretto nel 1966, La contessa di Hong Kong. “Papà era pazzo di lei – spiega – mentre non riusciva proprio ad andare d’accordo col protagonista maschile, Marlon Brando. Sophia, d’altra parte, è una persona splendida, della quale anche io sono diventata amica: e a Ginevra c’incontravamo spesso”.
Ma cosa rappresenta, invece, Napoli per Geraldine Chaplin? “Un colpo di fulmine senza fine. Ogni volta che la visito, ne resto letteralmente intossicata, in senso positivo. E’ un luogo che non può essere descritto compiutamente, perché quando poi lo visiti capisci che è un’altra cosa rispetto a qualsiasi racconto. In passato ci sono stata tre volte e la considero una città viva: terribile e magnifica, come tutte le città vive dovrebbero essere”. L’esperienza come madrina della Piedigrotta la incuriosisce molto: “Non so davvero cosa aspettarmi. Penso, però, che questa festa potrà farmi tornare ad ascoltare canzoni con regolarità, dato che da qualche anno ho smesso di sentire musica perché mi procurava emozioni troppo forti. Infatti, durante la Piedigrotta spero proprio di non piangere”. Prima della sfilata prevista per le ore 19, Geraldine Chaplin incontrerà a Palazzo Reale gli artigiani che hanno costruito i vari carri allegorici. Mentre la sua giornata si aprirà, in mattinata, con una visita al museo di Capodimonte, dove il soprintendente Nicola Spinosa, nel suo ultimo giorno in carica, la accoglierà e le farà da “cicerone”.
Ieri pomeriggio, invece, l’attrice ha incontrato il governatore campano Antonio Bassolino, che l’ha premiata con una scultura di Lello Esposito dedicata alla Piedigrotta. Lei, a sua volta, ha omaggiato Bassolino con una mattonella originale della celebre “walk of fame” di Hollywood, con tanto di stella e nome (mentre le impronte dovrà apporle, naturalmente, il diretto interessato). Dopo la Piedigrotta, Geraldine Chaplin tornerà sul set del nuovo film di Roland Joffé, There Be Dragons, sulla storia di Josemaría Escrivá de Balaguer, il fondatore dell’Opus Dei: “Stiamo girando in Argentina e Spagna e io interpreto una strana cuoca-zingara, molto misteriosa, che ha una grande influenza su Escrivà da bambino”.